Scrittura ed emozioni

Scrittura ed emozioni Illustrazione: Margherita Morotti

Dopo il precedente post che illustrava come la psicologia possa essere utile agli scrittori, oggi proviamo a elencare le nozioni base per riconoscere le proprie condizioni psicofisiche e comprendere, quindi, come queste possono riflettersi sulla scrittura. Nello specifico, vedremo in quali situazioni rischiamo di “straparlare”, o meglio “strascrivere”, cioè di dilungarci in maniera esagerata, diventare prolissi, riversare fiumi di parole nei quali la sostanza, la materia prima narrativamente interessante, ahimè, si riduce a un sassolino in mezzo alla marea di dettagli inutili. Questa “perdita di controllo” dello scrittore avviene in alcune circostanze che hanno un punto in comune: quello che stiamo scrivendo ci provoca una forte attivazione emotiva, oppure rappresenta un argomento del quale ci sentiamo esperti e appassionati.

Ecco che la nostra parte più logorroica si scatena. Le emozioni agiscono come un acceleratore, l’editor che è in noi si addormenta e mitragliate di parole infestano il foglio, spesso sotto forma di periodi lunghissimi, dalla punteggiatura discutibile.

Riporto alcuni esempi nei quali possiamo perdere la visione d’insieme di ciò che stiamo scrivendo, risultando eccessivi:

  • In un passaggio del romanzo/racconto, introduciamo un argomento che rappresenta una delle nostre principali passioni (ad esempio, uno sport, o una forma di collezionismo), al quale magari proprio il protagonista si dedica.
  • Descriviamo un ambiente che a noi sta molto a cuore, al quale siamo magari legati da ricordi importanti (ma non è così per chi ci legge!)
  • Un episodio del romanzo/racconto è fortemente ispirato a episodi reali della nostra vita, che ci provocano intense reazioni emotive, positive o negative.

Non mi dilungo oltre con gli esempi; in circostanze di questo tipo, quando trattiamo argomenti per noi fortemente “emotigeni”, ecco che il rischio prolissità salta fuori. Da cosa è possibile riconoscere le condizioni psicofisiche ingannatrici, che ci inducono una “perdita del senso della misura”? In genere, in questi casi siamo dominati da una forte attivazione del sistema nervoso simpatico, che in realtà non è sempre simpaticissimo, poiché induce stati d’animo di forte attivazione (tradotto: ci fa agitare).

Ecco alcuni segnali del suo operato:

  • forte sudorazione;
  • accelerazione del battito cardiaco;
  • senso di agitazione, frenesia;
  • respiro che si fa più affannoso.

Aggiungo che in tali condizioni possiamo cadere anche in piccoli deliri di onnipotenza, quando scriviamo, della serie: “Ecco, sento una forte emozione in me, sto scrivendo un passaggio fantastico, che metterà a tappeto il lettore con la sua indiscutibile, travolgente potenza espressiva bla bla bla…” salvo poi scoprire, rileggendo a mente fredda, che abbiamo scritto tre pagine per raccontare, magari, tutte le regole del Burraco in dettaglio, o di quella volta che siamo caduti in un fosso con la bicicletta (facendo rivivere al protagonista l’episodio). Solo perché queste cose ci appassionavano, o producevano una forte reazione emotiva in noi, mentre nel lettore potrebbero produrre una forte sonnolenza.

Quindi, occhio all’emotività e a quello che scrivete in preda a forti emozioni!

Cosa cerca, infatti, un lettore? Non c’è una risposta univoca, ma possiamo delineare alcuni punti diffusi. Una storia che avvinca; personaggi dalle emozioni autentiche, che possano indurre un’identificazione; dialoghi che diano ai protagonisti spessore e conducano nel loro mondo interiore. Ciò che appartiene profondamente alla nostra soggettività (passioni e hobby, esperienze di vita personale, paesaggi che amiamo) può emozionare molto noi, ma necessita di un “controllo editoriale psicologico”: può essere interessante anche per gli altri?

Concludo con un piccolo disclaimer: non voglio affermare che lo scrittore ideale deve essere un freddo calcolatore! Al contrario, ritengo che sia preferibile trattare argomenti che conosciamo e ci appassionano, descrivere ambientazioni e situazioni con le quali abbiamo una certa familiarità. Ma attenzione sempre alle trappole che l’emotività può tendere al nostro stile di scrittura!

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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