Scrivere dei turbamenti della psiche

Scrivere dei turbamenti della psiche Foto di János Csongor Kerekes ( https://www.flickr.com/photos/kjcs/ )

Spesso riscontro nelle persone un forte interesse per le tematiche psicologiche; il mondo, nascosto ma non indecifrabile, delle emozioni e delle rappresentazioni mentali che influenzano il nostro agire suscita indubbiamente curiosità.

Purtroppo, però, a volte avverto una certa confusione sul tema: ad esempio, non è difficile sentir parlare di “depressione” a proposito di una persona che è semplicemente un po’ giù di corda, magari per una ragione condivisibile, oppure imbattersi nella definizione di “fobia” quando in realtà si parla semplicemente di ansia non patologica.

Cosa hanno a che fare queste considerazioni con il tema della mia rubrica?

Semplice:  la sfera della psiche umana, delle sue criticità e del loro superamento può rappresentare una materia interessantissima alla quale attingere per scrivere un romanzo. Però, occorre affrontare il tema con cognizione di causa, altrimenti personaggi e situazioni potrebbero non risultare realistici o interessanti.

Vediamo allora, di seguito, in cosa consistono alcune problematiche psicologiche e come rappresentarle dal punto di vista letterario.

 Fobia sociale

La fobia sociale comporta un forte disagio in situazioni nelle quali la persona si trova esposta (o ritiene di esserlo) all’attenzione degli altri. Dalla semplice frequentazione di un locale affollato o di una festa, fino a contesti più impegnativi come la partecipazione a un evento in qualità di oratore, le situazioni che creano problemi a chi soffre di tale fobia hanno un comune denominatore: la presenza di altre persone, dalle quali non è possibile “nascondersi”. Per parlare di fobia, però, occorre una sintomatologia precisa. Il vero fobico sociale avverte nei contesti succitati sintomi quali tachicardia, respirazione affannosa, brividi, fortissima ansia; può pertanto arrivare a evitare del tutto le situazioni temute, a costo di limitare vita sociale e carriera professionale.

La letteratura psicologica concorda su una caratteristica ricorrente dei fobici sociali: presenterebbero un forte conflitto interiore tra la voglia di apparire, comunicare, esibire le proprie capacità e la paura di farlo. Un individuo molto riservato, che non prova alcun desiderio di ricevere le attenzioni altrui, sarebbe meno propenso a soffrire di fobia sociale, rispetto a chi vorrebbe essere ascoltato e apprezzato, ma teme giudizi molto negativi.

Spesso la persona riconosce l’irrazionalità del problema, superabile attraverso la psicoterapia, le tecniche di rilassamento e, talvolta, una graduale “immersione” nelle situazioni temute.

Ecco un ipotetico personaggio affetto da fobia sociale

Entrò nel locale. Accidenti, c’era un concerto! È vero, l’aveva letto online una settimana prima, per poi dimenticarsene. E ora? Il piccolo pub era più affollato del solito. Tutti quegli occhi puntati addosso!

Ecco, mi guardano, pensò, diranno che sono diverso, che non sono adatto alla serata, non mi vesto da indie rocker, sono goffo… la tensione si fece insopportabile. Uscì quasi correndo. L’aria fredda gli punse la faccia. Solo allora pensò che, dentro di sé, avrebbe voluto essere lui a suonare sul palco.

 Depressione

Il termine “depressione” è uno dei più abusati e fraintesi; vediamo di fare chiarezza. La persona davvero depressa si trova in uno stato di abbattimento nel quale niente le sembra più stimolante, attraente, motivante. Che si tratti di un episodio depressivo (almeno due settimane) o di un disturbo che perdura per un periodo prolungato, chi attraversa una fase di depressione maggiore avverte, per la maggior parte della giornata, un senso di vuoto che ne abbatte l’umore; perde quindi interesse per qualsiasi attività e manifesta un’apparente spossatezza che può sfociare in momenti di irritabilità. Anche il rapporto con il sonno e l’alimentazione risulta mutato rispetto alle abitudini; è possibile che l’individuo aumenti o diminuisca di peso, a seconda dei casi.

Tutte queste condizioni possono dipendere dalla storia personale: legami familiari, socializzazione, rabbia verso altri reindirizzata contro se stessi, capacità individuale di analizzare la realtà più o meno oggettivamente.

Nella terapia di un personaggio depresso, questi potrebbe essere aiutato dal terapeuta ad accrescere l’autostima, a comprendere a fondo la natura dei suoi legami familiari, a individuare attività alle quali dedicare costruttivamente le proprie energie.

