La donna d’altri: ovvero autoerotismo, istruzioni per l’uso

La donna d’altri: ovvero autoerotismo, istruzioni per l’uso Illustrazione: Gaia Nasi

Vuoi scrivere una scena di autoerotismo? Prenditi i tuoi tempi

Tutti lo facciamo. Più o meno. Ma non tutti e non sempre, magari, capiamo il perché. Dico bene, dico fino in fondo, dico di capire gli aspetti che stanno alla base del nostro autoerotismo.

La prima scena del primo capitolo dove compare il primo personaggio scomodo di La donna d’altri, capolavoro datato 1981 dove Gay Talese evidenzia un legame tra le abitudini sessuali e la Storia d’America, sì che lo sa. Sa che cosa attira molti di noi (ma non tutti e non sempre, magari) verso la masturbazione. E ce lo fa capire con una scena che ha per protagonista un tale Harold Rubin.

Harold è un masturbatore seriale colto nell’atto di dedicarsi alla ben nota pratica. Da artista provetto qual è conosce molto bene i ferri del mestiere e Gay Talese, che ne descrive le gesta, pure: accanto ad Harold non possono infatti mancare una bottiglietta di lozione per le mani Italian Balm, una scatola di Kleenex e – dettaglio da navigato professionista – un leggio su cui collocare una rivista ad alto tasso di erotismo.

Ma se Harold Rubin andasse troppo veloce non ci sarebbe mica gusto. Talese lo sa bene e conferma un trucco importante per chiunque vorrebbe scrivere una scena di autoerotismo: prenditi i tuoi tempi. Tradotta in termini spicci, significa che Rubin non potrà fare tutto e subito, del resto le pagine della sua rivista ad alto tasso di erotismo gli offrono l’imbarazzo della scelta:

52 pagine che ospitavano 39 nudi di 11 diverse donne, un afrodisiaco visivo di bionde e brune, stimolanti aperitivi prima del piatto forte

Dunque Harold va avanti a sfogliare (ma piano: molto piano) le fatidiche cinquantadue pagine senza tuttavia atterrare sulla foto che gli piace di più; si esercita insomma a passare oltre, è un masturbatore zen come tanti di noi (ma non tutti e non sempre: cielo, no) che vuole “resistere alla tentazione” e intanto lascia scorrere tutte le ragazze. Per carità… sono belle, sì, ma tutte fatalmente prive di quel certo non so che:

  • il fotografo l’aveva ripresa contro il ramo ruvido di un albero, una posizione scomoda
    [pagina 4 della rivista]
  • aveva un bel seno, ma un espressione insipida
    [pagina 6 della rivista]
  • ragazza messicana dall’aria imbronciata
    [pagina 27 della rivista]

Dopodiché finalmente arriva il momento clou dove Harold apre la pagina galeotta in cui Diane Webber lo aspetta ammiccante su una leggendaria duna di sabbia. Tre sono i fattori che faranno decollare la nostra scena e noi stiamo andando a curiosarci dentro:

  1. Il perché
  2. Il mix
  3. Il volume

1 Il fatidico perché: la chiave per scrivere una scena di autoerotismo

È tutto merito di una snella biondina: è lei che eccita Harold e lo catalizza sulla fatidica pagina 19. E come mai ci va? Gay Talese forse non indaga troppo intorno a questa domanda (Anaïs Nin e Clive Barker hanno saputo fare di meglio) ma almeno si pone il problema: perché Diane Webber piace così tanto al signorino Rubin? Ecco spiegato il perché, in una serie di passaggi che sono pur sempre una rispettabile escalation di brucianti verità:

  1. Perché altre immagini non hanno lo stesso “alone di mistero”
  2. Perché le sue foto sono immagini rarissime
  3. Perché gli basta “un secondo per localizzare ciascuna di esse tra le 200 riviste che conservava”
  4. Perché ricorda “persino quando aveva visto le immagini per la prima volta”
  5. Perché è “in grado di ricostruire dove e in che periodo aveva acquistato le riviste” con le foto di lei
  6. Perché ogni singola posa di Diane è collegata a “un momento particolare” della vita di Harold
  7. Perché Diane è “parte di lui”

È questo che lo fa godere.
Diane Webber non è soltanto bella. Diane Webber è dentro Harold: è Harold, in qualche modo. Ecco perché gli piace così tanto. Talese scrive che tramite lei il nostro Rubin “era entrato maggiormente in contatto con se stesso da molti punti di vista, non soltanto con quegli atti che i moralisti vittoriani definivano di autoabuso, bensì mediante l’autoaccettazione e la comprensione del carattere perfettamente naturale dei suoi desideri, dell’affermazione del suo diritto a idealizzare una donna”.

