La biblioteca che fa rete

La biblioteca che fa rete Foto di Hans Poldoja ( https://www.flickr.com/photos/hanspoldoja/ )

La biblioteca nella società, nella città, nel web, nei luoghi reali e in quelli immaginari, offre, alla gente comune, il suo valore informativo, culturale e sociale, attraverso un immenso patrimonio di relazioni che la vedono spesso protagonista attiva; se la biblioteca pubblica riesce ad avere un nuovo vitale impatto nella promozione e nella diffusione di una cultura aperta a tutti, partecipativa e collaborativa, lo deve alla sua innata capacità di fare rete.

Il termine generico «rete», definisce un insieme di entità (oggetti, persone, ecc.) interconnesse le une alle altre. Una rete permette, generalmente, di far circolare degli elementi materiali o immateriali tra ciascuna di queste entità secondo delle regole ben definite. In un mondo in cui ogni cosa è collegata alle altre, in cui queste relazioni sono frutto non di semplice casualità ma di un’architettura informativa e comunicativa ben definita, l’importanza delle reti è evidente a chiunque.

Una rete può avere diversi scopi e offrire indubbi vantaggi come, ad esempio, la condivisione di risorse o la partecipazione e la comunicazione tra persone. Nel caso delle singole biblioteche, le reti che si mettono su hanno principalmente l’intenzione di facilitare il pieno accesso all’informazione, alla cultura e alla conoscenza in tutte le sue forme.

Oggigiorno però, la biblioteca non entra in rete solo con altre biblioteche, archivi o musei, ma anche con una serie differente di partner culturali e sociali; ciò le permette di promuoversi e diffondersi come spazio aperto alla collettività, incrementando la varietà e la qualità dei servizi bibliotecari e fungendo da connettore in grado di stabilire legami con i diversi protagonisti della realtà territoriale.

Riuscire ad entrare in contatto con gli altri e poi essere capaci di sostenere e curare queste relazioni, sono alcune delle caratteristiche proprie delle biblioteche pubbliche, verso le quali si rivolgono le attenzioni di un insieme sempre più vasto di persone, con interessi tra loro differenti. Fornire a ognuna di queste persone informazioni diversificate è importante per riaffermare la funzione strategica delle biblioteche nella società contemporanea. Le biblioteche pubbliche sono gli hub necessari per coordinare progetti collaborativi tra soggetti culturali e sociali diversi, soprattutto sul territorio di riferimento, dove si possono concretizzare attività che danno un nuovo impulso alla produzione culturale innovativa, diffusa e partecipata, magari favorendo un’offerta integrata da parte di biblioteche, autori, case editrici, librerie, programmatori e creatori di software.

Una rete culturale che abbia nelle biblioteche un partner capace di coordinare la promozione delle proprie attività, può diffondere, ad un vasto pubblico di riferimento, più di un singolo libro, autore o evento; partendo dal locale, può creare i presupposti per una realtà culturale pronta ad un’evoluzione produttiva che, attraverso attività di formazione e di promozione a vari livelli, sappia espandersi, utilizzando le potenzialità del web e delle nuove tecnologie di comunicazione, per far conoscere le qualità degli operatori di settore, dei soggetti privati e pubblici che partecipano a questi progetti.

Le biblioteche hanno in dote una miriade di dati che, diciamolo chiaramente, fanno gola a molti; serve però una visione d’insieme per poterne fare un uso corretto deontologicamente e utile in termini di diffusione e promozione della cultura. Nella rete e per la rete le biblioteche, grazie alla professionalità specifica dei bibliotecari, oggi più che mai, diventano garanti fondamentali di un processo di comunicazione e produzione dei contenuti informativi etico e accessibile a tutti, senza distinzioni di sorta.

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Rubrica: Top post, Vita di biblioteca

  • Scritto da:

  • Carmine Aceto
  • Dal 1972, anno in cui sono nato, ad oggi, ho cambiato città, lavoro e sport praticati, ma ho conservato intatto l’interesse per i libri e per la lettura. Mi sono laureato in Lettere a La Sapienza con una tesi sull’analisi degli spazi scenici nelle messe in scena di Luca Ronconi, ho insegnato materie letterarie nelle scuole statali, mi sono diviso equamente tra uffici stampa e comunicazione aziendale, per poi, dodici anni fa, iniziare a stare accanto ai libri, non solo quelli di carta, davvero dalla mattina alla sera, facendo il bibliotecario. Oggi, corro in montagna, a piedi chiaro, scrivo di biblioteche e mondo digitale , ma anche di altre cose sbagliate in generale, e il mio romanzo Le cose sbagliate, pubblicato ad aprile 2014, su questo punto è ben chiaro. Il mio blog è carmineaceto.wordpress.com


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