Conosciamo una figura ipotetica colpita da depressione

Non si alzava dalla poltrona da più di un’ora. Fuori il tempo era variabile, ora nuvole, ora uno spiraglio di sole. Ma a lei che importava? Nulla sembrava ormai interessarla. Lo stereo taceva, accanto ai suoi cd preferiti che ora non le dicevano nulla. Il libro che aveva iniziato prima del suo malessere era a portata di mano. Ma anche trovare l’energia di prenderlo sembrava difficile, inutile, faticoso.

Ma il personaggio non è senza speranza. Qualcuno potrebbe entrare nella sua stanza, trascinarla e convincerla a uscire, sebbene sia riluttante…

 Attacco di panico

L’attacco di panico è un altro “must” delle discussioni di psicologia improvvisata. È possibile che abbiate ascoltato amici e conoscenti dire “Vado nel panico” o “Ho un attacco di panico” prima di affrontare un esame universitario o un colloquio di lavoro, salvo scoprire poi che se la sono cavata benissimo!

Il vero attacco di panico, invece, comporta una sintomatologia assai più rilevante di un vago nervosismo: la persona avverte un’attivazione psicofisica esagerata, ad esempio un’accelerazione marcata e repentina del battito cardiaco, una sensazione di perdita di controllo che può comportare la paura di impazzire o addirittura di morire. Sono possibili tremiti e svenimenti; l’attacco di panico può essere scambiato per un infarto. A volte, chi ha vissuto tale esperienza in un dato contesto, può incorrervi di nuovo proprio a causa del ricordo traumatico del primo episodio.

Un esempio narrativo

Si trovò solo in ascensore. Sì, l’ascensore, che temeva tanto. Doveva salire fino al quinto piano, quindi si era rassegnato a utilizzarlo.

E se mi prende di nuovo un attacco? Iniziò a pensarci, sempre più. Le porte si erano chiuse. Era solo. Quell’ascensore era molto piccolo. Troppo. Troppo per lui. Quando arriva? Si chiese. Come faccio a saperlo? Mi manca l’aria. E se si ferma? Se si ferma? Il battito cardiaco accelerava, accelerava sempre più. Ci siamo, aiuto, ci siamo, arriva l’attacco, si disse e, in un crescendo tremendo, iniziò a tremare e cacciò un urlo fortissimo, cadendo a terra.

L’ascensore era arrivato a destinazione; immaginate la faccia dell’impiegato che, aperte le porte, vi trovò un tizio steso in terra che gridava aiuto, scosso da fremiti improvvisi.

Vigoressia

Molti di voi penseranno “vigo-che?”

È comprensibile; si tratta di una problematica psicologica poco conosciuta, sebbene sia stata descritta in un testo scientifico già nel 1993. Mi viene da pensare, però, che sia proprio tipica del nostro periodo, degli ultimi anni così improntati al culto dell’immagine, amplificato dai media.

Cos’è? L’ossessione di accrescere la propria massa muscolare, che si traduce in allenamenti esagerati in palestra, fissazioni di tipo alimentare e, tratto distintivo, in un’incapacità di essere soddisfatti del proprio corpo, anche a fronte di un incremento notevole della muscolatura. Trattandosi di un disturbo del quale si parla ancora poco, non è stato raccontato da molti romanzi o racconti. Potrebbe rappresentare uno spunto narrativo particolarmente originale!

Spiamo un vigoressico dopo l’allenamento in palestra, mentre si osserva allo specchio

Si studiava con lo sguardo meticoloso di uno scienziato che scruti misteriosi microrganismi. I pettorali? Insomma. Sì, la gente là fuori, i non palestrati, avrebbero detto che sembravano roccia, o cose così. Ma erano paragonabili a quelli dei campioni di body building che aveva visto su quel giornale? No, no, assolutamente, pensò. Anche i bicipiti non lo soddisfacevano: non erano assai definiti – non si vedeva nettamente la linea che li separava dai tricipiti.

Bene, spero di non essermi limitato a chiarire la natura di alcune problematiche, ma di avervi anche ispirato qualche interessante spunto narrativo per un romanzo o un racconto sul cambiamento, sul superamento dei propri limiti. Stemperate, magari, i passaggi più drammatici con un po’ d’ironia; vi avvicinerete così alla vita vera, nella quale dramma e humour, tensione e speranza possono alternarsi freneticamente o mescolarsi.

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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