Questa è la chiave.

C’è gente che passa tutta una vita a farsi psicanalizzare e non arriva a dirsi queste verità. Ma se tutto restasse così noi staremmo soltanto leggendo le imprese di un teenager americano che fa mezzofondo con il suo migliore amico. Gay Talese invece prova a farci capire anche perché lo fa.

2 Il mix di fantasia e realtà: un’ottima meta se vuoi scrivere una scena di autoerotismo

La scena di autoerotismo che apre La donna d’altri funziona perché non si limita a indugiare sull’erotomane Harold Rubin e le sue (quanto trascurabili?) gesta…

  • Si versa un po’ di lozione sui palmi delle mani
  • Si sfiora pene e testicoli
  • Si lascia ricadere all’indietro
  • Continua a massaggiarsi su e giù, su e giù, avanti e indietro

… infatti le fa entrare in collisione diretta con la realtà. Se Harold osservasse Diane e basta sarebbe un banale voyeur. Invece ecco il colpo di reni: lui si vede “avvicinarsi e piegarsi sopra di lei, e penetrarla con decisione da dietro” senza che lei protesti in alcun modo. Rubin e la Webber funzionano, insieme, perché tendono a una meta e la meta si chiama realtà. È questo che fa la differenza. Per Harold, Diane è davvero lì con lui. Talese ce lo conferma chiamando (furbescamente, e cioè saggiamente) a raccolta i cinque sensi:

  • Harold sente le natiche di Diane battere in risposta contro le sue cosce
  • Harold ascolta i sospiri di piacere nonché le grida acute della ragazza, ma soprattutto…
  • Harold avverte la mano di lei che si protende all’indietro per afferrargli i testicoli, proprio come amava che fossero tenuti

Lei è lì con lui. Non è un sogno. Ma per citare Bolaño: e poi che è successo? Scopriamolo insieme.

3 Scrivere una scena di autoerotismo “che funziona” significa poter dare volume alla trama

Talese è abile anche nel finale, dove non banalizza l’importanza dei gesti di Harold e anzi li inserisce in un contesto di crescita, di progressione e di (direbbe qualche editor) sviluppo della trama.

Le ultime gesta di Harold Rubin allargano l’arco narrativo della Donna d’altri: per prima cosa Talese sottolinea la noncuranza del ragazzo intento a gettare i Kleenex usati “nel cestino, senza preoccuparsi del fatto che sua madre potesse capire di che si trattava”. Ma tutto questo per un altro motivo ben più cruciale, capace di aumentare ancora di più il volume nella trama del libro: infatti mancano poche settimane e poi Harold entrerà in aviazione. E non è tutto. Ecco – allo stesso modo in cui le sue fantasie sono diventate realtà facendo il record olimpionico dei Kleenex – il collegamento tra la scelta di vita e quell’oscuro oggetto del desiderio chiamato Diane Webber…

Con un po’ di fortuna, si disse, chissà che l’aviazione non lo spedisse in una base della California meridionale. E allora, in qualche modo, magari, sarebbe riuscito a trovarla

… perché la fortuna, assicurano gli esperti, aiuta gli audaci.

Il libro di oggi

  • Autore: Gay Talese
  • Libro: La donna d’altri
  • Dove nel libro: Pagine 22-26 (edizione cartacea)
  • Segni particolari: mooooolti Kleenex
  • Trucco: Fantasia può far rima con Realtà
  • Se ti piace Gay Talese e mastichi l’inglese: qui un’intervista dove parla anche della ”sua” Calabria

Parole chiave:

Rubrica: Love Parade, Top post

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