Intervista a Il Terzo Segreto di Satira

Intervista a Il Terzo Segreto di Satira

Mentre da un lato la crisi (creativa, economica, culturale) del cinema italiano sembra aggravarsi senza rimedio e dall’altro la televisione vive per riflesso un momento di inattesa rinascita grazie all’importazione delle più interessanti serie prodotte all’estero, una nuova generazione di autori si sta dimostrando capace di approfittare delle occasioni offerte dalla rete per scrivere e raccontare storie a un pubblico ampio e variegato.

Sono gli artefici delle più seguite web serie del momento, capaci – nonostante l’impossibilità di ricevere compensi dal pubblico di Youtube – di farsi largo tra i gattini e i meme che affollano la rete e di guadagnarsi un posto di tutto rispetto nel panorama della fiction d’intrattenimento. Parliamo di premiate ditte come The Pills, La Buoncostume, Il Terzo Segreto di Satira, Maccio Capatonda, The Jackal e altri ancora, balzati agli onori delle cronache grazie al successo dei loro video virali, tanto da essere arruolati dai canali generalisti di Mediaset, RAI e La7, o addirittura in grado di trovare i finanziamenti per approdare al mondo del cinema.

Su Scrivo.me inizia oggi una nuova rubrica dedicata a questo mondo in movimento, per scoprire come evolve il lavoro di chi racconta storie, per conoscere da vicino i protagonisti di questa piccola ma significativa rivoluzione mediatica, per raccontare una dimensione narrativa inedita, nella quale la creatività va alla scoperta di nuovi linguaggi, di un nuovo modello di racconto, di nuove modalità di produzione e fruizione. Perché anche nel caso delle web serie, così come di qualunque romanzo, film o serie televisiva, all’origine c’è sempre un’idea e l’abilità dell’autore di metterla nero su bianco.

Il primo gruppo di autori di cui vi presentiamo l’intervista collettiva risponde al nome de Il Terzo Segreto di Satira: cinque amici che, come dicono di se stessi, “passano metà del loro tempo a mettersi d’accordo. Quello che rimane lo impiegano per scrivere, girare, montare e irridere quello che gli passa per la testa”. I loro nomi: Pietro Belfiore, Davide Rossi, Davide Bonacina, Andrea Fadenti e Andrea Mazzarella.

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Quando e come è nato il Terzo Segreto di Satira? 

(Andrea Fadenti) – Noi cinque ci siamo conosciuti alle Scuole Civiche di Cinema, Tv e Nuovi Media di Milano nel novembre del 2008, dove abbiamo frequentato per due anni corsi di sceneggiatura/regia/ripresa e montaggio. Durante il periodo di studi, oltre ad avere imparato le basi del mestiere e ad avere costruito un’amicizia che sopravvive tutt’ora ai numerosi “litigi” lavorativi, abbiamo anche sviluppato una sorta di idea comune/visione delle “cose” che volevamo in qualche modo esplicitare attraverso il meccanismo comico, che rispetto ai restanti della Scuola, era quello su cui ci interessava lavorare maggiormente. Di pari passo c’era (e c’è ancora oggi) anche una forte passione per la politica che oltre a farci discutere più o meno animatamente ha fatto si che mettessimo quelle idee e quei punti di vista in quelli che poi sarebbero diventati i video sul nostro canale. Una volta diplomati, ci siamo così trovati come tanti nostri coetanei a doverci barcamenare tra i più svariati e precari lavori a l’interno del mondo dell’audio/video. Siamo arriva così al febbraio del 2011, dove, complice la frustrazione lavorativa e la voglia di creare dei prodotti propri, la crescente importanza di youtube in quanto divulgazione di contenuti video, e l’infelice situazione politica, abbiamo deciso di creare Il Terzo Segreto di Satira, un gruppo di cialtroni per cialtroni.

Come avviene il processo creativo in un gruppo di sceneggiatori? Chi ha l’ultima parola sulle scelte narrative? E come si decide quali idee tenere e quali scartare?

(Davide Bonacina) – Il processo creativo è vario e articolato, nel senso che può partire da tutto e da niente: una notizia di giornale, un fatto realmente accaduto o semplicemente un brevissimo spunto comico senza ne capo ne coda che in quel momento ci fa ridere. In sostanza noi 5 passiamo molto tempo assieme (prima in casa di ognuno di noi a rotazione e da un paio di anni in un piccolo ufficio in zona Chinatown a Milano), discutiamo animatamente di svariate cose come politica, calcio, comicità, attualità, cinema, etc… e qualsiasi altra cosa sia degna di attenzione secondo le nostre teste. Da lì, quando arriva quella che può sembrare una buona idea ci mettiamo al lavoro e cerchiamo di capire se lo spunto comico in questione può essere trasformato in un video che abbia un senso sia dal punto di vista comico, della durata e anche dei contenuti che vogliamo raccontare.

