Scrittore, hai un grande potere!

Scrittore, hai un grande potere!

Finora, ho esplorato i vari, possibili punti di contatto tra psicologia e scrittura con un approccio diretto e pratico, limitandomi solo a brevi accenni alla struttura biologica del nostro sistema nervoso.

Voglio però concludere la mia trattazione con un tuffo nell’affascinante mondo nascosto delle strutture fisiologiche, laddove nascono emozioni e paure, speranze e aspettative codificate in impulsi cerebrali. Lo scrittore, infatti, ha un potere enorme, dal quale deriva, come nel caso dei supereroi più famosi, una grande responsabilità: attraverso la sua opera può agire sul sistema nervoso del lettore, determinandone lo stato di benessere o disagio e influenzando, in certi casi, la sua visione della vita e del mondo!

Il nostro complesso sistema nervoso è, in parte, autonomo, ossia regola le condizioni fisiologiche degli organi interni a prescindere dal controllo volontario. Si tratta di un meccanismo molto importante dal punto di vista evolutivo: quando i nostri antenati vedevano comparire una minaccia improvvisa, il loro corpo reagiva velocemente, prima che avessero il tempo di elaborare una valutazione razionale (se si fossero trovati a pensare qualcosa tipo “ecco, è apparso un lupo, si dirige verso di me, potrebbe essere opportuno fuggire, o magari, chissà, preparare una freccia nell’arco”, le chance di sopravvivenza si sarebbero ridotte).

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due componenti, alle quali ho già fatto riferimento in un precedente articolo: il sistema simpatico e il sistema parasimpatico. Il primo attiva l’organismo in caso di tensione, pericolo, necessità di movimento repentino: aumenta ad esempio la frequenza cardiaca e rende più concitata la respirazione. Il secondo, invece, ci “concede” di tornare a uno stato di quiete, dopo una forte attivazione: con sollievo, avvertiamo che il respiro rallenta, così come il battito del cuore e un senso di tranquillità torna ad albergare in noi.

Questa struttura anatomica, nata per ragioni molto pratiche (condizioni di vita difficili, pericoli), oggi viene spesso attivata da stimoli simbolici. Anziché fuggire da un orso o da una slavina, ecco che il sistema nervoso simpatico ci mette in “agitazione”, magari, al pensiero di un colloquio di lavoro, oppure all’idea che qualche conoscente si sia fatto un’opinione negativa sul nostro conto. Oppure, qui entriamo nell’area di nostra pertinenza, leggendo un libro che ci cattura talmente tanto da portarci all’immedesimazione nei panni del protagonista.

Così, cari scrittori, potete comprendere il vostro grande potere (e la vostra responsabilità). Ciò che scrivete può scatenare nel lettore forti reazioni fisiologiche: se la narrazione cattura, il suo sistema nervoso reagirà come se vivesse in prima persona gli eventi narrati. Un frenetico inseguimento tra il protagonista e un criminale che gli dà la caccia, può sembrare reale al sistema simpatico del lettore coinvolto.

È opportuno quindi alternare sapientemente tensione e distensione, evitando tanto il rischio di una narrazione soporifera, quanto quello di un eccesso sgradevole di attivazione fisiologica. Ecco qualche idea per sfruttare l’alternanza di azioni dei due sistemi nervosi, garantendo un’esperienza ottimale a chi legge.

Dopo una scena particolarmente densa di tensione, riportate il lettore alla quiete con momenti distensivi.

Potreste ricorrere a scene naturali idilliache che un personaggio contempla, dopo aver corso dei rischi, oppure a qualche piacevole conversazione. Diverse ricerche hanno riscontrato negli esseri umani una tendenza detta “biofilia”:  viviamo sensazioni fisiologiche di rilassamento di fronte a paesaggi verdeggianti, che lasciano spaziare lo sguardo verso orizzonti lontani e presentano, magari, fonti idriche. Evocarli in un romanzo può ripristinare nel lettore una “quiete dopo la tempesta”! Si avvale di un’ambientazione del suddetto tipo anche Dave Eggers nel suo ultimo romanzo “Il Cerchio”, quando la protagonista, dopo un’avventurosa, tesa traversata notturna in kayak, raggiunge un’isoletta incontaminata.

Evocate anche altri stimoli piacevoli: cucina, momenti d’amore o di amicizia, dialoghi umoristici.

La serie del commissario Montalbano mostra quanto tali elementi possano controbilanciare l’inquietudine suscitata da indagini su torbidi delitti: Camilleri ci rilassa raccontando i gusti culinari del suo detective, o ci strappa una risata con le bizzarrie dell’agente Catarella.

Dopo un passaggio particolarmente intenso, sperimentate una “rarefazione del testo”.

Utilizzare poche frasi brevi, concise, distensive, andando spesso a capo, può contribuire a rilassare la mente del lettore dopo un passaggio denso di parole, ritmo, tensione.

Qualcosa tipo:

Era arrivato. In orario.

Fine della corsa contro il tempo: aveva vinto.

Intorno a lui, la calma di un pomeriggio autunnale.

Clima mite, una foglia gialla che svolazzava lenta.

Si conclude così il nostro viaggio nella psiche umana, che spero abbia fornito utili strumenti per cimentarsi nella fantastica arte di raccontare. In bocca al lupo, amici scrittori!

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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