Biblioteca e fund raising

Biblioteca e fund raising Foto di eFFe

Le biblioteche pubbliche fanno parte di quella tipologia di servizi culturali di base che, in questi anni di crisi, per progettare il proprio futuro, hanno dovuto sperimentare nuovi meccanismi di sopravvivenza, basati su strumenti di raccolta fondi (fund raising) capaci di coinvolgere direttamente la gente, gli utenti, i cittadini. Il finanziamento collettivo dal basso, noto come crowd funding, capace di mobilitare persone e risorse,  ne costituisce un esempio importante, ma non l’unico, in un insieme di nuove modalità di raccolta fondi tutte ugualmente utili per le istituzioni culturali che non possono più contare sui contributi governativi.

Il fund raising non va inteso solo come una richiesta di fondi da portare all’attenzione di sponsor o dei privati cittadini: il suo successo sta nell’accompagnare alla richiesta un progetto ampiamente condiviso, capace di rappresentare un valore aggiunto non per un singolo donatore ma per un’intera comunità. Per le istituzioni pubbliche, attivare politiche di fund raising diventa un atto riconoscibile di investimento sociale, significa sensibilizzare i cittadini per farli aderire ad un progetto duraturo che possa renderli partecipanti propositivi, non solo semplici sostenitori finanziari.

L’attività di raccolta fondi può diventare una forma di promozione del valore culturale e sociale di una struttura, un momento di crescita delle relazioni sociali tra la biblioteca, chi vi lavora e chi vi accede per usufruire dei suoi servizi. Tutti questi soggetti, infatti, con modalità e ruoli diversi, diventano parte integrante di un comune progetto di sviluppo. Come accade per la totalità delle attività che le biblioteche portano avanti e intraprendono anno dopo anno, la cosa principale da fare è porsi in ascolto, comprendere il proprio territorio, registrarne le esigenze e le reali potenzialità in vista di un progetto culturale da proporre all’intera società.

Non esistono tecniche vincenti di per sé: ogni biblioteca, ogni istituzione culturale, ha delle proprie caratteristiche, un proprio bacino di riferimento, delle peculiarità nell’offerta dei propri servizi e in base a queste particolarità vanno studiate le condizioni migliori per proporre differenti forme di collaborazione e di raccolta fondi.

Affinché l’attività di fund raising di una biblioteca o di un’istituzione culturale abbia successo è necessario non solo che il progetto proposto risulti credibile e mostri una sua reale fattibilità, ma anche che i cittadini, ovvero coloro che vengono chiamati in causa per sostenere questo progetto, possano accedere in qualsiasi momento ad una serie di notizie, di dati, di informazioni relative a tutte le attività che lo promuovono e lo rilanciano, in nome di un’etica della trasparenza da non relegare solo alla routine dell’area amministrativa.

Oggigiorno, una biblioteca che non fa fund raising perde una grandissima occasione di rafforzare l’interesse della comunità per la cultura e al contempo di rafforzare la biblioteca stessa; lo ha sostenuto, in diverse occasioni, Massimo Coen Cagli, da anni impegnato su questo fronte, autore del testo “Fare fundraising in biblioteca. Strategie e tecniche per affrontare la crisi finanziaria”.

Un’occasione del genere, ad esempio, la Biblioteca Comunale di Montebelluna non l’ha persa, puntando su differenti livelli di collaborazione sia con le realtà economiche e commerciali private, sia con gli utenti. Diventare partner della Biblioteca Comunale di Montebelluna, significa sostenere l’intera progettualità della Biblioteca per un anno. L’azienda privata che decide di aderire a questo patto, firma un contratto di sponsorizzazione con la Biblioteca e, se lo desidera, si impegna, oltre che al pagamento della cifra convenuta, a garantire dei vantaggi ai possessori della BCM card, da gennaio a dicembre. Ogni utente della biblioteca può infatti scegliere di sottoscrivere la BCM card, che non è la tessera della biblioteca, ma una card diversa, che si può ottenere con una donazione di minimo 5 €, diventando così sostenitori della Biblioteca Comunale. Nel 2014 la Biblioteca ha ben 19 sponsor e davvero tantissimi sostenitori tra i propri utenti.

