I personaggi dei gialli (I parte)

I personaggi dei gialli (I parte) Illustrazione di Clarissa Cozzi

Il personaggio che indaga è uno di quelli capaci di creare una relazione duratura con i suoi lettori, per due ordini di motivi: è un personaggio il più delle volte seriale e incarna sotto nuove spoglie la figura dell’eroe (anche lui lotta per il Bene e la Giustizia). Umberto Saba diceva che i gialli gli ricordavano le interminabili avventure dei cavalieri erranti, ma al posto del cavaliere era stato messo il poliziotto.  Trovare lo stesso personaggio in vari libri è per il lettore come riabbracciare un vecchio amico, e lo scrittore crea per il suo personaggio detective dei tic, delle frasi – «Montalbano sono» – che funzionano come ritornelli, come un bentornato al lettore assiduo. Nei romanzi di Simenon attendiamo che Maigret riempia la sua pipa, in quelli della Christie che Poirot arricci i suoi baffi, siamo impazienti nel risentire l’«Elementare, Watson» pronunciato da Sherlock Holmes. Il primo consiglio, quindi, è creare alcune abitudini o rituali, che creino una familiarità tra il lettore e il nostro personaggio.

Secondo punto: come indaga il nostro personaggio? Dobbiamo creare quella che Leonardo Sciascia definì la “grazia illuminante” dell’investigatore; scegliere il metodo, quindi: da quello deduttivo di Holmes a quello psicologico di Maigret, passando per le celluline grigie di Poirot e all’arte del pettegolezzo di Miss Marple.

«Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità» questa era la filosofia logica di Sherlock Holmes, che viene così descritto dal suo alter ego Watson:

Il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un’aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell’uomo d’azione. Le mani, invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia.

Sherlock Holmes basa le sue indagini sui segni, non a caso il semiologo Umberto Eco quando decide di scrivere un giallo lo prende a modello per il suo Guglielmo da Baskerville. Ben altro è il metodo di Maigret, protagonista di ben 75 romanzi e di 28 racconti di Georges Simenon.

Maigret non somiglia ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate. Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi. (Pietro il lettone) 

Ma al di là dell’aspetto, ciò che lo rende vicino al cuore dei lettori è la sua umanità, che lo porta a comprendere – talora a giustificare – i colpevoli. «A Maigret ho dato un’altra regola: non bisognerebbe mai togliere all’essere umano la sua dignità personale. Umiliare qualcuno è il crimine peggiore di tutti»: questo è lo spirito che Simenon ha infuso al suo detective, che insieme al suo carattere burbero, è stato preso in prestito da protagonisti di casa nostra quali Montalbano e Guido Guerrieri.

Riguardo il carattere, bisogna aggiungere che i nostri personaggi, pur riscuotendo un ampio consenso popolare, non brillano spesso per simpatia: Hercule Poirot, irresistibile superbo, si stizzisce quando lo si definisce “francese”. Il detective belga è protagonista di 38 opere (fra romanzi e racconti) di Agatha Christie. Vestito sempre in maniera impeccabile, con una buffa testa a uovo sempre inclinata verso destra, Poirot è logico, ha la repulsione verso le armi e ha molta meno umanità rispetto il suo “collega” Maigret.

Meno spietata – ma solo in apparenza  è l’unico rappresentante femminile degno di nota della categoria: Miss Marple, «famosa per l’abilità di collegare piccoli, insignificanti fatterelli del paese con problemi gravi, in maniera tale da gettare luce su questi» (C’è un cadavere in biblioteca). La Christie ci presenta per la prima volta così:

Un vestito di broccato nero, molto schiacciato in intorno alla vita. Un pizzo Mechlin era posto a fiocco sulla parte anteriore del corpetto. Indossava guanti di pizzo nero e una cuffia di pizzo nero sormontato da masse ammucchiate di capelli di color neve. Stava lavorando a maglia – qualcosa di bianco, morbido e lanoso. Aveva occhi azzurri benigni e gentili, osservò il nipote e gli ospiti di sua nipote con dolce piacere. (La morte nel villaggio)

Lei si definisce un’osservatrice della natura umana, e questa osservazione la fa nascosta dai cespugli, mentre finge di fare giardinaggio oppure con il suo binocolo (la vecchina finge di fare bird watching). La filosofia delle sue indagini  che basta fare parlare le persone su qualsiasi argomento, prima o poi si tradiranno.

È ovvio che se noi scegliamo un personaggio non istituzionale – Miss Marple non ha alcun titolo per indagare – il nostro personaggio deve utilizzare metodi alternativi rispetti a quelli che usiamo se la nostra penna crea un poliziotto. Leggere i 12 romanzi e i 20 racconti che hanno la Marple come protagonista, ci darà suggerimenti sui modi imprevedibili in cui il nostro personaggio può ficcare il naso nelle faccende degli altri.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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