(Davide Rossi) - Il nostro modo di lavorare è abbastanza atipico nel senso che non c’è “il capo” o chi ha l’ultima parola. Collegandomi a quello che diceva precedentemente Davide, Il processo creativo viene portato avanti nella sua interezza da cinque teste diverse che hanno ognuno lo stesso potere decisionale. Il più delle volte, quando un’idea ci convince molto, ci convince tutti e cinque da subito e in quel caso il problema è risolto. Ci sono anche momenti (molti) in cui non riusciamo magari ad arrivare ad un punto d’incontro su come sviluppare uno sketch, su quale battuta tagliare o sul senso del finale, e allora, dopo averne discusso per bene, andiamo di votazioni ed essendo dispari e prima o poi sia arriva ad una conclusione condivisa da tutti. Diciamo che quando c’è qualcosa che proprio non convince totalmente qualcuno di noi cinque, prima di metterci a votare cerchiamo di capire per l’ennesima volta il punto di vista in questione per verificare se per caso ci siamo fatti sfuggire qualcosa. Probabilmente è un processo creativo lungo, ma fino ad ora ha funzionato.

Quanto è importante conoscere il budget della produzione, prima di mettersi al lavoro?

(Pietro Belfiore) – Conoscere il budget per noi che abbiamo auto prodotto la quasi totalità dei nostri video è fondamentale. Mentre pensiamo ad una idea, prima di farla diventare concreate e prima di affezionarci troppo, valutiamo se ci possiamo permettere a livello economico (nel senso che paghiamo noi) la produzione del video intesa come giorni di ripresa, location, attrezzatura per migliorare la qualità delle riprese e tutte quelle spese vive (vitto e alloggio se per caso decidiamo di girare fuori Milano, benzina, oggetti di scena, etc…) che dobbiamo sostenere. Di conseguenza scriviamo sempre video che possiamo produrre autonomamente, concedendoci di tanto in tanto qualche piccolo lusso. Il tutto è possibile anche grazie alla disponibilità degli attori che hanno sposato appieno il progetto e che partecipano gratuitamente alla realizzazione del video quando si tratta di autoproduzione.

(Andrea Mazzarella) - Anche quando si tratta di un video commissionato, quindi con un budget (piccolo) a disposizione, i ragionamenti sono sempre gli stessi, con la differenza che i soldi spesi non sono i nostri. Va da se che trattandosi di budget non milionari, dobbiamo sempre prestare attenzione a tutti quegli aspetti elencati precedentemente da Pietro. Anche in questi casi la creatività e la scrittura dipendono totalmente da quanto possiamo permetterci, anche perché sono le poche volte in cui riusciamo a pagare sia noi stessi sia gli attori che partecipano al video. L’aspetto più difficile è conciliare il nostro tempo, il tempo degli attori, le esigenze (tempistiche) di chi commissiona il video e la qualità che vogliamo mantenere video dopo video.

Quali sono le fasi principali di scrittura, dall’idea al lavoro sul set?

(Davide Rossi) -  Accennavo prima al nostro modo atipico di lavorare che non si limita alla creatività ma anche alle fasi successive. Per quanto riguarda la scrittura, dopo esserci confrontati sull’idea che il più delle volte è uno spunto, ci mettiamo a definire tutti gli sketch di riferimento e una volta che siamo convinti, ci mettiamo a lavorare di struttura. Decidiamo così una introduzione per fare capire agli spettatori di cosa si sta parlando in modo tale da poter proseguire poi con la parte “comica”. Da li ragioniamo sul finale e sul contro finale che solitamente è una beffa ai danni dei protagonisti del video. Il tutto tenendo ben presente che il nostro punto di vista (il messaggio che vogliamo dare) sia ben chiaro. Per quanto riguarda il lavoro sul set, prima, quando l’esperienza era pari a zero, tendevamo ad essere molto confusionari. Discutevamo di ogni inquadratura, della recitazione degli attori e anche in montaggio si poteva arrivare ad avere cinque idee di montaggio diverse. Ora con gli anni e l’esperienza acquisita abbiamo imparato a presentarci sul set con una idea comune o al limite qualche variante, nel senso che una scena la possiamo girare in due modi diversi e poi decidere in montaggio. Teniamo sempre sceneggiature non blindate nel senso che ci piace lasciare liberi gli attori di improvvisare e di mettere del loro nella battuta scritta precedentemente. Chiaramente prima di girare, noi cinque ci siamo confrontati su tutti gli aspetti in modo tale da perdere meno tempo sul set per mettere gli attori nella situazione ideale per potere lavorare.

