La fuga di Salis e l’illustrazione d’autore

La fuga di Salis e l’illustrazione d’autore Illustrazione: Paolo D'Altan

Salis in fuga, primo della serie Salisedine, in cui l’adolescente Salis vive le sue avventure in un mondo mutato dal sale, è anche la prima opera digitale e multimediale del team creativo che unisce lo studio Rebelot, formato dall’illustratore Paolo D’Altan e dalla sua compagna Laura Rota, dall’autrice Daniela Morelli e da Vincenzo Ambriola. Un esperimento, prima di tutto.

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 ”Volevamo unire la narrazione al movimento, all’animazione, incuriositi dal potenziale del tablet. Conoscevo Daniela, avendo lavorato con lei su alcuni libri Mondadori, con entusiasmo ha proposto una sua storia tra fantasy e fantascienza per ragazzi. Subito si è dovuto pensare a come strutturarla, il primo vero scoglio. Mi vedevo già produrre tonnellate di immagini in breve tempo. L’idea iniziale era una app non a episodi, auto prodotta, nei tempi morti del nostro lavoro. Daniela aveva un testo per un libro cartaceo, la difficoltà è stato abbreviarlo e adattarlo, quindi, alla app. Inoltre ha suscitato l’interesse del Laboratorio Solo Opera che ne a ha tratto un libretto d’opera contemporanea esito di un laboratorio per ragazzi, che vedrà la sua ‘prima’ il 28 giugno al Piccolo Teatro Studio di Milano”.

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In contemporanea allo sviluppo di questo progetto Daniela Morelli, attraverso le insegnanti dell’Associazione Fabularia coinvolse un focus group di studenti delle medie di Lodi, che seguiva tutte le fasi di lavorazione a partire dal testo. La curiosità, preparazione e attenzione di questi nativi digitali ha portato entusiasmo e feedback per alcuni cambiamenti radicali: troppo testo con animazioni e interattività creava problemi. O ci si concentrava sul disegno, toccando, giocando senza badare affatto al testo o al contrario si leggeva ma senza seguire altro. È vero che ci vogliono tempi diversi con una app o anche con un eBook avanzato: all’inizio si “smanetta”, si gioca e poi si approfondiscono parti, porzioni di contenuti. Del resto, anche con i libri o i fumetti appena acquistati succede che la prima sfogliata sia casuale, l’occhio vada su singole pagine sparse e ci convinca che quel prodotto faccia per noi, vada acquistato e a quel punto letto e consumato in maniera orizzontale, dall’inizio alla fine.

“Un incontro rivelatore è stato alla fiera del libro per ragazzi di Bologna: ho portato il progetto a due fidati editori, uno dei quali è Mr. Hao della Grimm Press, che è stato gentilissimo nell’analisi e ha suggerito di ridurre il testo al minimo: un po’ scioccante per l’autrice, ma Daniela è percettiva, elastica. Nella criticità, abbiamo compreso che con gli strumenti a disposizione potevamo fare di più e differenziare: un eBook per la lettura senza sacrificare il testo, un’app con le immagini animate e anche un libro cartaceo, tradizionale”.

I modelli di riferimento sono ormai numerosi, nella pur giovane letteratura sperimentale illustrata per eBook e app in circolazione: dal Dottor Jeckyll di Mattotti (un eBook da antologia, in cui Einaudi ha profuso una grande energia editoriale fornendo al fumetto degli extra formidabili, fra cui bozzetti, video, interviste, il testo di Stevenson, lo spettacolo teatrale e altro), il classico primo Alice che tutti abbiamo scaricato come divertissement in demo, dove si ruota il tablet per vedere la bottiglietta che cade, si spostano con le dita oggetti e si gioca un po’ con le illustrazioni di Tenniel. Oppure la prima app di The hearth in the bottle illustrata da Oliver Jeffers, in cui si sperimentava l’interattività e il gioco in una narrazione orizzontale per bambini. Ma il punto di non ritorno è ormai I fantastici libri volanti del sig. Morris Lessmore di William Joyce frutto di uno sforzo produttivo pazzesco su alti livelli, che dimostra quanto si possa fare con illustrazioni molto classiche, tradizionali, con un editore ricco e potente e uno studio di animazione (il Moonbot) da Oscar. Per quanto il lavoro di Joyce abbia ormai fatto scuola e creato il parametro più alto fra creatività e produzione, ci sono però app tecnicamente intriganti come Pinocchio o Ulisse, prodotti entrambi da Elastico (che ha realizzato anche Good Night Dadà di Valeria Petrone, di cui racconteremo un’altra volta, n.d.a.) o il lavoro  di Kite edizioni per i più piccoli. Avendo questi precedenti a modello, ma trovandosi in piena scelta di auto-produzione, ecco che Salis ha preso una piega non proprio prevedibile rispetto al mercato attuale, dedicato soprattutto ai più piccoli.

