Animali compagni di vita

Animali compagni di vita Illustrazione di Luca D'Urbino

Sembra che siano all’incirca 8 milioni i gatti e 7 milioni i cani, solo in Italia, che condividono insieme a noi le loro esistenze. E lo fanno nelle nostre case come membri della nostra famiglia. La storia della nostra relazione con cani e gatti è antica di millenni: dall’addomesticamento dei cani, in un periodo in cui noi stessi ci eravamo da poco evoluti in homo sapiens, all’adorazione della dea egizia Bastet (dalle fattezze di gatta), questi animali sono presenze inseparabili dalle nostre.

L’affetto e la curiosità che reciprocamente uomo e animale sembrano ispirare tra loro è una dinamica che è stata ben catturata dalle parole di molti scrittori. Non è raro imbattersi in pagine che descrivono il rapporto e la quotidiana routine che un personaggio vive con il proprio – o con i propri – animali domestici.

In un breve racconto di Colette intitolato, probabilmente non a casoAmori, la scrittrice ci rende partecipi di alcuni brevi momenti della sua vita quotidiana insieme ai suoi compagni:

È una passeggiata lenta, piacevole, in cui entrambe facciamo qualche scoperta. Be’, ad essere onesta, è lei a farle. Si ferma e fissa qualcosa in lontananza che io non riesco a vedere. S’acquatta e spicca un balzo in direzione di un rumore che io non odo, e non mi resta che indovinare che cosa possa aver trovato di tanto affascinante. Stare con i gatti è sempre stimolante [...]. Ma non devo dimenticare i miei cani, altrettanto affettuosi e altrettanto vulnerabili. Ma, nonostante abbia avuto molti cani, per me i gatti sono sempre stati più importanti. Da loro ho imparato a essere riservata, disciplinata e intollerante del rumore. La gatta a cui sono più affezionata è, tuttavia, diversa da tutti gli altri. In città, nel piccolo giardino recintato della mia casa parigina, gioca allegramente, talora è piena d’energia, talaltra si accontenta di sognare. [...] Mentre lavoro, sta accoccolata accanto a me, sotto il tepore della lampada da tavolo, silenziosa, attenta, soddisfatta: la mia gatta, la mia amica.

Riguardo l’amore per i propri animali, Elizabeth Von Arnim, un’autrice  della stessa epoca di Colette, esordisce nel suo I cani della mia vita così:

Tanto per cominciare, vorrei dire che sebbene genitori, mariti, figli, amanti e amici siano tutti una gran bella cosa, non sono cani. E poiché nella mia vita mi sono trovata a mia volta a impersonare ciascuno di questi ruoli – tranne che invece di marito ero moglie – so di cosa sto parlando e conosco bene gli alti e i bassi, le alterne vicissitudini che ogni giorno, e a volte, negli spiriti più sensibili, quasi ogni ora, sembrano accompagnare inevitabilmente gli amori umani. I cani non conoscono queste oscillazioni. Quando amano, amano in modo costante, inalterabile, fino all’ultimo respiro. È così che mi piace essere amata. E perciò parlerò di cani.

Entrambe mi pare avessero le idee piuttosto chiare riguardo la vita insieme a cani e/o gatti e all’affetto gigantesco che questi possono dare. Sembra, anzi, che la loro presenza a un certo punto sia diventata assolutamente necessaria per la loro routine di scrittrici e i rituali a essa legati. Che cani e gatti possano forse rappresentare una fonte d’ispirazione per scrittori e artisti in generale?

E quante volte succede che il proprio gatto o cane diventino in qualche modo dei confessori o, per meglio dire, dei veri e propri amici confidenti cui raccontare le nostre gioie, i nostri dolori e, in generale, le nostre teorie sballate sul mondo? Amos Oz, per esempio, in quello che è uno dei suoi romanzi più belli, ci parla di Fima, protagonista di una storia un po’ “herzogiana” in cui spesso le sue osservazioni e ragionamenti più profondi sono rivolti proprio al gatto, forse l’unico davvero in grado di capirlo:

Capita, vero Fima, che quando si guarda un animale si pensa che forse lui ricorda qualcosa che le persone hanno dimenticato.

Ed è sempre Amos Oz che fa dire a un suo personaggio, in un altro bellissimo romanzo, Michael mio:

Un gatto non farebbe mai amicizia con qualcuno che non è ben disposto verso di lui. I gatti non sbagliano mai sulle persone.

E se i nostri animali domestici sono degli ottimi coinquilini con i quali diventa un piacere condividere riti e abitudini quotidiane, nondimeno possono essere degli ottimi compagni di viaggi. Questo l’aveva capito benissimo John Steinbeck, lo scrittore americano premio nobel, che nel 1960 intraprende un bel viaggio on the road in compagnia del suo cane. Il titolo del libro è proprio Viaggio con Charley (cui avevo brevemente accennato qui), e Steinbeck ci regala degli scorci di questa avventura insieme al suo amico davvero molto interessanti:

Portai un solo compagno nel mio viaggio, un vecchio barboncino francese chiamato Charley. In realtà il suo nome vero è Charles le Chien, nato a Bercy, nei sobborghi di Parigi e cresciuto in Francia. Pur conoscendo un po’ d’inglese canino, risponde subito ai comandi solo in francese. Altrimenti deve tradurre, e questo lo rallenta. E’ un barboncino molto grosso, d’un colore detto “bleu”, ed è blu quando è pulito. E’ un buon amico e un buon compagno di viaggio, e non riesce a immaginare cosa più bella d’un viaggio. Se compare ampiamente in questo mio resoconto, è perché grande fu il suo contributo al viaggio. Un cane, e particolarmente un cane esotico come Charley, è un legame fra estranei. Molte conversazioni, strada facendo, cominciarono con: «Che razza di cane è quello?»

Insomma, credo che oggigiorno sia abbastanza riduttivo definire cani e gatti come meri animali domestici – animali da compagnia va già meglio – ma sono convinta ormai che compagni di vita sia la definizione più giusta, perché con la loro presenza arricchiscono davvero la nostra vita. E anche la letteratura.

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Rubrica: Letture bestiali, Top post

  • Scritto da:

  • Sara Pagnini
  • Traduttrice, redattrice, editor. Ama prendersi cura di due cose: i testi degli altri e i suoi 7 gatti e 2 cani. Ha tradotto poesia e narrativa latinoamericane per passione e testi tecnici e scientifici per lavoro, e sogna di tradurre il nuovo grande scrittore di lingua ebraica; nel frattempo, collabora con PubblicarSÌ.com. Se serve, ha anche un sito che si chiama come lei.


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