Lo scrittore dallo strizzacervelli

Lo scrittore dallo strizzacervelli Illustrazione di Clarissa Cozzi

Mettere la psicologia al servizio degli scrittori o aspiranti tali: sembrerebbe, a prima vista, una bizzarria. Ma esistono diversi possibili punti di contatto tra le scienze della mente e l’arte della parolaScrivere è un atto molto più fisico di quanto si creda e le nostre condizioni fisiologiche, spesso, sono determinate proprio da quell’intricato congegno che è la psiche. Siamo rilassati o stressati, entusiasti o stanchi, quando ci accingiamo a tradurre su carta (o pc) le nostre idee letterarie? Gli stati psicofisici sono spesso generati o, quantomeno, influenzati dai processi mentali.

Ecco che comincia allora a delinearsi un possibile legame tra la psicologia e l’attività dello scrittore: nella vita di tutti i giorni, talvolta, tendiamo a farci travolgere dagli eventi e dagli stimoli del mondo esterno, nonché dai nostri stessi pensieri, finendo per perdere il controllo e lasciarci andare alla casualità di quanto ci accade. Tutto questo si riflette sulle attività quotidiane, inclusa ovviamente la scrittura: allora, per essere produttivi, sentiamo di dover “aspettare l’ispirazione”, o il “momento favorevole” che dir si voglia, senza essere nemmeno sicuri di cosa ciò comporti.

La psicologia può invece fornire allo scrittore un vero e proprio kit per imparare a conoscere le proprie emozioni, gestirle, prevenire o combattere lo stress e – sembra incredibile! – favorire la creatività, influenzando il flusso dei pensieri per condurli nella giusta direzione.

Il legame tra psicologia e scrittura, comunque, non finisce qui: le approfondite nozioni sul comportamento umano e sulla personalità, che costituiscono il prezioso lascito di decenni di studi, possono rivelarsi utilissime allo scrittore anche per delineare, in maniera credibile e intrigante, mentalità, passioni, ossessioni e relazioni sociali di un personaggio letterario. Facendolo sembrare più vero del vero; umano, troppo umano, come diceva un tale.

Io qui vorrei occuparmi, allora, di queste due linee principali:

  • La psicologia per il benessere e la creatività dello scrittore
  • La psicologia per affinare le abilità di scrittura

Nel primo caso cercherò di mostrare come ricercare attivamente le condizioni psicofisiche ideali per creare, come riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia, come padroneggiare il flusso dei pensieri, come reagire alle osservazioni altrui nel migliore dei modi. Questa prima parte della rubrica sarà un vademecum per imparare ad “attrarre l’ispirazione” e a difendersi da quei pensieri disfunzionali che possono ostacolare l’atto creativo.

La seconda parte, invece, conterrà utili consigli per conferire ai personaggi letterari una personalità realistica, indagarne la psiche, affascinare il lettore attraverso meccanismi narrativi stimolanti per la mente umana: una sorta di “valigetta degli attrezzi” da tenere a portata di mano nella bottega dello scrittore-artigiano, per rifinire al meglio quel fantastico manufatto che un libro può diventare.

Siete pronti per iniziare questo viaggio? Preparate una torcia elettrica potente (o, se vi sembra più romantico, un set di candele), perché andremo a fare luce in alcune zone piuttosto profonde e poco illuminate della mente umana!

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Rubrica: Dallo strizzacervelli!, Top post

  • Scritto da:

  • Ugo Cirilli
  • Ugo Cirilli è nato in Versilia nel 1985. Laureato in Psicologia Cognitiva, si occupa di comunicazione online e collabora con la webzine BestVersilia, dedicata ai temi del benessere, della cultura e delle passioni. Appassionato di letteratura e musica, dopo aver appurato che non sarebbe diventato una rockstar, ha preferito appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi testardamente all’arte di scrivere.


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2 Commenti

  1. Sembra interessante, soprattutto per l’atteggiamento psicologico che un autore dovrebbe avere. Infatti siamo vittime dell’idea quasi autodistruttiva che debba avere di sé un artista, tutto dedito alla propria arte più vista come maledizione che come dono positivo. È colpa della scuola e di Van Gogh per cui, se non ti tagli un orecchio, non vali!
    Agatha Christie aveva un atteggiamento più positivo, distaccato.
    Scriveva perché le rendeva possibile fare alcune cose importanti, come viaggiare e curare meglio la famiglia. Stava con i piedi per terra senza esaltazioni. Nella sua biografia pubblicata postuma ci sono più di seicento pagine dedicate alla famiglia, ai viaggi, ai suoi affetti. Solo poche pagine sono dedicate alla scrittura. Amava prima la vita, poi la scrittura.
    Che mente equilibrata…

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    • Ugo Cirilli

      Spesso, purtroppo, i settori creativi sono vittima di quel falso mito che potremmo chiamare “maledettismo”: il tormento interiore visto quasi come un segnale di genio. Le biografie di vari scrittori, poeti, pittori e musicisti sembrano rafforzare questa credenza, raccontando episodi di dipendenza o problematiche psicologiche; dubito fortemente, però, che tali fattori abbiano giovato alla creatività di quei personaggi. Al contrario, credo che i periodi nei quali realizzarono le loro opere più famose fossero rare oasi di pace e lucidità, all’interno di vite travagliate.
      La scrittura, poi, è forse una delle forme espressive meno immediate, che non può essere basata sull’istinto ma richiede riflessione e autocritica. Nei prossimi articoli entrerò nel merito della questione con una serie di consigli pratici per gli scrittori; vi ringrazio per l’attenzione.

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