Intervista agli autori de “Il Candidato”

Intervista agli autori de “Il Candidato”

Terza tappa nel mondo delle web serie italiane. Dopo la chiacchierata con gli autori del Terzo Segreto di Satira e l’intervista a Luca Vecchi sul fan movie “Dylan Dog Vittima degli eventi”, oggi vi presentiamo domande e risposte agli autori della fiction “Il candidato”, la cui prima stagione è andata in onda su Rai3 ed è visualizzabile interamente sul sito dedicato. Scritta dagli autori de La Buoncostume e diretta dal regista Ludovico Bessegato, la serie ha per protagonista un ex postino di provincia (Piero Zucca, interpretato da Filippo Timi), totalmente impreparato dal punto di vista culturale e politico e proprio per questa ragione candidato da un partito politico alla presidenza del Consiglio.

 

Il 23 settembre 2014 è stata trasmessa su Rai3 la prima puntata de “Il candidato”. Il giorno dopo era online sul sito di Ballarò. Possiamo dire che si tratta di un format a metà tra la serie tv e la web serie?

[Ludovico Bessegato]: Direi di sì! Anche se ormai da anni tutte le serie tv sono visualizzabili il giorno dopo, legalmente o illegalmente. La nostra, per via della sua durata, si presterebbe più di altre alla diffusione web. Le difficoltà tecniche del portale rai.tv stanno rendendo però un po’ difficile la viralizzazione della serie su internet.

“Il candidato” è ispirato al soggetto di un format televisivo francese (“Hénaut Président“). Da cosa siete partiti per adattare la storia per un pubblico italiano?

[Ludovico Bessegato]: Quando ho scoperto il format la mia idea era quella di conservare il più possibile le sceneggiature originali, anche per ridurre il lavoro. Quando ho contattato i fidati autori della Buoncostume, con cui avevamo già sviluppato Kubrick – Una Storia Porno, il mandato originale era quindi solo quello di adattare i dialoghi. Ci siamo accorti presto che però era necessario dare ai personaggi delle caratteristiche più specifiche. Nella serie francese I membri del team ad esempio erano sostanzialmente interscambiabili. Abbiamo quindi cambiato profondamente i profili dei personaggi.
La Buoncostume ha poi lanciato l’allarme plot: gli episodi francesi non “chiudevano” quasi mai. Tendevano a concludere gli episodi in levare, senza ribaltamenti e svolte di trama. Da quel momento si è capito che dovevamo operare una vera e propria riscrittura degli episodi, che in molti casi ci ha portato a concepire dei soggetti totalmente originali.

Dal momento in cui avete cominciato a lavorare al soggetto de “Il candidato” alle prove sul set, quanto tempo avete impiegato nel lavoro di scrittura? E in quali fasi si è svolto?

[La Buoncostume]:  Tutto è cominciato con la scelta dei due episodi francesi da adattare per i due episodi pilota italiani. Insieme a Ludovico abbiamo scelto due episodi molto diversi, uno d’azione e più intrinsecamente comico, “La Cipria”, e uno di ragionamento e di spinning, “La foto compromettente”. Questi due episodi erano ancora molto legati agli originali francesi, ma scrivendoli ci siamo resi conto che nel processo di adattamento potevamo prenderci una serie di libertà molto prolifiche. Aggiungendo tensione e più svolte narrative le storie diventavano più ricche, più interessanti e complete. Così abbiamo progressivamente iniziato a metterci del nostro, e il risultato finale sembra premiare questa scelta. I restanti diciotto episodi sono stati scritti tra l’autunno del 2013 e l’inverno del 2014. Le fasi principali sono: la stesura del plot, ovvero di una trama dettagliata, che viene condivisa con Ludovico che ci dà spunti, correzioni, aggiunte. Poi si va in scrittura, la sceneggiatura viene condivisa ancora una volta con Ludovico e il suo team di editor che ci fanno una serie di note (se va bene!). Questo ciclo può ripetersi anche due o più volte, fino a quando il prodotto non è soddisfacente. L’ultima limatura l’abbiamo data tutti e cinque la notte prima dell’inizio delle riprese!

Parlando del processo creativo in un gruppo di sceneggiatori: chi ha l’ultima parola sulle scelte narrative? E come si decide quali idee tenere e quali scartare?

[La Buoncostume]: Alla Buoncostume siamo in 4, e quindi possiamo permetterci di essere una democrazia: nessuno ha l’ultima parola. Se un’idea non ci convince ne parliamo (e molto), e parlando proviamo a raggiungere un accordo. Se non si raggiunge l’accordo, si vota. Se l’esito è due contro due, si ricomincia a parlare. Se è tre contro uno, la maggioranza vince, e si procede. Per le questioni davvero importanti è richiesta l’unanimità (più o meno), in base alla regola che se un’idea piace a tutti e quattro probabilmente sarà una buona idea.
- Quanto è importante conoscere il budget della produzione, prima di mettersi al lavoro?
Molto importante. In primo luogo, per sapere che tipo di storia si può raccontare, con quale respiro, quante esterne usare, e così via. In secondo luogo per contrattare il proprio cachet :)!

Ludovico, ci racconti qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare regista di serie tv?