Una biblioteca, le cui origini sono intimamente legate a forme di contribuzione e sostegno della comunità, deve ambire a consolidare ed incentivare le proprie relazioni con le diverse anime del territorio, siano esse associazioni, parti sociali, imprese, istituzioni, facendosi promotrice di percorsi di cooperazione, per riscoprire quel forte legame che la rende un bene comune degno di una partecipazione attiva anche in termini di apporto di risorse umane e sociali volontarie.

Un altro esempio in tal senso lo troviamo in ciò che accade alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia, dove la struttura bibliotecaria comunale cittadina, si mostra sempre attiva e sensibile quando si tratta di guardare oltre le tradizionali forme di cooperazione interbibliotecaria, e ha attivato una fitta rete di relazioni con associazioni, enti, aziende del territorio, con il preciso intento di rendere gli utenti e tutta la comunità di riferimento “attivamente partecipi del progetto della biblioteca, sviluppando al tempo stesso da parte della biblioteca una propensione a condividere il progetto degli altri in una logica di integrazione e di arricchimento reciproco.” La lista degli alleati della San Giorgio, è ricca di soggetti che, con la collaborazione della biblioteca, organizzano seminari, convegni, corsi, performance artistiche, reading e incontri con gli autori, a cui tutti gli utenti possono partecipare.

Un ulteriore esempio meritorio di campagna organica di fund raising  lo troviamo realizzato dalle biblioteche dei Castelli Romani, con un’attività partita oramai da qualche anno e rivolta agli utenti, alla comunità intera, alle aziende, alle banche, alle amministrazioni locali. Il piano di fundraising della Fondazione Cultura Castelli Romani, coinvolge in prima battuta tutti i Consigli comunali dei Comuni soci del Consorzio. Prevede una delibera comune da approvare in Consiglio che sostiene le biblioteche dei Castelli Romani attraverso l’adesione al piano di fund raising della Fondazione Cultura Castelli Romani e invita i suoi membri ad iscriversi in biblioteca quali utenti sostenitori; invita tutti i cittadini a diventare soci del club Biblio+, la card delle biblioteche che mette l’utente sostenitore al centro di una comunità che vuole la biblioteca sempre più attiva e presente dentro la sua città. La Biblio+ rappresenta, innanzitutto, una fidelity card di sostegno ai servizi culturali del territorio: rende l’utente attivamente partecipe della vita delle biblioteche, dandogli la possibilità di investire del proprio per un bene comune.

Un’ampia politica di fund raising tra pubblico e privato l’ha intrapresa anche la Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia a Venezia. Si tratta di una biblioteca che una convenzione con il Comune di Venezia definisce Biblioteca civica del centro storico, riconoscendole il ruolo svolto per la città. È una biblioteca di carattere generale e mette a disposizione del pubblico oltre 350.000 volumi tra opere antiche e libri moderni. La Fondazione Querini Stampalia, in questi anni, ha elaborato e previsto un articolato panorama di forme di sostegno che variano secondo le specificità, i desideri e le capacità di chi vuole aderirvi.

Essere Amici della Querini Stampalia significa sostenere la Fondazione e prendere parte alle sue iniziative culturali oltre che partecipare ad un esclusivo calendario di attività; una donazione o un lascito contribuiscono all’incremento del patrimonio librario e artistico e alle attività di valorizzazione delle collezioni; le aziende possono associare il loro brand ad una tradizione di eccellenza culturale, attraverso una proficua e continuativa collaborazione o sostenendo un progetto.

