Il punto di vista: la focalizzazione interna

Il punto di vista: la focalizzazione interna Illustrazione di Maria Giovanna Lanfranchi

Agostino aveva sempre visto sua madre ad un modo, ossia dignitosa, serena, discreta. Fu assai stupito osservando, durante la gita, il cambiamento intervenuto non soltanto nei suoi modi e nei suoi discorsi, ma anche, si sarebbe detto, nella sua persona; quasi che, addirittura, ella non fosse più stata la donna di un tempo.

Siamo ancora in presenza di una terza persona, ma il punto di vista non è più esterno; Moravia lo pone sul pattino insieme ai personaggi. La madre di Agostino non è descritta in modo impersonale, ma attraverso gli occhi e la tonalità emotiva del figlio. Lo sguardo che mette a fuoco è quello smarrito e geloso di Agostino, che scopre con timore una diversa immagine della madre.

Se optiamo per una focalizzazione interna, abbiamo due possibilità:

  • focalizzazione interna fissa : la scena sarà “ripresa” sempre dallo stesso personaggio.
  • focalizzazione interna multipla: come un esperto regista, lo scrittore cambia prospettiva, intrecciando vari punti di vista.

La conoscenza così minuta di ciò che accade al personaggio che utilizziamo come lente di focalizzazione, porta naturalmente alla non conoscenza di ciò che sta nella mente degli altri personaggi. Il narratore sa solo quello che il personaggio di cui sposa il punto di vista vede, sente, immagina.

«Una sola volta parve che la madre si accorgesse della sua presenza; e fu quando il giovane, lasciati ad un tratto i remi, si chinò in avanti, con un viso intensamente malizioso, e le disse sottovoce una breve frase che Agostino non riuscì a capire»

Fosse stato un narratore manzoniano, ci avrebbe detto quale era quella “breve frase”, che il personaggio non aveva sentito, ma che il narratore e il lettore sanno. La focalizzazione interna, invece, equipara i livelli dei personaggi, del narratore e dei lettori. Stanno tutti sullo stesso piano. Come legare il linguaggio del narratore con il linguaggio del personaggio/punto di vista? Se il narratore guarda la storia sempre attraverso gli occhi di un personaggio, dovrà differenziare o no la sua voce da quella del personaggi?

Potete scegliere di usare un discorso diretto o indiretto “legato”, con dei connettivi quali: disse, affermò, pensò, ecc…  Questa scelta darà una distanza tra il narratore e il suo punto di vista, ma un uso eccessivo di verbi legati al sentire o al dire, può risultare ripetitiva. Oppure potete optare per il discorso indiretto libero, che usa un lessico più espressivo fatto di interiezioni, termini gergali e dialettali, e una concordanza tra il tempo della narrazione e quello dell’azione.

Finché il colonnello mi ha chiamato e ha detto che se son gentile sta bene, però vedessi un poco di fare ben benino il mio lavoro e non tutta un’avemaria come se fossimo in una confraternita e non nel patrio esercito.

(P. V. Tondelli, Pao Pao).

In questa citazione, Tondelli non dice “Mi ha detto di stare attento a fare bene il mio lavoro”; ben benino è un’assimilazione del discorso diretto del personaggio in quello indiretto del narratore, anche il termine avemaria ci indica che siamo in presenza di un’assimilazione fra diegesi e mimesi.

Se invece, volete vestire i panni di tanti personaggi della vostra storia, attenzione alla schizofrenia!

«Vedo un anello» disse Bernard «sospeso sulla mia testa. Pendente, tremulo e vibrante, in un cerchio di luce».

«Io vedo una lastra di un giallo pallido» disse Susan «che fugge via fino a perdersi in una striscia violetta».
«Io odo un suono» disse Rhoda «cip cip, cip, cip; su e giù tra i rami.»
«Io vedo un globo» disse Neville «pendulo come una goccia contro i fianchi immensi di una qualche collina».

«Vedo una nappa color cremisi» disse Jinny «con fili d’oro intrecciati».
«Io sento come uno scalpitio» disse Louis. «Il piede di un grosso animale è stato incatenato. E la bestia scalpita, scalpita, scalpita».

È l’incipit de Le onde di Virginia Woolf, romanzo composto dai soliloqui dei sei protagonisti. Già dall’inizio, la Woolf ci mette davanti la relativizzazione delle percezioni, il caleidoscopio di focalizzazione a cui il lettore andrà incontro. Vi sono anche modi meno stranianti di utilizzare una focalizzazione mista: Clara Sanchez ne La voce invisibile del vento, ad esempio, titola ogni paragrafo con il nome del personaggio punto di vista: Julia e Félix. Il cambio di punto di vista, nel romanzo della Sanchez, è indispensabile alla fabula, poiché il romanzo narra gli otto giorni di coma di Julia, visti dalla parte del marito cosciente e dalla parte di lei, che incosciente rielabora in una visione gli stimoli esterni.

Una situazione molto particolare di focalizzazione è quella scelta da Kundera per L’insostenibile leggerezza dell’essere.

Sono già molti anni che penso a Tomáš, ma soltanto alla luce di queste considerazioni l’ho visto con chiarezza.

Chi parla? Il narratore, che dopo avere iniziato con considerazione filosofiche sull’eterno ritorno di Nietzsche, introduce il suo personaggio come farebbe un burattinaio con il proprio. In molte pagine del romanzo, il narratore fa capolino, commenta le vicende che vedono coinvolti i suoi personaggi, ironizza sulle loro paure. Ad un certo punto, siamo quasi alla metà dell’intreccio, dice:

Se seguissi tutte le conversazioni tra Sabina e Franz, con i loro fraintendimenti potrei mettere insieme un grosso dizionario. Accontentiamoci di uno piccolo.

Siamo in presenza di un narratore extradiegetico che ci mette di fronte ai punti di vista, in questo caso semantici dei due personaggi. Ogni parola ce la presenta nella interpretazione di Sabina e in quella di Franz.

L’Autore è in ombra, ma c’è. Tocca a voi scegliere adesso come e quanto nascondervi.

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Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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1 Comment

  1. Ciao Deborah, grazie per questo bel post, mi aiuterà in fase di revisione del mio romanzo. Avrei un paio di dubbi, potresti aiutarmi?

    Mi piace molto nei libri che leggo quando il narratore presenta un personaggio secondario e ne racconta brevemente la storia, e anche quando fa un salto nel futuro per dire cosa ne sarà di lui. Per esempio: “Loretta era figlia di pastori ed era sempre andata a trovarli ogni anno fino a quel giorno. Nessuno allora sapeva che due anni dopo sarebbe stata trovata morta, su quello stesso sentiero di montagna”.
    Se uso una focalizzazione interna posso inserire una frase del genere? O è imperativo rimanere legati a ciò che sanno i personaggi?

    Quando parla il narratore di solito uso i nomi propri, per esempio Lucia anche se nel discorso diretto tutti la chiamano Lucy. Nel discorso indiretto libero è più corretto usare Lucia o Lucy?

    Grazie e complimenti per l’ottimo blog :)

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