Anche gli editor hanno un cuore. Intervista a Miriam Dubini

Anche gli editor hanno un cuore. Intervista a Miriam Dubini Illustrazione di Ivan Canu

Miriam Dubini è un autrice che ha un enorme pregio: ha fatto la gavetta ed è arrivata a scrivere per ragazzi dopo esperienze nel fumetto e nel teatro, nei giochi per bambini e persino nel circo. È una ragazza che ha conosciuto da vicino i bambini, prima di scrivere di loro e per loro. Ecco perché è abituata a fare e disfare, scrivere e riscrivere, difendere le proprie scelte ma anche metterle in discussione in modo critico e intelligente. Ho avuto la fortuna di lavorare con lei su molti libri, una volta davanti a una torta alla ricotta in una pasticceria appena fuori dalle mura vaticane, e una volta in un bar in riva al mare dove, complice un vino bianco, sono riuscito a convincerla che non c’è niente di male in un lieto fine. Perché anche gli editor, a volte, hanno un cuore.

 

Qual è stato l’intervento più assurdo di un editor a un tuo testo?
C’era questa bambina che invitava un’amica a dormire da lei e prima di andare a letto si abbuffavano di biscotti. L’editor mi chiese di sostituire i biscotti con la pizza che è più sana e alle sue figlie piace di più.

E quale quello più acuto?
Consegnai il soggetto per una saga convinta che un finale malinconico e irrisolto fosse l’unica conclusione possibile per la storia che volevo scrivere e per i personaggi che volevo descrivere. L’editor mi suggerì timidamente di valutare anche un finale che fosse più gratificante per il lettore. Lo guardai come si guarda una mosca ed esclusi a priori l’ipotesi. Ma quando io e i miei personaggi ci ritrovammo sulla soglia dell’ultimo capitolo, davanti al baratro del finale  malinconico e irrisolto,  decidemmo tutti insieme che la nostra in fondo non era mica una canzone di Riccardo Cocciante e potevamo tranquillamente vivere tutti felici e contenti, con grande gratificazione del lettore.

Quali sono le tecniche per convincere un editor tiepido o scettico?
Capire se preferisce pizza o biscotti, rimboccarsi le maniche e impastare valanghe di quel che ama di più… tanto la ricetta la scrive l’autore.

Qual è il difetto tipico che accomuna gli editor con cui hai lavorato? E il pregio?
Hanno tutti troppa fretta. Forse son vittime dei folli meccanismi della macchina editoriale ma, anche consegnando puntuali, ci si ritrova a correre come criceti nella ruota. Il pregio? Scrivono mail divertenti anche quando devo darti notizie tremende.

A chi fai leggere i tuoi testi prima di mandarli in casa editrice?
A un paio di bambini o i ragazzi dell’età dei lettori, a uno scrittore o una scrittrice che mi conosce bene e uno che non mi conosce per niente.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente che per la prima volta lavora con una casa editrice?
Ascolta tutto con umiltà, correggi i tuoi errori con coraggio, scegli una cosa da difendere e fallo fino alla fine.

Quali sono le cose che gli editor proprio non capiscono degli autori?
Non ce ne sono, basta spiegargliele con parole semplici.

Se tu fossi un editor cosa diresti alla Miriam Dubini autrice?
Abbiamo appena ricevuto da una casa di produzione americana una proposta multimiliardria per trarre un film dal tuo ultimo libro, la scelta degli sceneggiatori, degli attori e del regista è a tua inappellabile discrezione, tutti i contenuti artistici dovranno essere approvati da te e le riprese iniziano il mese prossimo in Australia… Sto viaggiando troppo con la fantasia? Sì! è il mio mestiere!

 

Il booktrailer di “Aria” di Miriam Dubini

 

 Miriam Dubini

Miriam DubiniMiriam è nata a Milano. Ha scritto e recitato per il teatro ragazzi e collaborato con Disney nell’ambito della narrativa e dei fumetti. Si è trasferita a Roma per scrivere un film, ma ogni tanto torna a Milano dove lavora per Art Attack e trasforma le cose, creando giocattoli con materiali di recupero.
Per Mondadori ha pubblicato anche la trilogia Aria.
Adesso è alle prese con una vecchia scopa… ed è certa che prima o poi volerà!

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Alessandro Gelso
  • Nato a Varese nel 1974, ho giocato a basket finché ho potuto. Dal 1998 mi occupo di libri per ragazzi, dal 2009 di un basso elettrico e dal 2013 di una bimba che non parla l’italiano. Mi piace pubblicare i libri belli ma ancor di più stroncare quelli brutti.


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