Intervista a Silvia Sacco Stevanella

Intervista a Silvia Sacco Stevanella

Silvia è arrivata alla pubblicazione dopo aver salito pazientemente e agilmente, uno per uno, tutti i gradini della cosiddetta “gavetta”. Un concetto fuori moda ma fondamentale, che arma chi vi si sottopone di tutti gli strumenti adatti per crescere e per migliorare costantemente. E se Silvia è arrivata a pubblicare con successo i due libri di “Luce” lo deve alla redattrice che è stata (e che continua ad essere) e alla editor che è stata (e che continua ad essere). Resta da scoprire quale sarà il suo prossimo passo…

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un tuo testo?

Ahimé, a costo di sembrare l’autrice più mansueta del mondo, con buona pace dell’artista che dà fuoco alle bozze, lo confesso: nessuno. Certo, ci sono stati interventi che non ho condiviso e che, a seconda dei casi, ho respinto o accettato a malincuore; ma finora non ho mai avuto l’impressione di confrontarmi con una persona totalmente estranea al mio sentire. Quindi, editor, sbizzarrisciti pure, perché io devo avere qualcosa di cui lamentarmi nelle interviste!

E quale quello più acuto?

Aver eliminato una “tinca”, ovvero un personaggio che mi piaceva e dava colore alla storia, ma che non contribuiva allo sviluppo della trama.

Da autrice come vivi la dialettica con l’editor e la casa editrice?

Il mio caso è particolare, perché lavoro nella redazione della casa editrice per cui ho pubblicato, sono un tipico esemplare di redautrice. Questo mi ha dato indubbi vantaggi, perché ho potuto confrontarmi più da vicino con l’editor, fiatare sul collo del grafico mentre creava la copertina e scambiare opinioni a caldo con il redattore alla macchinetta del caffè. Al tempo stesso, però, essere un’“infiltrata” ha sottratto forse un po’ di brivido e magia all’esperienza della pubblicazione e l’ha resa qualcosa di più artigianale, familiare.

Qual è il pregio che accomuna gli editor con cui hai lavorato?

Avermi lasciato molta autonomia, contenendo la mia tendenza a deragliare nel volo pindarico o nell’eccesso di metafore.

A chi fai leggere i tuoi testi prima di mandarli in casa editrice?

A un fan sfegatato e a un giudice spietato, perché quando scrivo ho bisogno di due stimoli opposti: lo sprone e la critica severa. Esattamente in quest’ordine.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?

Goditi il momento, è il tuo sogno che si avvera, credici con tutto te stesso, festeggia. Ma non essere superbo, ansioso, insopportabile con chi ti circonda, non smettere di leggere e imparare da altri autori. Ricorda il grande insegnamento di Copernico: la Terra gira intorno al sole, non al tuo romanzo. Però, casa editrice che lavori con un autore esordiente, approfitto per dare un consiglio anche a te: cerca di dare al pargoletto il massimo sostegno, forse per te è un titolo tra mille, ma per l’esordiente è fatica, impegno, anima, l’occasione di rendere orgogliosi i nonni e far rosicare la compagna di classe che gli ha spezzato il cuore. Questioni della massima importanza.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?

Lo scrittore è una creatura sensibile e gli interventi sul testo a volte sono delicati: quella forbicina dalle punte stondate che state maneggiando con tanta grazia all’autore può sembrare una cesoia da film horror!

Se tu fossi un editor cosa diresti alla Silvia Sacco Stevanella autrice?

Lasciati andare, sbaglia, argina la redattrice che vigila sull’autrice. E rispetta le date di consegna! (Ma a dirmi questo pensa già il mio editor).

 

COP_Stevanella_Luce_01_OK.inddSilvia Sacco Stevanella è nata nel 1977 e ha trascorso l’nfanzia tra Verona e Merlara, un piccolo paese in provincia di Padova. A ventinove anni si è trasferita a Milano, ma una parte di lei è rimasta nel giardino dei nonni, a stanare lombrichi e costruire piste per le lumache. Nel frattempo ha insegnato fumetto ai bambini, è stata inventrice di barzellette e ha editato diversi importanti libri fantasy. Non ha gatti, nonostante il suo lavoro di redattrice le insegni che ogni scrittore dovrebbe averne almeno uno, e per ora si limita ad allevare gli strani animaletti che abitano nella sua testa. Il primo romanzo della serie, Luce. La Grotta dei Sussurri, è anch’esso ambientato nella natura magica e misteriosa delle Marche.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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