Intervista a Nicoletta Bortolotti

Intervista a Nicoletta Bortolotti

Ho conosciuto Nicoletta Bortolotti come redattrice e ho lavorato con lei prima da collega, poi da amico e infine anche da editor. Un’escalation che avrebbe polverizzato qualsiasi rapporto. Amico e editor allo stesso tempo? Impossibile, le due cose non possono andare d’accordo! E invece siamo sopravvissuti, soprattutto grazie alla professionalità di Nicoletta, che alle mie richieste e (a volte) ai miei no, ha sempre risposto cercando soluzioni, e talvolta editori, alternativi.

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un tuo testo?

Leggerlo.

E quale quello più acuto?

Il taglio di un capitolo che pensavo fosse divertente e invece divertiva solo me. La richiesta di aggiungerne un altro più narrativo, descrittivo, luuungooo… E di asciugare lo stile dalle eccessive metafore che si arrampicano sulle parole come…

Da autrice come vivi la dialettica con l’editor e la casa editrice?

Sul filo del rasoio, o del coltello a serramanico, che separa gli autori rompiballe, quelli che gli va bene tutto, quelli che telefonano nel cuore della notte per una virgola e gli devi fare terapia, quelli che il mio editor è solo mio, quelli che diventiamo anche amici, quelli che solo rapporti professionali, quelli che appena uscito il libro non si trova più…

Quali sono le tecniche per convincere un editor tiepido o scettico?

Convincere un altro editor.

Qual è il difetto tipico che accomuna gli editor con cui hai lavorato?

Qualche volta la fretta, a causa di una gigantesca mole di lavoro. E il prontuario delle 101 scuse per dire di no, prima ancora di avere letto l’indecente proposta.

E il pregio?

Delicata curiosità. Entrano nella voce di chi scrive togliendosi le scarpe. Sapienza. Talento. Molti editor che ho conosciuto sono autori di valore, non importa che abbiano pubblicato o meno. Passione. Coraggio. Generosità. Follia.

A chi fai leggere i tuoi testi prima di mandarli in casa editrice?

A mia madre e a mio padre. Alla mia agente. A volte ai miei figli. A mio marito. I primi lettori sono forti lettori e persone emotivamente vicine. A loro faccio leggere l’incipit e il primo capitolo. Se è ok, vado avanti. Se no, butto. Preferisco un feedback prima di cominciare l’avventura, per sapere se ne vale la pena.

Meglio pubblicare con una casa editrice o con il self-publishing?

Non ho mai pubblicato con il self-publishing, non saprei. Qui in Italia mi pare ancora una strategia pionieristica e abbastanza faticosa, a parte alcuni pochi fortunati. In America e in Cina ci sono stati, invece, casi fenomenali, best-seller autopubblicati che hanno avuto milioni di lettori perché c’è un pubblico sterminato di potenziali lettori…

Cosa consiglieresti a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?

Non atteggiarsi a Scrittore solo perché ha scritto un libro, non incazzarsi se non rispondono alle mail prima di riceverle, ascoltare le critiche, non scambiare l’editor per il padre o la madre che non ha mai avuto o per l’assistente sociale… Dal caso letterario al caso clinico il passo è breve.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?

Per un editor un libro non è questione di vita o di morte, ma solo un libro.
Per un autore un libro non è questione di vita o di morte, ma molto di più.

Se tu fossi un editor cosa diresti alla Nicoletta Bortolotti autrice?

Mi piacerebbe chiederlo al mio editor. Un giorno, se avrò il coraggio…

Schermata 2014-10-09 alle 12.24.24Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano.

Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer).

Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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