La “progressive disclosure” nei romanzi gialli

La “progressive disclosure” nei romanzi gialli Illustrazione di Maria Giovanna Lanfranchi

Finora, abbiamo affrontato una serie di argomenti legati al benessere psicofisico dello scrittore e ai modi più efficaci di stimolare la creatività; senza le condizioni ottimali, infatti, anche l’idea più accattivante può risultare difficile da concretizzare. Adesso voglio presentare, invece, un’altra possibile applicazione della psicologia all’attività di scrivere: individuare strategie per coinvolgere emotivamente il lettore, rendere la narrazione più avvincente, creare personaggi e dialoghi realistici e interessanti.

Una domanda che mi sono posto più volte, come lettore e appassionato di scrittura, riguarda i romanzi gialli e thriller:

 Come mai rappresentano uno dei generi letterari più gettonati? Perché li troviamo di frequente in cima alle classifiche dei libri più venduti? 

Spesso, le storie narrate in questi romanzi affrontano tematiche dolorose e inquietanti quali l’avidità, la vendetta, la malattia mentale, l’odio; potremmo quindi pensare che molte persone trovino intrigante addentrarsi in tali abissi, magari con una certa morbosità. Mi sono convinto che una spiegazione convincente del successo dei racconti crime, invece, sia di tutt’altra natura, per fortuna più rassicurante. Voglio condividere questa mia riflessione con voi, per introdurre poi un meccanismo psicologico-narrativo che può essere adattato a qualsiasi genere letterario.

I romanzi gialli, probabilmente, riscuotono un grande successo per la loro capacità di coinvolgere il lettore, “incollandolo” alle pagine mentre si pone una serie di interrogativi stimolanti. Durante gli studi di psicologia, mi ero imbattuto nel concetto di “progressive disclosure”, che potremmo tradurre come “rivelazione graduale”, utilizzato anche nel mondo del marketing. Di cosa si tratta?

Pensate a quelle pubblicità nelle quali un’immagine un po’ misteriosa, che magari nasconde o lascia appena intuire l’oggetto in questione, è accompagnata da un indirizzo web. Ecco, in casi del genere è probabile che la curiosità spinga le persone a “indagare”, intrigate appunto da quell’assenza di dati precisi. A tal punto sembra che un individuo sia più propenso, se non all’acquisto immediato della merce pubblicizzata, quantomeno a raccogliere ulteriori informazioni, magari soffermandosi di più sul sito web.

Come si spiega il fenomeno? In pratica, quando qualcosa ha suscitato in noi una forte curiosità e abbiamo compiuto delle azioni per approfondirne la conoscenza, ci sentiamo coinvolti in prima persona e meno propensi a lasciar perdere: ormai siamo, per così dire, “in ballo”.

Riflettendo, mi sono accorto di essere soggetto a tale processo, durante la lettura di romanzi gialli: magari la storia aveva un plot troppo contorto e inverosimile, magari qualche personaggio era poco caratterizzato; eppure, ero catturato dalla vicenda e desideravo leggerla fino alla fine, per trovare una risposta agli interrogativi che aveva suscitato e non vanificare il tempo dedicato a quel libro.

 Ecco quindi come agisce la progressive disclosure: 

  • la rivelazione graduale incuriosisce e spinge a farsi domande, investendo tempo nella ricerca di informazioni;
  • a quel punto, non vogliamo rendere inutili i nostri sforzi e proseguiamo la lettura. Ci sentiamo inoltre attivi, piacevolmente coinvolti.

Il coinvolgimento del lettore è un aspetto non trascurabile. Siamo letteralmente bombardati di informazioni da ogni media. Ecco che un libro, un programma tv, un sito che non si fanno subire passivamente, ma stimolano in noi domande, riflessioni, ipotesi, ci sottraggono piacevolmente dal ruolo di spettatori inattivi. Così avviene appunto con i gialli; spesso mi sono sorpreso a fare congetture su una trama avvincente, anche dopo aver chiuso il libro da un po’ per dedicarmi (apparentemente) ad altre attività.

 

 Ebbene, il meccanismo di progressive disclosure può essere adattato a qualsiasi genere letterario. Proprio così! 

