Biblioteche e content curation

Biblioteche e content curation Foto di Jorge Franganillo ( https://www.flickr.com/photos/franganillo/ )

L’ecosistema informativo digitale si espande in modo non sempre facilmente rintracciabile e le singole notizie rischiano di precipitare lontano dalle nostre ricerche, provocandoci un senso di vertigine che ci lascia smarriti. Il primo motore della crescita illimitata dei contenuti online è dato da ciò che i singoli utenti che frequentano abitualmente il web generano, soprattutto adesso che i social permettono di sfornare, in modo intensivo, contenuti personali di ogni genere e formato.

Il mondo online, quello informativo in primo luogo, è un terreno nuovo nel quale sfruttare opportunamente le conoscenze professionali che i bibliotecari hanno in materia di organizzazione delle informazioni.

La creazione di liste ragionate dei contenuti presenti nel web, attraverso la selezione di fonti attendibili e aggiornate, utili per un determinato scopo, per una ricerca ben precisa o per finalità informative dettagliate, è un procedimento che può portare le biblioteche e chi vi lavora a diventare la bussola capace di orientare i propri utenti. La cura e la selezione delle informazioni e la loro organizzazione sistematica, sono attività abituali per i bibliotecari, ma i campi nei quali inizialmente questo genere di attività riferita al web ha preso piede, sono stati ben altri, come il giornalismo culturale, ma anche l’e-commerce e il marketing digitale. Per definire questo nuovo genere di attività si usa il termine di content curation.

Attraverso quest’attività, per esempio, le biblioteche e i bibliotecari possono ricercare e selezionare articoli, notizie e informazioni di diverso genere (testuale, sonoro, video) su singoli argomenti specifici, e poi ulteriormente organizzarli, creando cataloghi informativi e percorsi di apprendimento per gli utenti. I bibliotecari si ritroverebbero così a mettere la loro professionalità a disposizione degli utenti, per orientarsi in un web obiettivamente sovraccarico di contenuti. La content curation richiede alle biblioteche tanto lavoro di ricerca, ma non si tratta di una novità, soprattutto per i bibliotecari addetti ai servizi di reference. Le informazioni che vivono in Rete, circolano in un mondo dinamico e mai statico e si configurano come un illimitato flusso informativo tutto da lavorare, verificare e, solo dopo questi processi organizzativi, rendere veramente utile per l’esperienza in Rete dell’utente.

Raggruppare contenuti su di un unico tema o topic e renderli rintracciabili, è solo una delle attività di un content curator, che dovrà anche preoccuparsi di sintetizzare e rendere accessibili e comprensibili contenuti più complessi, garantendone una fruibilità semplice ed immediata. Chi si occupa di content curation, giova ricordarlo, non crea nuovi contenuti, piuttosto seleziona, aggrega e organizza, in modo proficuo e rintracciabile, quelli esistenti sul web, magari riuscendo a collegarli tra loro attraverso opportune e logiche porte d’acceso.

Di cosa c’è bisogno? Un bibliotecario che si occupi di content curation deve conoscere il web, saper riconoscere la validità ed attendibilità delle fonti informative, per poi procedere ad un’organizzazione dei contenuti selezionati pertinente e capace di essere centrata sui bisogni e le richieste dei lettori. In questo senso, in una biblioteca, la figura del content curator trova il suo completamento se affiancata a quella del social media manager: le due figure professionali possono, in tal modo, integrare le proprie competenze per provvedere ad una condivisione dei contenuti organizzati in Rete, attraverso le varie dinamiche proprie dei social.

Ciò che conta in una ricerca sul web, non è solo la mappa concettuale ed operativa per giungere all’informazione utile, ma anche come si gestiscono e si presentano i contenuti informativi una volta ottenuti; torna imprescindibilmente d’attualità l’uso che le biblioteche sono chiamate a fare dei diversi tool buoni per la ricerca e per la condivisione (si pensi ad esempio a Storify o a Pinterest, due tra i tanti esistenti), decidendo di utilizzarli per proporsi nel mondo dei social come soggetti attivi e non limitandosi a subirne passivamente le mode e tendenze del momento.

Per la biblioteca, aggiornare e verificare le fonti, interagire con gli utenti dopo aver dato spazio e visibilità sui propri profili social ai contenuti, diventa non una politica di marketing, ma un servizio essenziale in un’epoca di sovrabbondanza d’informazioni.

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Rubrica: Top post, Vita di biblioteca

  • Scritto da:

  • Carmine Aceto
  • Dal 1972, anno in cui sono nato, ad oggi, ho cambiato città, lavoro e sport praticati, ma ho conservato intatto l’interesse per i libri e per la lettura. Mi sono laureato in Lettere a La Sapienza con una tesi sull’analisi degli spazi scenici nelle messe in scena di Luca Ronconi, ho insegnato materie letterarie nelle scuole statali, mi sono diviso equamente tra uffici stampa e comunicazione aziendale, per poi, dodici anni fa, iniziare a stare accanto ai libri, non solo quelli di carta, davvero dalla mattina alla sera, facendo il bibliotecario. Oggi, corro in montagna, a piedi chiaro, scrivo di biblioteche e mondo digitale , ma anche di altre cose sbagliate in generale, e il mio romanzo Le cose sbagliate, pubblicato ad aprile 2014, su questo punto è ben chiaro. Il mio blog è carmineaceto.wordpress.com


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