Roberto Cotroneo – Il sogno di scrivere

Roberto Cotroneo – Il sogno di scrivere

Se c’è un tratto che sembra accomunare gli esseri umano è quello di raccontare delle storie, perché attraverso di esse ci spieghiamo il mondo e le sue manifestazioni. Possibilmente, a molti piacerebbe farlo attraverso la parola scritta e infatti sono tanti a provarci: non importa essere Proust o Melville per mettere inchiostro su carta, quello che conta è cercare di farlo al nostro meglio. Oggi, in un mondo dove è possibile pubblicarsi da soli, le nostre storie hanno maggiore speranza di circolare e di chiamare a raccolta lettori appassionati.

Il libro di Roberto Cotroneo appena pubblicato da Utet – Il sogno di scrivere (Perché lo abbiamo tutti. Perché è giusto realizzarlo - racconta esattamente di questo folle sogno, e spiega quali sono le motivazioni più profonde alla sua base. Cotroneo non è nuovo alla stesura di manuali (ne fece già uno qualche tempo fa), visto che insegna anche in dei corsi di scrittura creativa, eppure questa volta ha fatto qualcosa di diverso: non esattamente un manuale, quanto un viaggio nel mestiere di scrittore, nei suoi aspetti affascinanti e in quelli terribili. Potete anche leggere on-line il primo capitolo, se volete.

Non un mestiere precluso a chi nasce con il dono divino del talento, certamente, ma un traguardo – quello della buona scrittura – a cui tutti possono giungere, sebbene siano indispensabili esercizio e fatica, si capisce. Cotroneo parte dalla domanda primigenia: perché scrivere?

Per scrivere dovete avere una ragione autentica, un bisogno, e dovete essere un po’ folli. E soprattutto stupirvi di voi stessi.

Si comincia da questo, dalle motivazioni di base, e solo in seguito ci si preoccuperà dello stile.

Il sogno di scrivere ha l’ulteriore pregio di sfatare molti dei falsi miti che gravitano intorno al mondo letterario e agli scrittori. Un esempio: scrivere sotto l’effetto dell’alcool o di sostanze stupefacenti – come millantavano Hemingway o Coleridge – non è esattamente la strategia più giusta per produrre pagine di indimenticabile bellezza, anzi, è molto probabile che rileggendovi da sobri vi rendiate conto degli orrori (letterari) commessi.

Ma forse l’idea più dura a morire, secondo Cotroneo, è quella che vuole i bravi scrittori, prima di tutto, attenti lettori, come se il fatto di leggere molto fosse la regola irrinunciabile per poter scrivere bene:

In realtà questa storia della lettura come metodo propedeutico alla scrittura lascia il tempo che trova. Conosciamo autori che non avevano letto nulla di nulla nella loro vita e sono stati capaci di libri sorprendenti. Autori come Faulkner e George Bernard Shaw avevano letto e studiato assai poco nella loro infanzia e giovinezza. Eppure sono diventati dei grandissimi scrittori, entrambi insigniti del premio Nobel per la letteratura. Ma l’elenco potrebbe essere lungo.

La provocazione è forte, eppure è una provocazione intelligente, che ha l’indubbio merito di spostare l’attenzione dalla lettura alla scrittura come via principale per la formazione e l’espressione di sé. E si tratta inoltre di uno spostamento di focus che si allinea molto bene con i tempi che corrono, con l’evoluzione delle scritture on-line, delle modalità di lettura su schermo, delle esperienze di scritture collettive.

Questo pare dire Roberto Cotroneo, in fondo: per imparare a scrivere bisogna scrivere. E basta.

Parole chiave: #, #, #, #, #

Rubrica: Lo scaffale del self-publisher, Top post

Commenta su Facebook

commenti

Email
Print