Intervista a Elena Kedros

Intervista a Elena Kedros

Lavoro con Elena Kedros da circa quindici anni, e ancora non mi sono abituato alla sua spiccata capacità di rendere naturali i dialoghi, di gestire magistralmente i numerosi personaggi che inventa, di interpretare in modo creativo i miei commenti critici e… di consegnare i testi in ritardo! Elena ha anche la caratteristica di avere in tasca storie mirabolanti che non pubblicherò mai e il talento di trasformare in romanzi vitali e di successo idee elaborate in squadra. Insomma, se consegnasse i romanzi puntualmente sarebbe perfetta!

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un tuo testo?

Ai tempi scrivevo per i fumetti. In una vignetta il protagonista era prigioniero e visibilmente legato a una sedia. I due sequestratori in primo piano discutevano su cosa farne. Uno dei due redarguiva l’altro: “Ti avevo detto di farlo sparire” diceva nella mia versione. Quando la storia è stata pubblicata, la battuta era diventata: “Ti avevo detto di legarlo.” Ma nella vignetta l’eroe era già legato, direte. Appunto.

E quale quello più acuto?

Sono grata a chi mi fa notare particolari di cui non mi rendo conto. Possibili interpretazioni alternative di una scena a cui non avevo pensato, troppo concentrata su quello che credevo comunicasse. Difetti stilistici che non vedrei nemmeno alla diciottesima lettura dopo dieci anni dalla stesura, perché fanno parte del mio modo di verbalizzare i concetti o di parlare. Suggerimenti per enfatizzare. In questi casi un contraltare severo aiuta.

Da autrice come vivi la dialettica con l’editor e la casa editrice?

Suonerà strano, ma gli editor sono persone… per lo più. Ce ne sono alcuni con cui ti diverti anche ad andare in osteria e chiacchierare, di lavoro e non, attorno a un tavolo con una tovaglia a scacchi, persino qualcuno alla cui opinione tieni tanto da non vedere l’ora di leggere le sue note. Ma ce ne sono anche altri che accompagneresti al museo della tortura per testare gli strumenti esposti.

Quali sono le tecniche per convincere un editor tiepido o scettico?

Basilare è essere convinti di quello che si propone. Spieghi, racconti, rifletti, ascolti le obiezioni che puoi condividere o meno, ma meglio considerarle sempre tutte perché si possono trasformare in altre proposte possibili, in snodi narrativi alternativi o modifiche divertenti. C’è l’editor che è meglio stordire a chiacchiere, quello a cui devi dare il tempo di meditare, quello con cui nasce simpatia immediata e quello con cui sono cazzotti a prima vista. In questo caso meglio cercarne un altro o comprarsi spada e armatura e prepararsi a battaglie senza prigionieri.

Meglio pubblicare con una casa editrice o con il self-publishing?

Se hai spirito imprenditoriale e sei un tipo concreto, organizzato e organizzatore, o hai in mente un mercato locale, e riesci a districarti tra burocrazia e distribuzione va bene anche il self-publishing.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?

Godersela, approfittare di tutto quello che può imparare, non spaventarsi di fronte alle bocciature. E poi giro il consiglio che mi ha dato Giovan Battista Carpi, famoso autore di fumetti considerato uno dei grandi narratori del XX secolo: “Non innamorarti mai di quello che scrivi.” Ci ho messo tempo per capirlo davvero. C’è l’arte dello scrivere. Quella del riscrivere. E quella, sublime, del tagliare. Tutte indispensabili.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?

Le stesse che uno squalo non capisce di un pesce pilota e viceversa, anche se nuotano affiancati. Ma non chiedetemi chi è lo squalo e chi il pesce pilota. Dipende dai giorni.

Se tu fossi un editor cosa diresti alla Elena Kedros autrice?

Mantieni la calma.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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