Se scrivete un giallo, un thriller, una spy story, è chiaro che dovrete tenere il lettore in sospeso dall’inizio, rivelando gli indizi lentamente. Ma anche qualora il vostro libro sia di tutt’altro genere, ad esempio un romanzo “di formazione”, dalla spiccata componente psicologica, il suddetto meccanismo può essere adottato con successo! Nel giallo, gli elementi da rivelare progressivamente riguardano un crimine e l’indagine relativa; eppure, non servono omicidi, furti o persone scomparse nel nulla, per avvincere il lettore.

Ho l’impressione che, a volte, la nostra quotidianità possa essere noiosa se osservata dall’esterno, ma molto avvincente se vista da “dentro” di noi, con i sentimenti contrastanti che ci animano, i desideri, le paure e le speranze. Anche questi elementi si prestano al meccanismo della rivelazione graduale!

Voglio illustrare il concetto in pratica, con un piccolo gioco letterario: il passaggio di un immaginario romanzo “di formazione”.

 Mentre si avvicinava al luogo dell’appuntamento, davanti al pontile, Marco era assalito stranamente da alcuni flashback della sua adolescenza.

Cercava di distrarsi, osservando le strade di quella località di mare fuori stagione: semivuote, malinconiche se paragonate alla frenesia estiva, ma in qualche modo poetiche, nella luce già quasi crepuscolare. Improvvisamente, rivide dentro di sé l’immagine di un pomeriggio lontano.

Strinse i pugni. Non aveva senso rivivere quei ricordi. Arrivò nella piazzetta antistante il pontile. Lei non c’era ancora. Lanciò lo sguardo lontano, sul mare autunnale. Qualcuno passeggiava sulla riva.

Marco rivide nella mente se stesso dodicenne, chinato a scrivere nella luce soffusa della sua camera. Scriveva un messaggio importante, lo decorava con disegni della cui ingenuità un po’ si vergognava. A un tratto la porta, però, si era spalancata. Distolse ancora la mente da quell’episodio.

Si guardò attorno. Lei era in ritardo di dieci minuti. Non si sarebbe presentata?

Il ricordo tornò prepotente. Suo padre che rideva, la sua figura imponente che puntava il dito sul biglietto che Marco stava scrivendo…

- Ti pare che alle donne piacciano queste sciocchezze? Non fare l’ingenuo! Con loro devi mostrarti tosto, tutto d’un pezzo!

In qualche modo, quelle parole e tante altre, dal tono simile, si erano conficcate profondamente in Marco. Ormai era più vicino ai trent’anni che ai venti: quante relazioni aveva rovinato con una corazza di durezza autoimposta?

Tutt’a un tratto la vide. Lo salutava sorridendo, avvicinandosi avvolta nel suo cappotto bordeaux.

Si alzò di colpo e cacciò definitivamente quel ricordo. Stavolta sarebbe stato diverso. Si sarebbe lasciato leggere come un libro aperto.” 

Giocando con il ricordo del protagonista, ho voluto tenere il lettore in sospeso, ritardandone la rivelazione. La stessa cosa, però, avrebbe potuto essere raccontata in maniera molto più banale, ad esempio:

Recandosi al luogo dell’appuntamento, Marco ripensava ai suoi errori passati, alle relazioni andate male, collegando tutto ciò anche all’atteggiamento di suo padre.

L’aveva sempre invitato a mostrarsi autoritario, quasi sprezzante, a reprimere i sentimenti o, almeno, a non mostrarli. E lui inconsciamente aveva ubbidito, rovinando tante relazioni con un modo di fare brusco e apparentemente gelido.

Così, il passaggio è molto più sintetico, ma il lettore non si pone particolari domande su Marco, non è molto stimolato a fare congetture sui loro rapporti. Tutto viene, appunto, svelato subito. Ho utilizzato un esempio piuttosto semplice, ma la tecnica della rivelazione graduale può davvero trasformarsi in uno strumento dalle mille possibilità. Anche una sequenza nella quale un personaggio fa semplicemente la spesa al supermercato, ripensando a qualcosa che lo ha colpito, può divenire intrigante, carica di una stimolante tensione, se  lasciamo trapelare poco per volta cosa stia attraversando la sua mente!

 Potete sperimentare liberamente questa strategia di scrittura, narrando una semplice scena di vita quotidiana o una riflessione in modo intrigante e graduale. 

 

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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