Lo stile alto

Lo stile alto Foto di eFFe

Ci eravamo lasciati con questa domanda: «Ho uno stile? E qual’è?». Chiediamo aiuto ai nostri amati scrittori, cercando la penna che più ci assomiglia (o quella a cui vorremmo assomigliare). I medievali distinguevano tre stili, che noi attualizzeremo:

  1. Alto o sublime
  2. Medio
  3. Basso o umile

Forniamo alcuni esempi.

Lo stile alto

Non mi stancavo di domandarmelo, senza però che bastasse l’impazienza a svegliarmi; bensì in uno stato di sdoppiata vitalità, sempre più retratto entro le materne mucose delle lenzuola, e non per questo meno slegato ed elastico, cominciavo a calarmi di grotta in grotta, avendo per appiglio nient’altro che viluppi di malerba e schegge, fino al fondo dell’imbuto, dove, fra macerie di latomia, confusamente crescevano alberi (degli alberi non riuscivo a sognare che i nomi, ho imparato solo più tardi a incorporare nei nomi le forme).

(Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore).

Il tessuto discorsivo è molto articolato, dal punto di vista sintattico – ricorso alle subordinate – e dal punto di vista lessicale. È una lingua decisamente lontana dall’oralità, “raffinata e iperscritta” l’ha definita lui stesso. È una lingua ricca di arcaismi, iperboli e «lussurie verbali», come spiega lo stesso scrittore, il cui fine è tendere un ponte fra poesia e prosa, utilizzando per la lingua del romanzo la musicalità della prima.

*     *     *

Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d’opalina, e l’aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore

(Vincenzo Consolo, Retablo).

Un altro siciliano per una lingua complessa, studiata, ma che riesce a recuperare, proprio in questa ricercatezza, le emozioni. Consolo innesta nella lingua nazionale vocaboli dimenticati (vespero, aere) o termini dialettali. La sintassi abbonda di virgole e anafore. Il rifiuto dell’italiano medio è volto a recuperare una pluralità di lessici e a usare parole che, proprio perché dimenticate, suonano cariche di significato alle orecchie del lettore.

*     *     *

L’utilizzo di uno stile alto può anche avere intenti parodistici; basti pensare al Giorno di Parini o, nella prosa, a questo meraviglioso esempio di virtuosismo della parola:

Il grido meraviglioso, fastosissimo, pieno d’ossequio e d’una toccante premura, più inebriante che melode elisia di Bellini, rimbalzava di garzone in garzone, di piastrone in piastrone, locupletando di nuovi sortilegi destrogiri gli ormoni marchionici del committente; finché, pervenuto alla dispensa, era: ”un taglio limone-seltz per quel belinone d’un 128!”

Siamo ne La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda. Lo scrittore, in questo caso, sceglie volutamente l’artificialità della lingua, che diviene variegata e ricchissima. Qual è il motivo di questo stile espressivo? Mostrare la ridicolaggine della prassi sociale descritta. Si sceglie  di utilizzare il tono alto (che un tempo era destinato all’epica) per descrivere la vuota cerimonia di un pranzo al ristorante.  

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Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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