I personaggi dei gialli (II parte)

I personaggi dei gialli (II parte) Illustrazione di Clarissa Cozzi

 Wolfe alzò il testone. Mi soffermo su questo, poiché ha una testa così grossa che l’atto di sollevarla dà l’impressione di una fatica non indifferente. In realtà dev’essere ancora più grossa di quel che sembra; infatti il resto della sua persona è così enorme che qualunque testa, che non fosse la sua, scomparirebbe letteralmente su quel corpo.

Medita sui casi da risolvere seduto in una poltrona di pelle oppure curando le sue orchidee. Anche Nero Wolfe, personaggio creato da Rex Stout, fa della bizzarria il suo biglietto da visita. Avevamo già notato che nel creare un personaggio detective, dobbiamo pensare per lui abitudini particolari, strane ossessioni o comunque qualcosa che lasci il segno. Lo sapeva bene Raymond Chandler che con il suo Philip Marlowe ha tipizzato un detective nuovo, dalle tinte noir. Dipendente dal fumo e dall’alcool, Philip Marlowe (che per il nostro immaginario ha assunto la fisionomia di Humphrey Bogart) è un personaggio quasi borderline, in ogni caso una incarnazione ambigua dell’eroe.

Sulla linea dell’anti-eroe, si pongono decisamente i personaggi nati dalla penna di Carlo Lucarelli: l’ispettore Coliandro e il commissario De Luca. Coliandro è il più improbabile dei detective: sbadato, pasticcione, con scarse capacità investigative. Lucarelli ha mostrato in modo efficace che il protagonista di un giallo può reggere la trama pur non avendo l’acume di Sherlock Holmes e che la soluzione del giallo non necessariamente è legata al trionfo del suo eroe (alla sua “grazia illuminante”, per citare ancora Sciascia). Coliandro è uno che dice «Minchia, mi sono fatto fregare la pistola» e che si chiede «com’è che Mel Gibson non si fa male quando da le testate?», insomma Coliandro ci indica la via per osare nella scrittura del nostro personaggio e a miscelare suspence e ironia. Con l’altro personaggio, Lucarelli ci indica un’altra via: scrivere un giallo e un romanzo storico insieme, spulciando fra documenti e varie fonti (questa del resto è una caratteristica tipica dello scrittore Lucarelli, delle sue indagini sui misteri di’Italia). Il commissario De Luca attraversa il momento difficile del passaggio dalla Repubblica di Salò alla repubblica e si mostra un commissario atipico e scomodo in entrambe le realtà politiche.

Un altro antieroe è l’avvocato Guerrieri, nato dalla penna di Carofiglio. Abbadonato dalla moglie, scontento del proprio lavoro e con un atteggiamento molto “spleen” sulla realtà, l’avvocato Guerrieri è però nell’intimo un eroe, perché lotta in cause disperate.

A cavallo tra descrizione dei problemi italiani (mafia, immigrazione clandestina, corruzione) e casi privati si situano le indagini del personaggio best seller dell’ultimo decennio: il commissario Montalbano. Camilleri ce lo descrive «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d’intuito» e il suo metodo investigativo (“di sbirro nato”) è pressappoco questo: «cogliere, a pelle, a vento, a naso, l’anomalia, il dettaglio macari impercettibile che non quatrava con l’insieme, lo sfaglio minimo rispetto all’ordine consueto e prevedibile». Burbero, meteoropatico, amante della buona tavola, buono di cuore e vicino agli umili, Montalbano è di certo erede del Maigret di Simenon. A volte è più vicino di cuore al ladro che al questore, ha una fidanzata che non sposerà mai e un gruppo di investigatori a dir poco assortito! Ma Montalbano è, come ammette il suo autore, soprattutto discorso. Un attento studio del linguaggio coniato da Camilleri  per il suo eroe è una palestra utilissima per chi volesse connotare attraverso i dialoghi e i monologhi interiori il proprio personaggio. Ma Montalbano non è l’unico siciliano in giallo. La realtà isolana, anzi, pullula di istrionici detective: il giornalista Hanky che va in giro per Siracusa con un’Alfa Duetto nera e fuma Winston rosse morbide e che è un personaggio letterario che ha anche un blog (creato da Alberto Minnella) e Tancredi Serravalle, docente di storia e filosofia, anarchico e ateo, con il pallino delle indagini che affianca il commissario Costante nei romanzi di Vincenzo Maimone. Spostandoci in Piemonte, troviamo i noir di Fabrizio Borgio, padre di Giorgio Martinengo, l’investigatore delle Langhe. Sulla realtà noir italiana, segnaliamo l’ottimo blog noiritaliano.

Non pensiate che una volta forgiato il vostro detective il vostro romanzo sia concluso! Eh no! La figura tipica da affiancargli è l’aiutante, vero alter ego che raccoglie le impressioni e ascolta i ragionamenti del protagonist, talora è l’io narrante delle sue imprese. Eccone alcuni esempi: Hasting per Poirot, Watson per Sherlock Holmes, Fazio per Montalbano, Archie Goodwin per Nero Wolfe. L’aiutante non è solo la spalla – e già avrebbe una importanza capitale nella nostra scrittura – ma rappresenta il lettore dentro il testo. Come il lettore, la spalla del detective è meno acuto del detective, conosce i fatti, ma non tutte le ipotesi investigative del protagonista. Come il lettore, la spalla di tanto in tanto raccoglie gli elementi che possono aiutarlo a sbrogliare la matassa e, come il lettore, ascolta il monologo risolutivo del detective, quando si alza il sipario sul mistero.

Allora, e solo allora, molti di noi diranno: «Ma certo, era così semplice!».

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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