Intervista ad Augusto Macchetto

Intervista ad Augusto Macchetto

Augusto Macchetto è un professionista della parola, e come pochi altri scrittori è capace di parlare ai lettori più piccoli in modo avvincente, poetico e magico. Di persona è un orso grande e barbuto che incute un certo timore, ma si tratta un banale travestimento per non mostrare al mondo il suo animo dolce. Qui su Scrivo.me ha tenuto a lungo la rubrica “Scrivere per i più piccoli“. Editare un suo progetto o un suo testo significa mettersi insieme con lui a rovistare nella cassetta degli attrezzi della scrittura, stringere un bullone qua, allentare una vite là, finché prima o poi, magicamente, il motore narrativo si avvia e scoppietta, con grande soddisfazione di entrambi.

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un tuo testo?

Non ne ricordo uno in particolare, ma mi è successo diverse volte di lavorare con un editor a un passaggio di una storia per cambiarlo. E di modificarlo, per poi subito scoprire con lui che in quel modo non si poteva, perché nel corso dell’opera, dopo o prima, quella modifica generava guai. Allora si ride e si prova a modificare la modifica finché più o meno tutto regge. E’ in questo occasioni che verifichi che il testo è davvero un “tessuto”, e che cambiarne un pezzo fa cedere la trama o l’ordito da un’altra parte. E che metterci le mani è tanto più difficile quanto è fatto bene. Se togli un pezzo o lo cambi e il resto sta in piedi spesso vuol dire che i legami tra i vari pezzi della storia sono laschi e che tutto è appoggiato, non cementato.

E quale quello più acuto?

Sono gli interventi che rimettono in sesto presto e bene una storia che ne ha bisogno. Per dire, un bel “togli Paperoga, che fa solo casino”.

Da autore come vivi la dialettica con l’editor e la casa editrice?

Bene. Gli editor hanno sempre ragione. E anche se hanno torto, decidono loro. Ciò non toglie che una storia rifiutata sia un piccolo dolore e un microdramma.

Quali sono le tecniche per convincere un editor tiepido o scettico?

Se è tiepido un motivo c’è. Può succedere che alla storia manchi la mossa giusta per risultare convincente. Se la mossa è possibile, credo che ti venga in mente mentre ne parli proprio con l’editor. Succede una cosa come: “NO! NO! ASPETTA! Facciamo così! EH? EH?!?”. Se non ti viene parlandone, di solito i tentativi di convincere sono accanimento terapeutico su una storia che già non respira.

 Qual è il difetto tipico che accomuna gli editor con cui hai lavorato? E il pregio?

Fatico a trovare gli uni e gli altri: credo che un editor sia come un giudice, deve essere neutro, imparziale, un poco gelido, considerare i fatti. In questo, gli editor si somigliano tutti. Il giudizio in questione è sì “storia bella, storia brutta”. Ma anche “storia che funzionerà, storia che non funzionerà”. Un misto. L’editor è una folla (è il pubblico) e quindi è un medium, un tramite, perciò è in un certo senso trasparente. Un difetto – anche grave – potrebbe emergere solo se si facesse condizionare dalla “sua” opinione, senza ascoltare lo stadio pieno di lettori e lettrici che ospita.

A chi fai leggere i tuoi testi prima di mandarli in casa editrice?

Moglie e figlia, ma non tutto quello che scrivo. La prima è dolce, la seconda devastante (“E’ una roba da maschi. Fa schifo.”). Tesori tutte e due.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?

Sei proprio bravo/a, se no non ci saresti andato nemmeno vicino. Lavora sodo. Assorbi, c’è un mestiere da imparare. NON sei capace, adesso. Mi hai sentito? Non sei ANCORA capace.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?

Capiscono fin troppo. E’ imbarazzante. Capiscono anche se hai problemi (“Che storia triste… stai bene? Che cosa è successo?”).

Se tu fossi un editor cosa diresti all’Augusto Macchetto autore?

Progetta, diamine, proponi! Togliti dalla faccia quella faccia da mister Wolf e buttati!

 

0abc476ad4a10ad8976f6f.L._V385028847_SL290_Augusto Macchetto ha scoperto che se fai le orecchie ai libri, prima o poi ti stanno a sentire.

Allora ha cominciato a raccontargli delle storie. Perché ai libri le storie piacciono molto: se le ricordano per filo e per segno e adorano ripeterle a tutti quelli che incontrano.

Vive vicino a Bologna con una figlia, una moglie e un nonno.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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