Le biblioteche in Italia al tempo di internet

Le biblioteche in Italia al tempo di internet Foto della Loughborough University Library

Il ruolo delle biblioteche, da sempre, consiste nel facilitare l’accesso ai documenti, fornendo un supporto informativo continuo ed ordinato ai cittadini.

Per ogni domanda, la biblioteca non offre speranza di risposta definitiva

Matthew Battles, Biblioteche una storia inquieta

Per come abbiamo imparato a conoscerla nei tempi moderni, la biblioteca è il risultato di uno sviluppo che ha avuto inizio nella seconda metà del diciannovesimo secolo e che l’avvento delle nuove tecnologie e delle procedure automatizzate l’ha portata a divenire un ambiente multitematico, dove si integrano componenti reali e virtuali, un universo ibrido e dettagliato, dove la necessità principale per chi vi accede è quella di ottenere informazioni, correlazioni, fonti, ma anche quella di produrre nuovi contenuti personali.

La dimensione multimediale che le biblioteche stanno assumendo nei loro servizi, ne sta inducendo la riprogettazione di corpo e anima, rendendole spazi da aprire in base alle necessità del luogo, per permettere la costruzione di momenti d’incontro diversi, ed in questo le sfaccettature infinite della rete riproducono nel quotidiano le stesse luci ed ombre, non individuando più nella biblioteca un luogo utile solo per un singolo scopo, ma destinandola a fungere da centro di incontro generazionale, tra realtà sociali e culturali diverse, senza barriere fruitive e produttive.

In futuro, le biblioteche a vocazione universale non potranno essere che delle piazze coperte, dei luoghi che abbiano almeno alcune caratteristiche delle piazze che abbiamo descritto. Le biblioteche dovrebbero dare la percezione di non essere troppo grandi (né troppo piccole ovviamente). Dovrebbero essere in edifici facilmente “leggibili” e offrire un’ampia varietà di esperienze diverse nei vari momenti della giornata.

Antonella Agnoli, Le piazze del sapere

Questo pensiero di Antonella Agnoli sembra essere alla base di strutture culturali di nuova concezione come, ad esempio, la Mediateca del Mediterraneo di Cagliari, un luogo della città, non un posto dove recarsi esclusivamente per ricerche e studi vari. La progettazione dei suoi ambienti è più di un teorico piano d’azione, rappresenta la forma attiva di una prospettiva culturale e sociale che abbraccia il tempo libero, quello che ognuno di noi vive con sempre crescente difficoltà, proponendo di condividerlo con strumenti e mezzi di approfondimento che possono essere scelti secondo i propri interessi personali. La MEM è un polo culturale innovativo con aree accoglienza, esposizioni e prestito, spazi commerciali, area formazione, laboratorio fotografico, area convegni e proiezioni. Senza l’influsso della cultura digitale non ci sarebbero oggi strutture come la MEM di Cagliari. Ciò che la cultura digitale produce in relazione alle biblioteche è molto complesso ed in continua evoluzione.

Infatti, il passaggio dal supporto cartaceo a quello elettronico non produce un cambiamento per quanto eccezionale, sulla percezione della realtà da parte del lettore e del bibliotecario, ma istituisce un vero e proprio modello culturale, che richiede l’allestimento di nuovi dispositivi, mediante i quali il panorama di informazioni e conoscenze, che vengono prodotte in modo tumultuoso dall’attività intellettuale, artistica, amministrativa e ludica dell’uomo, possa essere efficacemente organizzato.

Paul G. Weston, Il catalogo elettronico. Dalla biblioteca cartacea alla biblioteca digitale

Il catalogo digitale on line del Sistema Bibliotecario Nazionale è una delle attività in Rete più complesse e ramificate che le biblioteche italiane offrono ai cittadini in materia di sviluppo digitale e si alimenta settimanalmente tramite i dati dell’Indice (cioè il catalogo gestionale). Al Servizio Bibliotecario Nazionale, la rete delle biblioteche italiane promossa dal MiBAC, dalle Regioni e dalle Università, e coordinata dall’ICCU, aderiscono attualmente quasi 4900 biblioteche statali (alla data di settembre 2012), di enti locali, universitarie, di istituzioni pubbliche e private, operanti in diversi settori disciplinari.

La dedizione allo sviluppo digitale ha trovato lungimiranti fautori nelle strutture bibliotecarie pubbliche che, proprio grazie alle potenzialità del digitale, hanno strutturato sistemi per l’accesso a documenti storici digitalizzati: basti pensare alle risorse digitali e multimediali, dedicate alla cultura letteraria, scientifica e musicale, rintracciabili sul portale Internet Culturale, curato e diretto dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane.

Ma entrando in un mondo che ha infinite porte d’accesso e altrettante autostrade informative, le notizie bibliotecarie hanno corso il primo grande rischio: quello di disperdersi anziché ritrovarsi e, paradossalmente, di risultare inaccessibili a quella parte di popolazione che non aveva e non ha, per i motivi più disparati, accesso alla rete e ai nuovi strumenti tecnologici. Il superamento del cosiddetto digital divide è stato il primo fronte sul quale si è speso l’investimento infrastrutturale e professionale delle biblioteche pubbliche italiane, con allestimento di postazioni per la navigazione e non solo, puntando poco però sull’educazione digitale, ovvero su un utilizzo consapevole dei modelli digitali e degli strumenti. I corsi d’informatica di base sono stati utili ma, come si è appurato alla lunga, non hanno centrato sempre l’obbiettivo grosso.