Le azioni di fund raising sono poi importanti perché aiutano le biblioteche a non cadere nella tentazione funesta di sostituire l’utente con il cliente, ma al contrario, le inducono a valorizzare meglio tutte le possibilità relazionali che si creano con il cittadino, facendogli acquisire la consapevolezza di essere il primo partner della biblioteca. Una consapevolezza che sembra attuabile anche attraverso strumenti di raccolta come il crowd funding: sempre più spesso utilizzato anche da soggetti istituzionali, il crowd funding è emblema di una partecipazione civica a progetti di natura sociale e culturale.

Il web, per questi progetti, assume una rilevanza fondamentale, perché vengono gestiti attraverso piattaforme apposite, siti web che facilitano l’incontro tra la domanda di finanziamenti da parte di chi promuove i progetti e l’offerta di denaro da parte degli utenti.

È attiva in Piemonte dal 2014 , Innamorati della Cultura, una start-up dedicata al crowd funding culturale che si propone di aiutare tutti quei progetti che, per esser realizzati, hanno bisogno di finanziamenti. È  una piattaforma di crowd funding reward based; cioè prende fondi da privati e aziende che in cambio riceveranno una ricompensa. Il suo guadagno deriva da una fee (tassa) sull’importo totale raccolto per ogni progetto. Questa cifra serve per mantenere e aggiornare la piattaforma e, infine, per promuovere i progetti pubblicati.

Un progetto di crowd funding a favore delle biblioteche che ha trovato nella piattaforma di Produzioni dal Basso il giusto mezzo per diffondersi e venire realizzato, è quello della Biblioteca dei bambini e dei ragazzi “Le Balate” di PalermoProduzioni dal Basso è una delle prime piattaforme di crowd funding nate in Europa ed è possibile pubblicare un progetto determinandone gli scopi, il tempo di raccolta, le eventuali ricompense per i sostenitori e il budget. Se il progetto raccoglie consensi e sostegno da parte delle persone sarà poi possibile realizzarlo.

La Biblioteca dei bambini e dei ragazzi “Le Balate“, che si trova nel centro storico di Palermo, in un quartiere abitato in gran parte da famiglie con difficoltà socio-culturali e da famiglie straniere, ha presentato nel 2013, attraverso Produzioni dal Basso, il progetto “Una biblioteca può cambiare un quartiere”, organizzato per combattere la dispersione scolastica e le difficoltà di apprendimento. Ebbene, il progetto è stato finanziato per intero e le attività educative ad esso collegate sono state realizzate insieme all’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Palermo e con gli Istituti  Comprensivi “Nuccio” e “Perez – Madre Teresa di Calcutta” di Palermo.

Abbiamo dunque in Italia un panorama vasto di iniziative e progetti, di cui qui abbiamo riportato solo una parte. Questo fa ben sperare in relazione alla capacità delle biblioteche di diventare dei poli di aggregazione culturale e comunitaria, una strada ormai obbligata, da intraprendere con intelligenza, attenzione e creatività.

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Rubrica: Top post, Vita di biblioteca

  • Scritto da:

  • Carmine Aceto
  • Dal 1972, anno in cui sono nato, ad oggi, ho cambiato città, lavoro e sport praticati, ma ho conservato intatto l’interesse per i libri e per la lettura. Mi sono laureato in Lettere a La Sapienza con una tesi sull’analisi degli spazi scenici nelle messe in scena di Luca Ronconi, ho insegnato materie letterarie nelle scuole statali, mi sono diviso equamente tra uffici stampa e comunicazione aziendale, per poi, dodici anni fa, iniziare a stare accanto ai libri, non solo quelli di carta, davvero dalla mattina alla sera, facendo il bibliotecario. Oggi, corro in montagna, a piedi chiaro, scrivo di biblioteche e mondo digitale , ma anche di altre cose sbagliate in generale, e il mio romanzo Le cose sbagliate, pubblicato ad aprile 2014, su questo punto è ben chiaro. Il mio blog è carmineaceto.wordpress.com


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