Animali coraggiosi

Animali coraggiosi Illustrazione di Luca D'Urbino

Abbiamo già parlato di animali parlanti e con atteggiamenti umani e abbiamo visto come questa sia una caratteristica abbastanza comune nelle favole di epoca classica e, ancora, nelle fiabe e nei racconti della letteratura moderna. Anche se con forme, dettagli e intenti diversi, questa tendenza è presente anche nella letteratura contemporanea e tra le virtù umane che i personaggi animali impersonano, il coraggio è quella che ricorre maggiormente. Non solo: più l’animale chiamato a rappresentarlo è piccolo o indifeso, più sembra mostrare doti da vero eroe.

Un esempio? Il ragno di La tela di Charlotte, il romanzo di E.B. White, pubblicato per la prima volta nel 1953. Charlotte A. Cavatica, è appunto un piccolo ragno che fa amicizia con Wilbur, un maialino che abita nella fattoria e a cui, proprio Charlotte, dedicherà la sua vita per salvarlo da morte certa. E ci riesce, a sua volta aiutata dal ratto Templeton e da Fern, una bambina di otto anni. Il libro ha raccolto da subito enorme successo grazie anche alle illustrazioni di Garth Williams – una chicca – e ha ricevuto un bel po’ di premi. Dalla storia sono stati tratti tre film, il primo dei quali è stato un cartone animato, un vero e proprio gioiellino,  prodotto da Hanna e Barbera nel 1973, di cui potete godervi il trailer originale qui.

Se è difficile immaginare che un ragno possa salvare la vita di qualcuno, seppur di un maialino, che dire allora di un gruppo spaurito di conigli? Il coniglio, si sa, è addirittura usato come metafora di pavidità, eppure Richard Adams ha scelto proprio lui come protagonista di una storia piena di coraggio ed eroismo. Adams è infatti l’autore di una delle trilogie fantasy più celebri al mondo il cui primo volume, La collina dei conigli (1972), ha riscosso grande successo e ricevuto numerosi premi. Sebbene anche questo sia un libro rivolto prevalentemente ai più giovani, è un’opera talmente ben strutturata, carica di simbolismi e sottotrame da rivelarsi una lettura più che godibile anche da parte di chi proprio un ragazzino non è.

E sempre di animale indifeso, ma pieno di coraggio, si parla quando si parla di Babe. Possiamo dimenticarci di lui? Forse uno degli esempi più noti, grazie anche ai recenti adattamenti cinematografici che hanno visto l’adorabile maialino coraggioso come protagonista. Anche qui, come al solito, siamo di fronte a un’opera creata apposta per il gusto dei giovani lettori. Scritto e pubblicato nel 1983 da Dick King-Smith, il nostro caro Babe diventa, per così dire, un maiale da pastore che nulla ha da invidiare alla bravura e alle abilità di un qualunque altro cane. Ma la strada per arrivarci è lunga e, ovviamente, piena di pericoli. Solo grazie al coraggio del protagonista e all’aiuto dei suoi amici – perlopiù pecore e altri animali della fattoria – Babe riesce a diventare il miglior cane pastore del villaggio.

In tutti e tre questi romanzi lo sfondo in cui si svolgono le vicende dei nostri eroi si propone in maniera piuttosto simile: fattorie immerse in una campagna idilliaca, dolci colline fiorite e villaggi pittoreschi. Ma non è un modulo seguito da tutti. In quello che è un altro bellissimo esempio di libro che parla di animali coraggiosi, I gatti di Nizamuddin di Nilanjana Roy, lo scenario è prettamente urbano: una New Delhi umida e polverosa, labirintica e caotica che ospita le avventure di un gruppo di gatti, appunto, ma non solo. Ci sono infatti anche manguste, scoiattoli e tigri. E l’inevitabile scontro – che è un po’ il fulcro di questo tipo di storie, l’ostacolo cioè da superare con coraggio – non è, come di solito accade, tra animali e uomini, ma tra due clan di gatti: quello dei Selvatici di Nizamuddin e i Ferini della Catapecchia. Comunque, gli esseri umani non ne escono completamente bene: oggetto dell’osservazione un po’ indisponente dei felini, gli uomini vengono ironicamente chiamati Piedoni e sono da essi compatiti, fra le altre cose, per la loro ignoranza.

Nonostante i diversi scenari e le diverse difficoltà da affrontare, è interessante vedere come il coraggio serva in realtà da collante per fare squadra e creare un gruppo affiatato che sia in grado di combattere e superare ogni tipo di avversità. Il coraggio, e in particolare il coraggio degli animali di queste e altre opere, è un’evidente metafora che soggiace alla realizzazione di quello che è il vero obiettivo da raggiungere: la solidarietà. È lo strumento, cioè, col quale si dimostra che l’unione fa davvero la forza. E tutto questo, in letteratura, agli animali riesce davvero molto bene!

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Rubrica: Letture bestiali, Top post

  • Scritto da:

  • Sara Pagnini
  • Traduttrice, redattrice, editor. Ama prendersi cura di due cose: i testi degli altri e i suoi 7 gatti e 2 cani. Ha tradotto poesia e narrativa latinoamericane per passione e testi tecnici e scientifici per lavoro, e sogna di tradurre il nuovo grande scrittore di lingua ebraica; nel frattempo, collabora con PubblicarSÌ.com. Se serve, ha anche un sito che si chiama come lei.


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