Le tecniche dell’intreccio: la cornice

Le tecniche dell’intreccio: la cornice Illustrazione di Ivan Canu

Oltre l’analessi e la prolessi per intrecciare la nostra fabula, abbiamo a disposizione uno strumento narrativo molto sofisticato, per  narratori “advanced”: la cornice. La cornice narrativa crea diversi livelli di narrazione e nasce in ambito novellistico, per unificare i differenti io narrante che raccontano le storie (ad es. nel Decameron o nei Racconti di Canterbury) oppure per tenere insieme le differenti storie narrate da un medesimo personaggio (Le mille e una notte o Le città invisibili). Ma si può parlare anche di un altro tipo di cornice narrativa: quella in cui l’autore inserisce un doppio (o triplo livello di narrazione) usando un narratore di secondo grado.

Il re persiano Shārīyār, essendo stato tradito da sette delle sue mogli, ha deciso di uccidere al termine della prima notte di nozze le sue spose. Questo macabro rituale va avanti fin quando Shārāzad escogita un piano: raccontare ogni notte al re una storia, posticipando al giorno dopo il finale. Questo escamotage le rende salva la vita, perché dopo mille e una notte il re si innamorerà di lei. Questa è la cornice de Le mille e una notte, all’interno della quale si inseriscono una molteplicità di storie, ambientazioni, personaggi per ventiquattro storie principali che, a loro volta, contengono storie minori.

L’effetto è l’incanto della parola, la moltiplicazione delle fabula e un vertiginoso senso di infinito che nella letteratura contemporanea è stata al meglio rappresentata dalla letteratura di Jorge Louis Borges, maestro di cornici e di gioco degli specchi.

Il nostro Boccaccio immaginò che, per sfuggire alla terribile peste del 1348, dieci giovani si ritirarono in una villa vicino Fiesole e che ogni giorno raccontavano una novella ciascuno intorno a un tema prescelto. Abbiamo così 4 livelli di narrazione:

1 livello extradiegetico =  proemio, introduzione alla IV giornata e conclusione. In questo livello parla l’Autore Giovanni Boccaccio.

2 livello intradiegetico = introduzione generale e descrizione della peste, introduzione e conclusione di ogni singola giornata. L’autore Giovanni Boccaccio sparisce e ci sono i narratori/personaggi, cioè i dieci ragazzi.

3 livello diegetico = è il livello della narrazione di ogni singola novella. Sparisce sia il narratore del I livello, che quelli del II livello e rimangono i personaggi.

4  livello metadiegetico = alcuni personaggi delle novelle narrano a loro volta una storia (come Melchisedech il giudeo nella III novella della I giornata).

In tal modo, è come se il libro cominciasse quattro volte:

  1. « Comincia il libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in dieci dì dette da sette donne e da tre giovani uomini ». (Proemio).
  2. «Umana cosa è aver compassione agli afflitti…». (Introduzione).
  3. «Comincia la prima giornata del Decameron, nella quale dopo la dimostrazione fatta dall’autore… ». (Introduzione alla prima giornata).
  4. «Ser Cepperello con una falsa confessione inganna uno santo frate, e muorsi; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto». (Prima novella della prima giornata).

Se decidiamo di utilizzare la cornice nella nostra scrittura, non dobbiamo dimenticare che la funzione di questa è unificare il molteplice. Se scriviamo la nostra opera con un unico stile, in unico spazio e con pochi personaggi, il senso stesso della cornice si impoverisce. Anche la scelta del racconto nel racconto, sotto forma di ritrovamento di un manoscritto, di un diario di alcune lettere, ha un senso se noi facciamo sentire le due voci narrative.

I promessi sposi hanno due narratori: uno è l’Autore anonimo del manoscritto secentesco che racconta la storia di Renzo e Lucia, l’altro è l’io narrante che ne trascrive la prosa in italiano moderno. Ma perché Manzoni sente il bisogno di creare questa finzione? Perché aumenta la distanza tra il narratore e la narrazione:

 io narrante

L’Io narrante diventa onnisciente e ha una consapevolezza critica, culturale, morale superiore al narratore anonimo, perché conosce passato presente e futuro della vicenda narrata, in virtù della sua distanza temporale. In quell’interstizio tra narratore di secondo grado e storia, trova spazio la celeberrima ironia di Manzoni.

Se l’invenzione di un narratore su cui parlare non vi convince, potete sdoppiarvi e glossare, creare una cornice su quanto voi stessi avete scritto: è quanto fa Tommaso Landolfi nella Conferenza personalfilologicodrammatica con implicazioni, opera del 1974 in cui Landolfi crea una conferenza fittizia su un suo racconto, La passeggiata, del 1966. Immagina un dialogo col pubblico e la risposta ad un critico che gli aveva criticato le scelte linguistiche del racconto del 1966.

Siamo nel cuore di un procedimento metanarrativo.

Due esercizi di creazione di cornice?

  1. Create un’occasione in cui il narratore-1 incontra un personaggio (narratore-2) che gli narrerà la vita di suo fratello. Costruite una biografia di questo fratello attraverso i racconti del narratore-2, presunti articoli di giornale, ricordi del narratore-1.
  2. Immaginate di narrare di un narratore (narratore-2) che vuole raccontare nuovamente una storia classica della letteratura, già scritta da un narratore-3.

È un lavoro complicato – per narratori advanded, dicevamo – perché chiede di padroneggiare più stili e anche una corposa immaginazione. Vi diamo le soluzioni.

La prima cornice è quella di Pastorale americana di Philip Roth, la seconda è Pierre Menard (autore del Don Quijote de la Mancha) del funambolico Borges. Cosa ci insegna lui sulla tecnica della cornice? Che è un modo per far prolificare le storie, moltiplicare il possibile e creare interminabili finzioni. Come Shārāzad.

Parole chiave: #, #, #, #, #, #

Rubrica: Breve corso di romanzologia, Top post

  • Scritto da:

  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


Commenta su Facebook

commenti

0 Comments

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il punto di vista: l'io narrante - Scrivo.me - [...] narrante, siamo in un momento topico: Italo Svevo, ne La coscienza di Zeno, lo duplica, creando una cornice che ...
Email
Print