La biblioteca e la città

La biblioteca e la città Foto di Andrew Smith (https://www.flickr.com/photos/andrewasmith/)

Nelle biblioteche gli uomini e le informazioni si danno appuntamento per incontri che risentono degli ambienti in cui avvengono, della scenografia, dei fondali o meglio dell’architettura.

“Le biblioteche di nuova realizzazione, infatti, non vanno nella direzione di sacralizzare la morte del libro a favore dei nuovi supporti elettronici, ma di proporre un luogo centrale orientato verso il mondo della cultura visuale.”

Alfredo Giovanni Broletti, La biblioteca tra spazio fisico e spazio digitale

Nel tempo, la biblioteca pubblica è stata capace di rappresentare le potenzialità di un’istituzione dedita al sociale attraverso un contratto collettivo che i cittadini sono chiamati ad accettare se vogliono accedere alle fonti informative. Un luogo di così alta connotazione sociale non può prescindere dal considerarsi e dall’organizzarsi come un ambiente nel quale sono possibili contatti di conoscenza concreti non solo attraverso i media, gli strumenti, le fonti, ma anche direttamente tra persone.

“Nella biblioteca pubblica ideale siamo tutti lettori di media cultura. Leggendo ciò che vogliamo adempiamo ad una funzione pubblica, ma mantenendo in noi il sacrosanto spazio di un pensiero intimo, nostro diritto di nascita.”

Matthew Battles, Biblioteche una storia inquieta

La versatilità delle offerte e dei servizi in biblioteca è il presupposto per offrire alla gente che la frequenta la possibilità di compiere azioni che non trovano altri ambienti simili dove poter essere compiute e immaginate. Non solo sale studio silenziose, non esclusivamente filari di scaffalature a marcare il territorio, perché le biblioteche si sono trasformate da luoghi di mera conservazione e trasmissione di pezzi d’informazioni, in luoghi di diffusione culturale. Purtroppo la crisi economica ha spesso bloccato e condizionato la spesa per la creazione e la gestione di spazi culturali, tuttavia le biblioteche continuano a essere vissute a prescindere dal numero di nuovi acquisti che riescono a fare, e soprattutto continuano ad essere apprezzate dalle comunità cittadine perché sono viste come importanti centri di aggregazione e socializzazione.

Proviamo allora a capire come funziona il rapporto tra città e biblioteche dando un’occhiata fuori dai nostri confini nazionali: a dar corpo e sostanza all’idea di riqualificazione urbanistica in una metropoli come Londra è stato paradossalmente un italiano, Sergio Dogliani, che, con la creazione degli Idea Store, è riuscito non solo ad offrire servizi informativi e formativi qualificati a strati sociali di popolazione che con le strutture bibliotecarie non avevano praticamente alcun rapporto, ma anche a riutilizzare edifici e luoghi dei sobborghi e delle periferie. Prime degli Idea Store per esempio, nel sobborgo di Tower Hamlets, un quartiere di 215.000 abitanti con altissima percentuale di immigrati, gli abitanti usavano poco o niente le 12 biblioteche, localizzate in luoghi nascosti e fuori mano, lontane dalle zone d’incontro reali. La grande novità delle biblioteche moderne non sono i differenti materiali conservati, le diverse forme di fruizione che possono offrire rispetto al passato, non è la tecnologia. La vera novità sono gli utenti.

Le differenti tipologie di utenti che, rispetto ad un passato nemmeno troppo lontano, possono scegliere di accedere allo spazio bibliotecario e che frequentandolo lo rendono pubblico nel concreto, sono ciò che fa la differenza, ciò che le biblioteche sono chiamate ad affrontare, a “trattare”, nella convinzione che l’orizzonte bibliotecario sia vasto e multiforme, per nulla statico e ancora in continua evoluzione, insomma vivo di quella stessa vita che apre alla condivisione di attività e programmi.

I progetti culturali e sociali – come per esempio quello per la promozione della lettura nei primi anni di vita dei bambini “Nati per Leggere”, come quelli portati avanti dall’associazionismo locale e dai gruppi di lettura - sono nel DNA della biblioteca pubblica moderna: è in questo modo che la biblioteca diventa una parte attiva della città o del quartiere.

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Rubrica: Top post, Vita di biblioteca

  • Scritto da:

  • Carmine Aceto
  • Dal 1972, anno in cui sono nato, ad oggi, ho cambiato città, lavoro e sport praticati, ma ho conservato intatto l’interesse per i libri e per la lettura. Mi sono laureato in Lettere a La Sapienza con una tesi sull’analisi degli spazi scenici nelle messe in scena di Luca Ronconi, ho insegnato materie letterarie nelle scuole statali, mi sono diviso equamente tra uffici stampa e comunicazione aziendale, per poi, dodici anni fa, iniziare a stare accanto ai libri, non solo quelli di carta, davvero dalla mattina alla sera, facendo il bibliotecario. Oggi, corro in montagna, a piedi chiaro, scrivo di biblioteche e mondo digitale , ma anche di altre cose sbagliate in generale, e il mio romanzo Le cose sbagliate, pubblicato ad aprile 2014, su questo punto è ben chiaro. Il mio blog è carmineaceto.wordpress.com


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  1. #vitadibiblioteca al secondo appuntamento su scrivo.me | Carmine Aceto - [...] delle biblioteche non sono le tecnologie, sono gli utenti e il loro modo di fare #vitadibiblioteca scrivo.me/2014/10/08/la-…@CarmineAceto [...]
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