(Andrea Fadenti) - Esserci confrontati su tutto in precedenza ci permette anche di seguire meglio le riprese considerando che sul set dobbiamo dividerci tutti i ruoli, dall’audio, la fotografia, chi sta in camera a guardare la ripresa, che fa l’edizione (il ciakkista) per evitare di perdere ore ed ore in montaggio. Poi in montaggio, alla fine siamo sempre e solo noi cinque e possiamo discutere fino a notte fonda fino a quando non arriviamo ad una quadra.

Chi sono i vostri autori di riferimento?

(Davide Bonacina) – Diciamo che la passione per Luttazzi, Bill Hicks e la stand up comedy americana e inglese, Corrado Guzzanti, Monty Python, Boris, Simpson, Griffin, South Park, Mai dire Goal, etc… è comune a tutti e cinque. Di pari passo cerchiamo di trovare spunti interessanti anche in tutto quello che di comico, passato e non, abbiamo visto e continuaimo a vedere. Italia o estero che sia.

(Pietro Belfiore) - Nell’ultimo periodo ci siamo accorti di avere soprattutto una forte passione per tutte quelle situazioni comiche involontarie che possono succedere nella vita di tutti i giorni, noi compresi.

In molti oggi parlano delle serie tv americane come la frontiera più interessante di narrazione popolare. In Italia siamo ancora molto indietro o qualcosa sta cominciando a cambiare?

(Andrea Mazzarella) - Le serie tv americane sono sicuramente una nuova frontiera e anche in Italia qualche cosa (con Sky) si sta muovendo in una direzione che fa ben sperare. Noi seguiamo molte serie tv e chiaramente se ti metti a fare il confronto, l’Italia adesso come adesso è indietro di 40 anni. Penso sia banalmente una questione di dimensioni di mercato e quantità di spettatori disposti a guardare un prodotto non canonico rispetto alla programmazione tradizionale.

(Andrea Fadenti) - Il rovescio della medaglia, ma si tratta di un “rischio”  che bisogna assolutamente correre, potrebbe essere quello di perdere una sorta di tipicità italiana (nel senso buono del termine) nel raccontare storie e personaggi, per avvicinarsi troppo e in toto al modello americano. La sfida penso sia coniugare la qualità dei prodotti statunitensi o esteri in generale (ci sono diverse serie inglesi e francesi molto interessanti) al proprio modo di narrazione che soprattutto in passato non era secondo a nessuno.

A chi bisogna rivolgersi quando si ha un soggetto da proporre?

(Pietro Belfiore) – Bella domanda. Nel senso che gli interlocutori fisicamente ci sono, ma il fatto che il tuo lavoro possa avere un interesse per queste persone dipende il più delle volte dal contesto storico che chiaramente si evolve senza chiedere il permesso. Per quanto riguarda il nostro lavoro, che è incentrato quasi esclusivamente sulla politica applicata alla vita di tutti i giorni, ci stiamo rendendo conto che il panorama televisivo è un po scarno. Fino a qualche anno fa i programmi comici che prevedevano sketch e contributi video erano molti di più, basti pensare al successo di Avanzi, Ciro, Mai di Goal, etc… Oggi come oggi, l’intrattenimento tv, oltre a Crozza e Guzzanti che giustamente sono campionati a parte, la comicità in tv è orientata ai programmi come Zelig, Colorado, Made in Sud, che prevedono carrellate di comici e personaggi che fanno tutto da soli, live, su di un palco. Noi ci buttiamo quindi nel panorama dei talk politici che sono gli unici a cui interessa il nostro lavoro. Detto ciò, rimane sempre il cinema o le tanto amate serie tv ma dobbiamo trovare un modo per convincere i produttori o le reti che i nostri video, pur affrontando la politica, possono essere in grado, almeno secondo il nostro punto di vista, di raccontare storie di persone. In generale, per dare un minimo di speranza a chi vuole fare questo mestiere, bisogna trovare un modo per fare vedere quello che si sa fare senza passare, almeno inizialmente, da reti o produttori. Internet per cui è il posto migliore dove iniziare. La speranza, anche la nostra è sempre stata quella. Costruirsi quella credibilità di base che ti può permettere in futuro di giocare in serie A. Per quello che abbiamo capito noi, ad oggi, passare in tv o al cinema, non significa più essere arrivati o avere svoltato perché i soldi sono sempre meno e le idee sviluppate tendono magari ad andare più sul sicuro evitando progetti più interessanti ma rischiosi. Per cui, conviene, compatibilmente con la vita che tutti dobbiamo affrontare (affitto, bollette, lavoro, etc…), dedicarsi ai propri progetti ed avere fede.

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Rubrica: Il mondo delle web serie, Top post

  • Scritto da:

  • Niccolo de Mojana
  • Web editor e community manager in campo editoriale, scrive per diverse riviste online e legge moltissimi fumetti.


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