Intervista a Il Cile

Intervista a Il Cile

Rocker, cantautore, scrittore, Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, in questi giorni è indaffaratissimo: sta promuovendo l’album “In Cile Veritas”, gioco di parole che è anche un omaggio al nettare divino delle sue terre toscane. Perché questo aretino dal viso d’angelo e la poetica da maledetto ha conquistato critica e pubblico sì con la musica, ma soprattutto grazie ai testi delle sue canzoni. Lui che, a differenza di molti, la gavetta l’ha fatta davvero, prima studiando al Dams, poi suonando come chitarrista in una piccola band, infine convincendo un noto produttore a dare fiducia alle sue canzoni. Due anni fa il suo primo album “Siamo morti a vent’anni” ha scalato le classifiche alla velocità della luce, grazie anche al successo del singolo “Cemento armato”, e oggi il cantante ci riprova con un disco più maturo, frutto di importanti esperienze e collaborazioni tra cui la scrittura di “Tutto ciò che ho”, per l’album “Noi siamo il club” dei Club Dogo, di quattro dei tredici brani dell’album dei Negrita “Dannato vivere”, fino all’apertura nel 2013 del Back up tour di Jovanotti. Noi di Scrivo.me lo abbiamo incontrato per capire se e quanto è difficile scrivere in musica. E attraverso quali strade è riuscito a diventare una delle promesse italiane della canzone d’autore.

 

Due anni dopo “Siamo morti a vent’anni” torni con “In Cile Veritas”, un titolo che è una dichiarazione programmatica. Di che cosa tratta esattamente?

«È una rivisitazione in chiave goliardica, tipicamente toscana, del celebre motto “in vino veritas”, un atto celebrativo nei confronti delle mie terre d’origine e di quella cultura popolare».

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Non sei arrivato al successo in un baleno, come quelli dei talent show. In che cosa ti senti diverso?

«Fin dall’inizio ho preferito la sostanza di quello che proponevo piuttosto che l’apparenza del personaggio. Mi piace fare le cose bene e l’uscita del mio primo album è stata il prodotto finale di un lavoro fatto col produttore, musicista e compositore Fabrizio Barbacci: lo abbiamo scritto, riscritto e limato finché non ci siamo sentiti sicuri di avere tra le mani qualcosa di valido e fortemente competitivo».

Come e quando hai cominciato a scrivere canzoni?

«Da piccolo mi calmavo solo quando i miei genitori mi mettevano in sottofondo la musica dei cantautori italiani. Da terremoto mi trasformavo in agnellino. Durante l’adolescenza, poi, ho deciso di tentare l’unione tra la grande passione per la scrittura e l’amore per la chitarra, e sono nati i miei primi brani».

Se la gavetta è necessaria, quale genere di gavetta forma meglio un cantautore?

«Ascoltare i grandi cantautori del passato, leggerne anche soltanto i testi, cercare di smussare creativamente la metrica, le sillabe e le rime. Quando si scrivono canzoni si deve diventare dei veri e propri burattinai delle parole».

La scrittura delle canzoni ha delle regole ben precise. Ci spieghi quali?

«Solitamente musica e parole procedono di pari passo. Una canzone deve avere un equilibrio: un preludio ed un finale, e l’equilibrio deve riguardare la musica ma anche le parole. La semantica, le assonanze e le consonanze, le figure retoriche, la scelta di rime alternate o baciate, o incatenate: tutto deve essere usato con equilibrio e naturalezza, in modo da riuscire a esprimere nel brano l’essenza di ciò che si vuole comunicare. Io consiglio sempre di gettare una base solida e poi di limare molto. La fonetica, la musica e le parole alla fine devono fondersi in un’armonia indissolubile. Se una canzone ha queste caratteristiche ci sono buone possibilità che diventi un successo».

Scrivi di notte, di giorno, in modo abitudinario?

«Scrivo continuamente, scrivere è un’ossessione per me. È la mia vita; la terapia che non mi fa deragliare».

È per questa urgenza che l’anno scorso hai deciso di pubblicare il libro “Ho smesso tutto” per Kowalski? Come è nato il progetto?

«La casa editrice Kowalski era molto interessata alla mia scrittura un po’ bukoskiana; io, da parte mia, avevo voglia di scrivere un romanzo atipico, che dissacrasse la figura del cantante e mettesse in luce le miserabili avventure amorose tragicomiche che sovente accompagnano la carriera di chi sceglie questo mestiere. Ne è nato un libro ironico, molto rock and roll».

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La scrittura in musica e la prosa: è stato faticoso cambiare registro?

«Cambiano le regole generali ma il mood è il mio. La differenza è che una canzone dura 3-4 minuti, un capitolo in prosa può essere lungo anche mezz’ora di lettura. E questo dà un respiro più ampio a quello che si vuol comunicare».

Si legge sempre meno ma si scrive sempre di più: dai social network ai libri, dalle canzoni agli sms. Sembra che questa generazione abbia una voglia matta di esprimersi attraverso la parola scritta…

«Sì, ma l’urgenza di apparire ed esserci, anche solo in rete, ha come conseguenza negativa soprattutto quella di deturpare grammaticalmente la nostra meravigliosa lingua italiana».

Quali sono i cantautori italiani da cui hai imparato di più?

«Mi basta citarne uno: Fabrizio De Andrè».

Oltre a questo che cosa ha contribuito e contribuisce alla tua ispirazione?

«Letture, viaggi, esperienze, donne. La mia vita con i suoi chiaroscuri confluisce nelle mie liriche, salvandomi dai miei turbamenti e dai miei demoni».

I testi di quest’ultimo album sono una fotografia fedele di te? Quello che scrivi ti assomiglia sempre di più, dato anche il titolo dell’album (“In Cile Veritas”)?

«Sì, sono sempre più soddisfatto. Anche se c’è sempre un margine per migliorare».

Che consiglio daresti a un cantautore esordiente? Da che cosa e come cominciare?

«Gli direi di cominciare leggendo i testi dei grandi cantautori, anche a prescindere dalla musica. Secondo me la lettura, in generale, è la migliore palestra».

 

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Eleonora Molisani
  • Studi classici, laurea in legge, non avevo il pelo sullo stomaco per fare l’avvocato. In realtà nemmeno sulla lingua, quindi ho preferito coltivare la mia passione per la scrittura, diventando giornalista. Sono caposervizio al settimanale Tu Style di Mondadori e nel tempo libero collaboro con il quotidiano online Il Calibro e seguo i miei due blog: News-tweet.com. e Natural Born Readers & Writers (li trovate anche su fb e twitter). Collaboro, come docente di giornalismo, alla scuola di linguaggi Mohole di Milano.


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