Come rendere umano e credibile un personaggio

Come rendere umano e credibile un personaggio Illustrazione di Maria Giovanna Lanfranchi

Leggendo romanzi di vario genere, si è fatta strada in me una convinzione: la presenza di personaggi ai quali sia facile affezionarsi, credibili e umani può essere un elemento più importante della trama, nel determinare il successo di un’opera di narrativa. Proviamo a pensare, infatti, alla natura umana, che ci rende curiosi nei confronti dei nostri simili: quando una persona attira la nostra attenzione, apparendo in qualche modo carismatica, fuori dal comune o ispirando semplicemente simpatia, siamo automaticamente portati a voler sapere di più sul suo conto.

Così, delineare dei protagonisti (o dei “comprimari”, che talvolta rubano la scena ai protagonisti) interessanti, significa talvolta essere già a metà del nostro lavoro letterario. La trama, infatti, potrebbe emergere semplicemente dalle loro interazioni, dai loro dialoghi, dallo scorrere del quotidiano filtrato attraverso la sensibilità di quelle personalità immaginarie ma affascinanti. Un po’ come avviene nei romanzi di Virginia Woolf, nei quali l’autrice ci accompagna semplicemente sulle tracce dei personaggi mentre trascorre il tempo, lasciandoci appassionare ai loro moti interiori, senza che ci sia un vero svolgimento, una vicenda precisa. Comunque, anche al di là di una tale scelta che a qualcuno potrà sembrare estrema, personaggi appassionanti, umani possono dare di per sé fascino a un romanzo, senza che vi avvengano chissà quali vicende mirabolanti e contorte.

Vediamo allora alcuni consigli per caratterizzare psicologicamente una figura immaginaria, fino a farla sembrare quasi reale.

  • Non darne un’immagine impeccabile, “perfettina”, anche se è l’eroe della situazione. Sveliamo anche le debolezze del protagonista, le sue ansie, una piccola fissazione, una situazione nella quale si sente a disagio come tante persone. Potremmo mostrarlo in un momento no, ma capace di stemperarlo con autoironia, di non prendersi sul serio. Ad esempio:

 Si era vestito di tutto punto: il cappotto, le scarpe ben lucidate, la cravatta che aveva richiesto diversi aggiustamenti. Sì, per lui i dettagli erano estremamente importanti. Uscì di casa un po’ stanco, ma soddisfatto.

Tutt’ a un tratto, ecco, un rombo, un clacson: un suv enorme gli sfrecciò accanto, sfiorandolo. Superato lo spavento, la mente gli andò subito alla grossa pozzanghera che aveva notato un attimo prima, lì davanti. Abbassò gli occhi: schizzi di fanghiglia sulle scarpe. Il suo look da dandy era compromesso!

Ebbe quasi un mancamento, fece per ritornare in casa, poi ci ripensò: accetto quelle gocce marroncine, si disse, anzi, mi rendono forse un po’ meno precisino, più vissuto del solito. E andò finalmente a lavoro. 

Così, un tratto del personaggio che potrebbe anche suscitare antipatia (si capisce che è un pignolo) viene presentato in maniera ironica, attraverso un fatto e non una noiosa descrizione.

  • Dare al personaggio delle abitudini e delle passioni, nelle quali il lettore possa rispecchiarsi.

Ad esempio, dove è solito fare colazione e con cosa, quali sono i suoi piatti preferiti, se ama praticare un determinato sport, ascoltare un genere musicale in particolare; l’importante è non dilungarsi eccessivamente, soprattutto se questi dettagli servono a dare spessore al personaggio, ma non sono funzionali allo sviluppo della trama.

  • Far emergere il suo carattere attraverso il dialogo con uno o più “comprimari”, anziché con piatte descrizioni.

Lanciarsi in una noiosa serie di aggettivi, quali “Era un tipo particolare, solitario, lunatico, pigro ma a suo modo intelligente” può sì incuriosire, ma si tratta anche di una modalità descrittiva potenzialmente soporifera. Perché non puntare al massimo coinvolgimento del lettore?

Se vogliamo presentare in maniera più efficace il carattere di un personaggio, facciamolo attraverso i dialoghi e le interazioni con altri personaggi! Anzi, quanto più vogliamo sottolineare un particolare tratto della sua personalità, tanto più potrebbe essere efficace affiancargli un/a coprotagonista dal temperamento opposto. Dagli accesi confronti tra i due, potremmo comunicare efficacemente di che pasta sono fatti! Ad esempio:

Entrò nella stanza e posò il cappotto con i soliti gesti di sempre, attento a non sgualcirlo. Un’occhiata alla scrivania gli gelò il sangue.

- È mai possibile – esclamò – che la redazione di una webzine debba assomigliare a un porcile? Ieri avevo lasciato le mie carte in un ordine preciso! Chi…

- Oh, ciao – lo salutò sbrigativa la sua collega Anna – cercavo giusto te…

- Ma hai capito quello che ho detto? – rispose lui, piccato.

- Sì sì – annuì lei con un vago sorriso, rovistando distratta tra una pila di fogli – come diceva Shakespeare, fai tanto rumore per nulla…

Lui tacque. Se parlo ora, pensò, esplodo. Meglio ingoiare il rospo e sentire cosa mi vuole dire.

- Ecco – fece lei brandendo un foglio spiegazzato – tieni, leggi, parla di un evento che potremmo raccontare anche noi.

Lui si ritrovò col foglio impolverato in mano, a guardarla mentre gli voltava le spalle e tornava alla sua scrivania. Si muoveva benissimo in quel caos. Lui no; rimise subito in ordine le carte sulla sua scrivania. 

  • Compiere qualche incursione nel passato del personaggio.

Parlare della sua infanzia o della sua adolescenza, di qualche episodio che ha contribuito a plasmarne in carattere, può conferire spessore alla sua figura.

Tra l’altro, tali digressioni possono essere svelate gradualmente, attraverso il meccanismo della “progressive disclosure” del quale ho parlato in precedenza. Un modo per tenere in sospeso il lettore e incuriosirlo, generando interessanti, possibili “storie nella storia” in flashback!

 Questi consigli  naturalmente non pretendono di essere esaustivi; è possibile caratterizzare un protagonista in molti modi. Quali? Per saperlo basta entrare nella bottega dei personaggi!

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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