Lo stile medio

Lo stile medio foto di eFFe

Dopo aver visto lo stile alto di autori come Bufalino, Consolo e Gadda rivolgiamoci ora a qualche esempio di stile medio.

Il maestro indiscusso dello stile medio è Italo Calvino, che deve essere – lo abbiamo detto più volte – oggetto di uno studio serrato e continuo degli scrittori in erba. Cosa insegna Calvino? La preziosità di uno stile privo di orpelli, senza componenti oratorie, svolazzi esistenziali o una introspezione sfrenata.

Per raggiungere il seggio elettorale dov’era scrutatore, Amerigo seguiva un percorso di vie strette e arcuate, ricoperte ancora di vecchi selciati, lungo muri di case povere, certo fittamente abitate ma prive, in quell’alba domenicale, di qualsiasi segno di vita. Amerigo, non pratico del quartiere, decifrava i nomi delle vie sulle piastre annerite – nomi forse di dimenticati benefattori – inclinando di lato l’ombrello e alzando il viso allo sgrondare della pioggia».

(La giornata di uno scrutatore).

È un linguaggio fresco, secco, nessun aggettivo è di troppo; il suo linguaggio sfuggendo la ricercatezza raggiunge una dote fra le più ambite per chi scrive: la visibilità (nel periodo sopracitato noi vediamo il selciato, le case “fittamente abitate”, le “piastre annerite”). Poche parole, massima rappresentazione dei dettagli. È una scrittura cristallina, essenziale e immediata, il cui aggettivo più consono è: precisa.  È uno stile medio perché la sintassi è lineare, con il frequente uso di paratassi. Coniugare l’espressività alla semplicità è il segreto della penna incantata di Calvino.

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Il caos. Però un caos gioioso, privo di drammaticità, perché i bambini, anche se non sono ancora usciti, hanno già cominciato a spargere qua fuori la sostanza che permette loro di sopravvivere agli adulti, quella specie di antistaminico naturale che rilassa un po’ i genitori e li fa regredire, e li rende non solo compatibili ma talvolta addirittura complici del caos del quale loro, i bambini, si sentono parte: il caos delle loro camerette prima dell’ordine di rimettere a posto, il caos degli zaini al ritorno da scuola, degli astucci, dei cassetti, dei quaderni; il caos semplice e fondamentalmente calmo nel quale crescerebbero tutto il tempo, se gli fosse permesso, senza comprendere fino in fondo la maggior parte delle cose che accadono ma, proprio per questo, con la capacità di viverle molto intensamente».

(Sandro VeronesiCaos Calmo).

L’io narrante è un personaggio istruito e lo stile è un tono colloquiale di un linguaggio colto; anche la sintassi manifesta apertamente lo strato sociologico a cui il narratore appartiene. Non vi sono brusche interruzioni, un incedere sincopato,e il tono colloquiale non diviene mai riproposizione del parlato.

Lo stile medio è quello più usato in letteratura, è quello del realismo e del neorealismo, di molti best seller e dei gialli. È lo stile semplice (dal titolo di un saggio di Enrico Testa, dedicato all’argomento) che cerca di avvicinare la lingua letteraria al parlato, senza però abdicare ad una formalità e ad una purezza tipica dello scritto.

Un altro illustre esempio di stile medio, essenziale, con pochissimi aggettivi qualificativi, ma con prevalenza di verbi e sostanivi, è quello di Leonardo Sciascia:

«Lasciò la luce accesa nello studio, e non ne accese altre per raggiungere la scala. Scese al buio, uscì. Qualche passante, una coppia che avvinghiata si torceva: all’angolo della strada, proprio dove c’era la cassetta per le lettere» (Il contesto).

Lo stile medio può anche essere, come nel caso di Sciascia, prevalentemente narrazione di cose o azioni, senza piegare alla riflessione e alle emozioni. Come per Calvino, anche per Sciascia, lo stile medio è la lingua della ragione che analizza, he mantiene una distanza dalla realtà che narra, non immergendosi in essa.

La prossima settimana scopriremo le caratteristiche di uno stile basso

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Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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