[Ludovico Bessegato]: È un percorso tortuoso! Sono laureato in storia e diplomato in regia alla Civica di Milano. Ho fatto la solita gavetta fatta di corti, spot e riprese di spettacoli teatrali, ma dopo un po’ ho capito che non andavo da nessuna parte. Ho approfittato di un buon contatto in Magnolia Fiction per stalkerare il produttore e costringerlo a darmi una possibilità a Roma. Lui mi ha preso come volontario per tre mesi. Stavo in ufficio a leggere sceneggiature di serie tv per la Rai. Dicevo cosa ne pensavo. Quasi sempre erano cazzate. Allora ho iniziato ad ascoltare cosa dicevano gli editor veri. Ho corretto un po’ il tiro e mi sono guadagnato un contrattino da lettore di qualche mese.
Poi una prima botta di culo. Era il 2010 e stavano per partire le riprese di una serie molto ambiziosa: Il segreto dell’acqua, un poliziesco in 6 serate con Riccardo Scamarcio e la sceneggiatura di Umberto Contarello, che poi è lo sceneggiatore con cui Sorrentino ha scritto i suoi due ultimi film.
La concomitante partenza di altri progetti e un po’ circostanze fortuite mi hanno fatto promuovere a editor capo della serie. Non ero quasi mai stato su un set in vita mia e mi sono trovato catapultato su una serie da milioni di euro, tutta girata tra il deserto tunisino e la Sicilia, con questioni di sceneggiatura molto complesse, da risolvere in corsa. Bisognava tagliare il 20% delle pagine per non sforare sul bugdet, mediare con la Rai, con gli sceneggiatori, con il regista. Io avevo 26 anni e mi sono trovato in mezzo a tutto questo, senza essere minimamente preparato. Sono le classiche situazioni in cui rischi di bruciarti ma, se riesci a uscirne vivo, ti formi una corazza e un bagaglio di esperienza pazzeschi.
Ho fatto tanti errori ovviamente. Ma qualche mese dopo sono stato promosso a direttore editoriale di Magnolia Fiction.
Avere un ruolo decisionale importante e continuare a fare le cose come si erano sempre fatte mi sembrava stupido e poco lungimirante. E così a primi albori del fenomeno web serie (era uscita solo Freaks!), ho proposto al mio produttore Rosario Rinaldo, di investire qualche risorsa nello sviluppo di progetti sperimentali per il web. Lui si è fatto convincere e mi ha messo a disposizione un bugdet.
E siamo quasi arrivati alla risposta. Ero convinto che raccontare il mondo della pornografia con uno sguardo leggero potesse essere un’idea vincente. Solo che non riuscivo a trovare degli autori all’altezza del compito. Quando ho visto su youtube un video degli sceneggiatori de La Buoncostume, li ho contattati e nel giro di qualche mese è nato Kubrick.
Inizialmente ho offerto la regia e la realizzazione ai ragazzi di Freaks. Ma dopo un iniziale interesse hanno gentilmente declinato l’offerta. A quel punto ho pensato che in fondo fino a due anni prima facevo il regista e che quindi almeno il pilota avrei potuto dirigerlo io.
Kubrick ha avuto successo e in qualche modo ha convinto me stesso e altri delle mie abilità come regista di commedia.
E così da allora alterno la mia carriera di direttore editoriale a quella di regista e producer. Non è sempre facile tenerle insieme ma non credo che riuscirei a fare uno solo dei due lavori.

In molti oggi parlano delle serie tv americane come la frontiera più interessante di narrazione popolare. In Italia siamo ancora molto indietro o qualcosa sta cominciando a cambiare?

[Ludovico Bessegato]: Beh, fino a 10 anni fa gli aspiranti registi giravano cortometraggi pretenziosi, a bassa densità narrativa, che ammiccavano più o meno consapevolmente al cinema d’autore.
Il grande decennio della serialità americana ha spostato il paradigma dei giovani filmmaker italiani, che non a caso oggi fanno le web serie e non più i corti in bianco e nero sui bambini ciechi.
La serialità americana ha ridato dignità al genere, al plot forte, all’azione e ad altri mondi.
Qualcosa sta cambiando eccome.

A chi bisogna rivolgersi quando si ha un soggetto da proporre?

[La Buoncostume]: In tutta sincerità, non crediamo di avere ancora l’esperienza per rispondere a una domanda del genere. Forse ci si deve rivolgere a un attore, che con la sua notorietà faccia da catalizzatore per tutte le altre figure necessarie a far partire un progetto. Forse ci si deve rivolgere a un regista, che poi sappia interloquire con attori e produzione. Forse ci si deve rivolgere a un produttore per parlare subito del non secondario aspetto economico. Forse se si ha un soggetto lo si deve sceneggiare, girare, post-produrre e distribuire su Youtube e incominciare a domandarsi quante visualizzazioni ha fatto e risvegliarsi a quarant’anni con due figli, una station wagon e un lavoro di social media manager.

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Rubrica: Il mondo delle web serie, Top post

  • Scritto da:

  • Niccolo de Mojana
  • Web editor e community manager in campo editoriale, scrive per diverse riviste online e legge moltissimi fumetti.


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