Slow Journalism

Slow Journalism

Ci sono notizie che possono, e devono, essere raccontate subito, altre che non trovano spazio nelle pagine di cronaca o nei telegiornali. Parliamo di slow journalism, il giornalismo di approfondimento, quello che per essere raccontato ha bisogno del giusto tempo e spazio. Quello delle storie che non meritano di cadere nel tritacarne delle fast-news ed essere liquidate in pochi minuti di lettura. Ma chi sono i protagonisti di questo genere sempre più seguito? Spesso gli stessi giornalisti che seguiamo tutti i giorni su stampa e tv. Noi abbiamo incontrato Sabino Labia, di Panorama.it, autore di “Tumulti in aula” (Aliberti); “Onorevoli, le origini della casta” (e-book Amazon) e “La scelta del Presidente” (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri). 45 anni, laureato in lettere moderne all’Università di Bari con una specializzazione in Storia del Novecento Europeo, vive e lavora a Milano e si occupa di giornalismo politico come collaboratore di testate online e come scrittore.

Il giornalismo di approfondimento politico è sempre stato la tua passione?

«Prima c’è stata la grande passione per lo studio della politica e poi è arrivato il giornalismo. Il connubio tra le due cose è stato una naturale conseguenza».

È stato difficile trovare editori che investano sull’approfondimento giornalistico?

«Evidentemente quello del giornalismo politico è un settore che in questo periodo interessa i lettori, quindi anche gli editori. Il coinvolgimento nelle vicende politiche nazionali negli ultimi anni è stato crescente quindi, sia per “Tumulti in Aula” sia per “La scelta del Presidente”, ho inviato le bozze dei miei lavori a una serie di editori del settore e ho ricevuto quasi subito le proposte di pubblicazione. Per “Onorevoli”, invece, trattandosi di un instant-book, ho voluto sperimentare il digitale, occupandomi personalmente di tutti i processi che hanno portato alla pubblicazione».

Quali sono le caratteristiche di un libro di approfondimento giornalistico?

«Il cosiddetto “slow journalism” per avere appeal sui lettori deve sempre partire da un fatto di attualità o che, in prospettiva, lo possa diventare. Una volta stabilito l’argomento da approfondire, comincia il lavoro più difficile e più faticoso: quello della ricerca delle fonti. Per esempio, nel caso del mio ultimo libro, “La scelta del Presidente” nel 2013 erano previste le elezioni del Capo dello Stato, e così un paio d’anni prima ho cominciato a raccogliere tutto il materiale necessario per la stesura. Ho passato intere giornate nella biblioteca nazionale di Milano, nelle biblioteche di Camera e Senato a Roma e su Internet (per Internet raccomando di fare molta attenzione alla provenienza delle fonti!). A quel punto è cominciata la stesura del libro: all’inizio è un lavoro sulla struttura e i contenuti, poi si passa alla correzione stilistica, che è la personalizzazione dell’opera dal punto di vista del linguaggio. Naturalmente, non deve mancare la citazione delle fonti: è fondamentale per la credibilità del lavoro».

È possibile coniugare l’approfondimento giornalistico con una lettura che sia allo stesso tempo comprensibile e stilisticamente avvincente?

«Prima di scrivere questo genere di libri bisogna essere consapevoli di quale tipo di lettore si vuole raggiungere. Per avere un pubblico ampio e trasversale bisogna evitare il rischio di annoiare chi legge. Trattandosi di politica io, per esempio, piuttosto che un linguaggio tecnico, uso uno stile narrativo. Non a caso i best seller nel settore dell’approfondimento sono scritti da giornalisti e non da tecnici».

Vero, ma quei giornalisti devono avere un’ottima competenza specifica della materia…

«La competenza è indispensabile per la credibilità del lavoro. In particolare per la storia della politica gli studi hanno una loro fondamentale importanza. Poi, naturalmente, la competenza si approfondisce sul campo, intervistando, leggendo e seguendo quotidianamente gli avvenimenti».

Lavori nel centro di documentazione di una grande casa editrice italiana. Avere un accesso “privilegiato” alle fonti aiuta?

«Sì. Di solito con gli studi si rimane nella parte teorica poi però bisogna mettere in pratica le proprie conoscenze. Io sono stato fortunato perché da anni sono a stretto contatto con giornalisti e scrittori, realizzando ricerche per i loro articoli e libri. Questo mi ha portato ad approfondire il mondo del giornalismo e imparare la scrittura giornalistica».

Collabori da anni per testate giornalistiche nazionali online: qual è la differenza principale tra il linguaggio della notizia “fast” e quello della notizia “slow”?

Potremmo utilizzare le famose 5W del giornalismo anglosassone. Quando si tratta di notizia fast ormai si va poco oltre le 5W (who, what, when, where, why), anche perché la maggior parte delle notizie arriva sul web prima ancora che sui canali ufficiali. Per la notizia slow bisogna aggiungere il contesto storico, le premesse, e far parlare i protagonisti oltre ai fatti».

La comunicazione contemporanea è spesso “fast and furious” eppure il genere dell’approfondimento è sempre più apprezzato. Perché?

«Montanelli diceva: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Secondo me chi scrive e chi pubblica deve combattere una sorta di battaglia per evitare l’assuefazione del pubblico all’informazione approssimativa e superficiale».

Lo fai solo per passione o la tua è anche una sorta di “mission” civica?

«Non voglio sembrare presuntuoso dicendo che la vivo anche come una missione, ma di certo posso dire che questo lavoro non si fa per denaro. Io ho cominciato per passione, e ora la differenza entusiasmante è che posso condividere questa passione con i lettori. In questi anni ho scoperto che sono moltissimi quelli che hanno voglia di conoscere la storia recente del nostro Paese, anche tra i più giovani».

Libri così hanno più senso in e-book o come oggetti da tenere sulla scrivania e consultare di quando in quando?

«L’approfondimento giornalistico ha senso con qualsiasi mezzo venga fatto: in e-book, in carta o in video. L’importante è che venga realizzato in maniera seria, approfondita e soprattutto obiettiva».

Il tuo motto è: “Leggo, dunque scrivo”. Quali sono gli autori che hanno più influito sulla sua formazione?

«Nella mia vita ho dedicato molto tempo alla lettura dei quotidiani e dei libri storico-politici. Più che i singoli nomi, tra cui sicuramente ci sono Montanelli, Bocca o Scalfari, ciò che ha influito nel mio modo di scrivere è quel modello di giornalismo che purtroppo oggi è quasi estinto. Il settimanale Panorama fondato da Lamberto Sechi aveva come motto: “I fatti separati dalle opinioni” e Enzo Biagi non si stancava di ripetere che bisognava raccontare gli avvenimenti evitando di esprimere le opinioni personali. All’estero nei settori di cui mi occupo vale ancora questa regola, in Italia, purtroppo, sempre meno».

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Eleonora Molisani
  • Studi classici, laurea in legge, non avevo il pelo sullo stomaco per fare l’avvocato. In realtà nemmeno sulla lingua, quindi ho preferito coltivare la mia passione per la scrittura, diventando giornalista. Sono caposervizio al settimanale Tu Style di Mondadori e nel tempo libero collaboro con il quotidiano online Il Calibro e seguo i miei due blog: News-tweet.com. e Natural Born Readers & Writers (li trovate anche su fb e twitter). Collaboro, come docente di giornalismo, alla scuola di linguaggi Mohole di Milano.


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