Intervista a Alfonso Celotto

Intervista a Alfonso Celotto

Alfonso_Celotto_2 Alfonso Celotto è professore di Diritto Pubblico e Diritto Costituzionale a Roma, dove ricopre anche l’incarico di Consigliere Giuridico per le Politiche Europee del Governo Renzi. Ha lavorato come consulente per diversi ministri nel corso degli ultimi anni, trovando anche il tempo di diventare sommelier e correre diverse maratone. Il dott. Ciro Amendola, Direttore della Gazzetta Ufficiale è il suo primo romanzo 

Cosa significa scrivere narrativa per chi, come te, è abituato a confrontarsi su testi scritti in legalese o burocratese?

Scrivere narrativa mi trasmette un grande senso di libertà. La scrittura giuridica è fatta di regole codificate, di passaggi obbligati, di convenzioni secolari. Una lettera burocratica di risposta non può non iniziare con “Si fa riferimento alla nota indicata a margine, con cui la S.V. vostra ha qui presentato istanza…“. Un saggio non può non citare almeno cinque autori in ogni nota (spesso soltanto per far vedere di aver citato…) Il legalese-burocratese è come il latinorum di Don Abbondio. Se non lo usi non sei credibile, riconoscibile. Assurdo, ma è così. Nei nostri modelli di Stato contemporanei, complessi e articolati, la forma è divenuta sostanza, anzi talora prevale sulla sostanza! E tutti noi giuristi ne siamo prigionieri. Invece, la narrativa mi ha consentito di liberare la fantasia e la forma. Anche se, visto che vivo da decine di anni totalmente immerso nel legalese-burocratese, ho creato un personaggio, il dott. Amendola, il quale si crogiola nel formalismo giuridico. Ma mi diverte moltissimo raccontare il mondo del diritto. Mi sto accorgendo anche che è un buon modo per divulgare la burocrazia, dimostrando che ha anche un lato buono, e per mostrare che la “ragnatela” dello Stato è piena di lavoratori seri e coscienziosi, impegnati al servizio ai cittadini.

A chi ti sei ispirato per la costruzione dei personaggi?

Ho mescolato i miei diversi mondi: i ministeri, l’università, la napoletanità. Innanzitutto, ho attinto dalla vita ministeriale. Avendo lavorato negli ultimi otto anni con vari Ministri (da Bonino a Calderoli, da Tremonti a Barca), ho potuto vedere e conoscere tanti personaggi che vivono nel variegato mondo della pubblica amministrazione: una miniera di aneddoti, abitudini, vicende. Dal mondo accademico ho preso soprattutto l’atteggiamento degli studenti, il mondo delle tesi di laurea, l’organizzazione della facoltà di giurisprudenza. Per alleggerire (e divertirmi), ho ripreso ricordi e fatti della vita napoletana della mia famiglia e delle abitudini della provincia campana (avendo vissuto diciotto anni a Castellammare di Stabia, altro punto di osservazione notevole sul mondo).

Come hai risolto la questione della resa linguistica di questo mondo così complicato?

Ho cercato di ragionare soprattutto come ragionano gli avvocati. Quando scrivi un ricorso, una memoria, innanzitutto devi pensare a farti capire dal giudice, per convincerlo. Questo non accade ai professori universitari, che invece, talora, sono volutamente oscuri, forse in ossequio al pensiero kantiano (siate oscuri e sarete ritenuti profondi). Ho cercato una prosa piana, veloce, semplice. Fatta di capitoli brevi e di frasi brevi. Ma mi sono divertito a infarcirla di latinetti, di citazioni legislative, di burocratese. E soprattutto di note a piè di pagina. Per parodiare l’impostazione dei saggi. Tanto diritto nella scatola di una storia d’amore. Anche il diritto ha un’anima!

Come è stato confrontarsi con una casa editrice di narrativa rispetto a una di manualistica accademica?

La differenza più immediata è che non mi hanno chiesto se adottavo il libro! Poi ho imparato e sto imparando a conoscere un mondo aperto, fatto di spunti, idee, confronto. Mi spiego: quando scrivi un saggio, almeno nelle case editrici maggiori, vieni sottoposto a un “referaggio” scientifico, con cui – tutt’al più – ti danno suggerimenti di impostazione, di citazioni, di metodo. Finito lì. Il confronto con un editor è completamente diverso. Diventa un confronto sulla lingua, sulla parola. Nel caso del mio dott. Amendola, ad esempio, sono stato parecchie ore al telefono (lavoravamo a distanza, Roma-Milano) con Mario che – alla fine – era più “amendolizzato” di me. Insomma, dopo la fine della stesura c’è una collaborazione totalmente diversa. Molto più partecipata di quanto avviene nel mondo della editoria giuridica.

Come trovi il tempo di scrivere, pur essendo impegnato in un altro – ben diverso – lavoro?

Per me scrivere è un “non lavoro”. Scrivere mi rilassa, mi distrae. Scrivo con leggerezza. Una leggerezza che non riesco ad avere nel lavoro da giurista. Normalmente scrivo la sera, dopo cena. Come se fosse uno svago. Cerco di scrivere ogni sera, almeno qualche riga, per non perdere il filo. Mentre cerco di pensare allo sviluppo della storia la mattina presto, quando vado a correre. Per me la corsa è forse il modo migliore di farsi venire idee. Sarà l’adrenalina, sarà che il sudore illimpidisce il pensiero. La mattina presto penso, la sera tardi scrivo. Così spesso capita che durante le giornate scalpiti. Scalpito in attesa che passi quella dozzina di ore di lavoro giuridico per rimettermi a scrivere narrativa e mettere giù le idee del mattino. Ma il senso del dovere, giuridicamente ineludibile, prevale. E riesco a contenere la voglia di scrivere fino a sera.

A quale romanzo stai lavorando attualmente?

Sto lavorando al seguito del dott. Amendola. In questi mesi, mi sono sorpreso a scoprire che il dott. Amendola ha cominciato ad avere una vita autonoma, soprattutto sui social network. Ad esempio @Dr_CiroAmendola è un profilo che in cinque mesi ha sviluppato 1400 follower, il doppio del mio profilo personale. Tanti scrivono al dott. Amendola usandolo come interlocutore per opinioni su ricette, vini, fatti sportivi o semplicemente per saluti (in genere “distinti”). E naturalmente per chiedergli cosa fa, come va, come finisce la sua storia di amore incompiuta. Io rispondo volentieri, personalmente. E ho scoperto che molti si sono affezionati al dott. Amendola, come se fosse una persona vera. Così mi è venuta voglia di continuare a raccontare la vita di Ciro Amendola.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

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