Intervista a Carolina Capria e Mariella Martucci

Intervista a Carolina Capria e Mariella Martucci

Carolina Capria e Mariella Martucci sono un raro e felice esempio di matrimonio editoriale perfetto. Lavorare con loro non è come avere a che fare con due entità separate, o con un autore a due teste. Anzi, il fatto che si compensino tra loro rende molto semplice il lavoro dell’editor: tutti i dubbi e le insicurezze tipici del lavoro creativo sono metabolizzati prima tra loro, e all’editor resta il facile compito di concentrarsi sui testi (oltretutto quasi sempre perfetti). Se pensate che scrivere sia un’attività solo e necessariamente privata e intima, Carolina e Mariella dimostrano il contrario.

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un vostro testo?

Di interventi che definiremmo assurdi non ce ne sono mai stati, quelli che però ci sono rimasti più impressi nella memoria e che ci hanno più colpite sono stati di tipo “censorio”. Nello specifico, ci è stato chiesto di apportare alcune modifiche che rendessero positivi in tutto e per tutto dei personaggi già positivi di partenza, eliminando atteggiamenti e caratteristiche che potessero dare ai lettori un cattivo esempio. È successo all’inizio della nostra carriera, e all’epoca non siamo riuscite a trovare il modo di difendere l’importanza di avere dei personaggi sfaccettati e umani che possano offrire un’opportunità di immedesimazione anche a dei bambini che qualche volta sbagliano (come eravamo noi qualche anno fa), oggi però ci arrenderemmo meno facilmente.

E quale quello più acuto?

Non ne ricordiamo uno in particolare. Ricordiamo però di aver esclamato tantissime volte, leggendo un’annotazione del nostro editor, “È vero! Come abbiamo fatto a non pensarci?”.

Da autrici come vivete la dialettica con l’editor e la casa editrice?

Cercando di instaurare un rapporto di rispetto, stima e fiducia reciproci. Abbiamo sempre vissuto la figura dell’editor non come quella di un nemico il cui obiettivo è quello di interferire e snaturare l’opera dello scrittore, ma come quella di un compagno di lavoro capace di offrire una visione lucida sul percorso generale e che punta, così come lo scrittore, a ottenere il prodotto finale migliore che si possa avere. Questo non vuol dire che non ci sia capitato di sbuffare di fronte alla richiesta di una modifica di un passaggio che a noi sembrava funzionare benissimo, ma nonostante ciò, il più delle volte, dopo aver apportato quella modifica, ci siamo ritrovate a dirci che in effetti il testo era davvero migliorato.
Siamo molto orgogliose di ciò che abbiamo scritto e pubblicato negli anni, e siamo certe che se le nostre idee sono diventate le storie che tanti ragazzini hanno letto, il merito sia anche degli editor che insieme a noi ci hanno lavorato.

Qual è il difetto tipico che accomuna gli editor con cui avete lavorato? E il pregio?

Nei bravi editor con cui abbiamo lavorato difetto e pregio coincidono, e sono la grande sicurezza di sé e delle proprie capacità. La sicurezza può essere un difetto quando si declina in testardaggine che riduce il margine d’azione di chi scrive, ma è un grandissimo pregio quando riesce a trasmettere all’autore la sensazione di avere qualcuno su cui fare affidamento.

A chi fate leggere i vostri testi prima di mandarli in casa editrice?

Siamo convinte che sia importantissimo crearsi un gruppetto di lettori fidati che non ti dicano “Bravo, hai scritto un capolavoro”, ma analizzino il testo per far emergere eventuali difetti/incongruenze/brutture. Il primo passo se si vuole davvero diventare uno scrittore consiste nell’abbandonare ogni permalosità e accettare l’idea che anche chi possiede un grande talento non è immune agli errori. Il nostro gruppetto fidato si è costruito negli anni ed è un micro-gruppetto di 4 persone, di cui facciamo parte anche noi.

Meglio pubblicare con una casa editrice o con il self-publishing?

Credendo molto nella figura dell’editore e dell’editor, pensiamo che sia preferibile pubblicare con una casa editrice. Per quanto si possa essere orgogliosi di ciò che si è scritto, siamo certe che un editor e una casa editrice con un progetto preciso possano solo migliorare il lavoro fatto.
A volte, quando ci si ritrova tra le mani una storia in cui si crede, si commette l’errore di mandarla indiscriminatamente a ogni casa editrice di cui si viene a conoscenza, andando incontro a una serie frustrante e anche lunga di no. La cosa migliore da fare è selezionare un numero limitato e definito di case editrici che, dato il loro catalogo e la loro politica, possano essere effettivamente interessate al nostro lavoro: questo aumenterà le possibilità di successo, e se non altro darà maggior sicurezza.
Anche così, però, resta la possibilità che un no sia l’unica risposta che si otterrà. A noi è successo, e quello che abbiamo fatto è stato scrivere una nuova storia. E le cose sono andate diversamente.

Cosa consigliereste a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?

Caro autore esordiente, tieni sempre a mente che la casa editrice è lì per aiutarti, e non per rovinarti le giornate. Ma tieni anche sempre a mente che sei tu l’unico a conoscere ogni aspetto dei tuoi personaggi e delle tue storie, e quindi sei l’unico capace di difenderli.
E soprattutto, caro autore esordiente, abbi tanta pazienza, perché ci vorrà del tempo per capire quando è giusto cedere e quando è giusto intestardirsi.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?

Qualche volta gli editor dimenticano l’investimento emotivo che l’autore fa scrivendo, l’amore a volte anche morboso che col tempo sviluppa per i propri personaggi. Per spiegarci meglio: l’editor può essere un po’ come la mamma che nei due biglietti usati del cinema che tieni sulla scrivania da due settimane vede solo disordine che sarebbe meglio gettar via, e non il ricordo di un bacio dato nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo.

Se voi foste degli editor cosa direste alla Carolina e alla Mariella autrici?

Ogni dieci parole tagliatene due.

Carolina Capria

carolina-capriaè nata a Cosenza nel 1980. Era Luglio, faceva caldo e il sole profumava. È bravissima nel memorizzare particolari insignificanti di persone e situazioni, adora camminare per chilometri e chilometri, ascoltare fatterelli, ridere e fare la spesa. Da cinque anni vive a Milano e passa le giornate inventando e scrivendo storie (motivo per cui ritiene di essere una delle persone più fortunate del mondo)

 

Mariella Martucci

martucci_tre_okè un’autrice emergente. Ha frequentato il master in tecniche della narrazione della Scuola Holden di Torino. Vive a Milano e collabora a diverse serie per ragazzi (tra cui Tea Sisters), oltre a lavorare come sceneggiatrice per la televisione (Piloti, Camera Café). Traduce romanzi YA per Rizzoli e fumetti per Lizard.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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