La rapidità

La rapidità

“Descriva l’alunno la sconfitta di Napoleone a Waterloo, i cento giorni, la morte a Sant’Elena. In quattro parole.”

Prima di urlare: “la professoressa è impazzita!” l’alunno-romanzologo pensi al “Cadde risorse e giacque” del Cinque Maggio, in cui l’economia di parole produce una solennità superiore a qualsiasi lunga celebrazione.

La concisione, l’ellissi, il sommario sono gli strumenti che il romanzierie in pectore deve maneggiare se vuole dare rapidità alla sua prosa. Se la scorsa lezione abbiamo chiesto al lettore di assaporare un’immagine, di godere del suono di una parola e indugiare su un particolare, adesso dobbiamo chiedergli di aiutarci a portare avanti la storia. Perché la rapidità (qui vi invito a leggere Lector in fabula di Umberto Eco) è la volontà del narratore di non dire tutto, ma di coinvolgere il suo lettore a far funzionare il testo, con ipotesi, scommesse interpretative o, anche, riempiendo i vuoti che lui lascia. “La rapidità fa si che tutto sia lasciato all’immaginazione”  diceva Calvino nella seconda delle sue Lezioni americane.

Perfino Proust, che per la rapidità non aveva proprio la vocazione, scrive in un saggio su Flaubert che la cosa più bella dell’Educazione sentimentale non è una frase ma uno spazio bianco.

«Frédéric vede un agente scagliarsi, con la spada in pugno, contro un insorto, che cade morto. “E Frédéric, a bocca aperta, riconobbe Sénécal”.  Qui uno spazio bianco, un enorme “bianco”; poi, sen­za l’ombra di una transizio­ne, mentre la misura del tempo diventa d’improvvi­so, anziché di quarti d’ora, di anni, di decenni:

Egli viaggiò. Conobbe la melanconia dei piroscafi, i freddi risvegli sotto la tenda …Verso la fine del 1867… Flaubert fu il primo a sbarazzarsi del  parassitismo degli aneddoti e dalle scorie della storia. Fu il primo a metterli in musica”» (M. Proust, À propos du style de Flaubert).

 Usare lo spazio bianco significa tacere l’inessenziale, ma anche accennare, fare indovinare al lettore ciò che non diciamo. L’esempio più citato di questo spazio del non detto che nasconde il senso della storia è L’assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie:

«La lettera era stata consegnata alle nove meno venti. Erano esattamente le nove meno dieci quando lo lasciai senza che lui l’avesse letta».

Il buco, in questo caso, sono quei dieci minuti che la Christie non racconta. Quasi tutti i lettori, a meno che non ci si trovi davanti a un perfetto lettore modello, non si accorgono di quello spazio bianco se non alla fine, quando l’autrice dirà che in quei dieci minuti l’io narrante ha ucciso Ackroyd.

Scrivere rapidamente non significa usare il linguaggio dei telegrammi, non significa una parola scialba e una prosa elementare. La rapidità esige un lavoro certosino sulla sintassi e sui termini che utilizziamo, perché se vogliamo economizzare dobbiamo scegliere le parole che danno massima visibilità: «Il raccontare sinteticamente e di scorcio porta a un linguaggio tutto precisione e concretezza, la cui inventiva si manifesta nella varietà dei ritmi, delle movenze sintattiche, degli aggettivi sempre inaspettati e sorprendenti» e ancora: «La rapidità in un racconto vuol dire economia espressiva, essenzialità, ritmo, agilità dell’espressione e del pensiero, logica essenziale»(Lezioni americane).

«Sapete com’è la mattina presto all’Avana, coi vagabondi ancora addormentati lungo i muri, prima che i furgoni del ghiaccio comincino il loro giro dei bar? Bene, attraversammo la piazza dal molo al Caffè San Francisco per bere una tazza di caffè e c’era in tutta la piazza un solo mendicante sveglio, che stava bevendo alla fontana. Ma quando fummo entrati nel locale e ci sedemmo, trovammo i tre che ci aspettavano. Uno venne subito verso di noi» (E. Hemingway, Avere e non avere).

 

Hemingway chiama in causa il principio di cooperazione, ci chiede se noi sappiamo com’è la mattina presto all’Avana; ci dà una velocissima pennellata di com’è e poi subito tre azioni: fummo entrati/ci sedemmo/trovammo. Non ci ha detto chi sono “quei tre”, dovrebbe giustificare l’uso dell’articolo determinativo. Ma non lo fa. Ci sarà tempo per capire, adesso la storia deve andare avanti.

La rapidità comporta anche una teatralizzazione della scena: una accumulazione di eventi, una drammatizzazione estrema delle azioni. Ciò porta anche ad uno scarto dalla vita quotidiana, la rapidità è quella dell’epica e delle favole. La noia, le soste, le attese vengono tagliate. Ciò che la scrittura potrebbe perdere in verosimiglianza, lo acquista in bellezza o, per usare un’espressione di Kundera: la bellezza di una repentina densità della vita.

 

 

 

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Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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  1. La rapidità | orlando furioso - [...] Dopo l’indugio, questa settiimana su srivo.me mi occupo di rapidità. [...]
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