Il tempo narrativo

Il tempo narrativo Illustrazione di Laura Re

Il romanzo rappresenta alcuni eventi in successione, l’uno dopo l’altro. Ma questa successione – lo avevamo visto quando ci siamo occupati di analessi e prolessi – non rispetta necessariamente l’ordine, cioè la successione cronologica. Anche la durata, cioè il tempo reale dei fatti, non è rispettata nel tempo narrativo.

L’Ulysses di Joyce, com’è noto, si svolge in un solo giorno, ma il tempo narrativo, cioè lo spazio che il narratore dedica a tali avvenimenti sulla pagina e quindi il tempo che il lettore impiega a leggerli, occupa centinaia di pagine. Al contrario, Leonardo Sciascia ci racconta le vacanze estive in quattro righe:

«Passai le vacanze leggendo libri americani, non ricordo come mi fossero venuti tra le mani. Ritornai a scuola pensando fosse finito il tempo delle manifestazioni»

(Le parrocchie di Regalpetra).

Il modo in cui il narratore rapporta il tempo narrativo con il tempo della realtà, determina il ritmo della narrazione. Se il tempo narrativo è inferiore al tempo della realtà, avremo un ritmo veloce o velicissimo:

«Un mezzadro dei dintorni di Chinon, tale Jacques Birotteau, sposò la cameriera di una signora presso cui egli si occupava delle vigne, ebbe tre figli, con l’ultimo la moglie morì di parto, e il poveruomo non le  sopravvisse di molto»

(Birotteau).

Il ritmo di questa pagina di Balzac è veloce, non ci sono riflessioni, dialoghi o descrizioni, e il narratore  scrive un sommario (usiamo ancora una volta il linguaggio di Genette). Il ritmo diviene velocissimo, quando il narratore non riassume neppure, ma decide di non raccontare alcuni avvenimenti. Stendhal si sente in dovere di chiedere il permesso al suo lettore, per questo salto:

«Qui chiediamo il permesso di passare, senza dire una sola parola, su uno spazio di tre anni….»

(La Certosa di Parma)

Si tratta dell’ellissi, tecnica utilizzata nei romanzi storici o nei romanzi in cui viene narrato un arco di tempo molto lungo, che il narratore non può seguire  attraverso una successione lineare e esaustiva di scene. La scena, parla ancora Genette, «convenzionalmente realizza l’uguaglianza di tempo fra racconto e storia». La scena è costituita da sequenze dialogiche e narrative, che hanno il tempo della cronaca. Nel caso in cui il tempo del racconto è superiore al tempo della realtà, il ritmo diventa lento o lentissimo. Le tecniche che il narratore usa per rallentare la narrazione (su cui torneremo nelle prossime lezioni) sono la pausa e l’indugio. Nella pausa abbiamo una digressione, che interrompe il filo narrativo principale, lascia il lettore sospeso, curioso e spesso infastidito. Basta pensare alle celebri pagine delle Grida manzoniane, che noi da studenti poco “romanzologi” abbiamo magari saltato, senza domandarci quale funzione narrativa avessero. L’indugio, invece, contiene un’azione minutamente descritta, che dilata  il tempo.

Umberto Eco, nelle Postille a Il nome della rosa,  scrive che si rifiutò di accorciare la prime cento pagine del romanzo, come suggeritogli dall’editore, perché voleva “sincronizzare” il tempo di lettura di quelle pagine impegnative e faticose con il tempo della lenta ascesa di Adso e Guglielmo all’abbazia. Un po’ come accade ne La montagna incantata di Mann, in cui la prosa dello scrittore ci impone il ritmo lento del sanatorio, il respiro del romanzo. Scrive ancora Eco:

«Ci sono romanzi che respirano come gazzelle e altri che respirano come balene, o elefanti. […] Un grande romanzo è quello in cui l’autore sa sempre a che punto accelerare, frenare e come dosare questi colpi di pedale nel quadro di un ritmo di fondo che rimane costante»

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Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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  1. orlando furioso - [...] Qual’è il tempo della vostra scrittura? Scopritelo su scrivo.me. [...]
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