Per la lettura digitale, il lancio degli ebook in biblioteca è passato attraverso vari step: dalla semplice consultazione in sede degli ebook su ebook reader, alla possibilità di scaricare dai cataloghi o dai siti delle biblioteche le versioni ebook gratuite di alcuni testi, al prestito dei device con dentro gli ebook, al prestito degli ebook attraverso piattaforme apposite alle quali le biblioteche si abbonano. Interessante e continua nel tempo l’esperienza, su questi temi, della biblioteca di Cologno Monzese, dove, il gruppo guidato da Luciana Cumino, già dal 2009, grazie ad un finanziamento della Regione Lombardia ha portato avanti un progetto per la lettura digitale con obiettivo principale quello di dare a tutti la possibilità di “assaggiare” i nuovi strumenti di lettura, sperimentandone in prima persona pregi e difetti, device alla mano.

La nuova frontiera dell’esperienza del digitale in biblioteca, a dirla tutta, non è la lettura digitale, ma sono i makerspaces, luoghi dove viene data la possibilità, agli utenti delle biblioteche, di usare gli strumenti digitali presenti, partecipando a programmi di attività per la creazione di nuovi prodotti digitali inerenti la grafica, i giochi, la realizzazione di applicazioni, la creazione di oggetti, la produzione di audio-video e la musica digitale. Un esempio di questo nuovo genere di attività che le biblioteche stanno provvedendo ad organizzare ed offrire lo si ha a Pistoia con il YouLab. An American Corner, un progetto nato dalla collaborazione tra l’Ambasciata USA in Italia e la biblioteca San Giorgio di Pistoia, che ha come scopo quello di creare un centro di innovazione digitale aperto al pubblico, per trasmettere ai cittadini  nuove competenze e maturarle fino alla realizzazione di prodotti digitali spendibili sul mercato.

Sul versante delle biblioteche come centri di produzione, si segnalano anche le interessanti esperienze relative al self-publishing della biblioteca Fucini di Empoli. La Bye bye book Academy, vera e propria scuola di self-publishing, ha avuto, come momento centrale del progetto, l’individuazione delle strategie a disposizione di una biblioteca per supportare la creazione di una comunità di scrittori capaci non solo di produrre e immettere sul mercato le proprie opere in autonomia e in modo del tutto indipendente, ma anche – al di fuori di una logica mercantile – quella di palestra di esercizio alle nuove forme di scrittura. Tra i partecipanti si sono annoverati non solo romanzieri in erba, ma anche professionisti indipendenti, membri di organizzazioni non governative ed enti pubblici, insegnanti.

Cosa ne è, poi,  delle biblioteche italiane sui social network? È bene precisare che lo sbarco in massa non c’è stato, la diffidenza ha fatto il paio con la poca conoscenza, a parte le dovute eccezioni, non dei sistemi informatici ma degli ambienti e delle dinamiche social.

Questa breve carrellata ha inteso mostrare un punto: la riorganizzazione delle informazioni online può passare e deve passare anche da un diverso ruolo propositivo, dinamico e attivo delle biblioteche sul web. Non limitarsi, quindi, alla vetrina social, ma assorbire dalla Rete e restituire sul territorio in modo organizzato notizie e interessi, per combattere la polverizzazione culturale dei dati e dei contenuti. Nelle parole di Gino Roncaglia:

Costruire il Web C dipende da noi, dalle nostre priorità, dalla nostra capacità di sottrarci alla lusinga e alla facile soddisfazione del frammento (il breve messaggio di status, il video di tre minuti, l’immagine ritoccata al volo grazie alla meraviglia degli effetti digitali) per cercare la fatica ma anche la potenza espressiva e la forza argomentativa di costruzioni informative più complesse.

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Rubrica: Vita di biblioteca

  • Scritto da:

  • Carmine Aceto
  • Dal 1972, anno in cui sono nato, ad oggi, ho cambiato città, lavoro e sport praticati, ma ho conservato intatto l’interesse per i libri e per la lettura. Mi sono laureato in Lettere a La Sapienza con una tesi sull’analisi degli spazi scenici nelle messe in scena di Luca Ronconi, ho insegnato materie letterarie nelle scuole statali, mi sono diviso equamente tra uffici stampa e comunicazione aziendale, per poi, dodici anni fa, iniziare a stare accanto ai libri, non solo quelli di carta, davvero dalla mattina alla sera, facendo il bibliotecario. Oggi, corro in montagna, a piedi chiaro, scrivo di biblioteche e mondo digitale , ma anche di altre cose sbagliate in generale, e il mio romanzo Le cose sbagliate, pubblicato ad aprile 2014, su questo punto è ben chiaro. Il mio blog è carmineaceto.wordpress.com


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