“Partendo dal testo la fascia era automaticamente alta, i pre-adolescenti non bambini. In sede di focus group sono emersi suggerimenti e temi non pensati da noi. Salis è una quattordicenne orfana, questo ha toccato corde emotive nei ragazzi che ci hanno dato nuovi input. Anche se poi bambini di 6/7 anni lo guardavano e lo gestivano bene, da nativi digitali senza troppi filtri. Ci siamo posti meno il problema e forse questo penalizza il prodotto dal punto di vista commerciale, ma avevamo voglia di tentare. Tutta l’animazione e l’interattività sono state sviluppate da Laura, mia compagna e socia nello studio Rebelot, ideatrice del progetto con il supporto javascript di Ambriola, docente universitario a Pisa. Io ho pensato allo storyboard come se fosse un’animazione, complessa e discussa, con la revisione di alcune sequenze anche sulla base della piattaforma Adobe Digital Publishing Suite, invece di ricorrere ad uno sviluppatore. La piattaforma è stata integrata con PS, INdesign e Edge, dove importavo le tavole realizzate con Corel Painter. Più si procedeva e più effetti avremmo voluto provare, aggiungendo cose col rischio che il progetto ci scappasse di mano. La deadline del 15 Maggio, per presentare l’app al Festival dei Comportamenti di Lodi, ci ha permesso di focalizzarci sul demo e sull’eBook già in vendita sugli store. La sola critica fatta dai ragazzi è stata proprio che l’app non fosse pensata per Android, cosa che per noi sarebbe stato un investimento molto grande in sviluppo. Abbiamo preferito optare per Apple, che domina il mercato delle app per quasi l’80%”.

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Illustrazione: Paolo D’Altan

L’iter è stato: Dicembre-Aprile, 4 mesi di progetto e, da gennaio, incontri e verifiche col Focus Group di Lodi, dapprima ogni due settimane e poi una volta al mese.

“Il penultimo incontro con il quasi definitivo e il testo così ridotto è stato spiazzante per i ragazzi, perché il legame con l’oggetto libro è forte e molti chiedevano se sarebbe uscito poi stampato. La prima ad uscire è l’app ma in anticipo è stato elaborato un piano di comunicazione, che prevedeva la pagina Fb, sito, campagna su stampa e blog. La app è stata sviluppata in contemporanea all’eBook per Kindle e e-reader, in cui si può leggere la storia originale con alcune immagini usate per le aperture dei capitoli. Avevo anche suggerito di pensarlo sulla piattaforma iBooks, potendo gestire una grafica e un controllo estetico (come avviene per i libri di Ajubel, ad esempio). Alla fine non l’abbiamo seguita per ragioni di tempo e di mercato, iBook è solo per Apple mentre l’e-book tradizionale si legge su tutti i devices. La declinazione successiva sarà l’albo illustrato e nel piccolo delle vendite, abbiamo avuto diverse richieste per il libro stampato”.

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Veniamo all’obiettivo: proseguire in autonomia o cercare un investitore o un editore? Più l’ambizione è alta, più sono necessari gli investimenti perché lo sforzo è notevole per un privato. Salis è una serie, ma da una app poi mi attendo un video, un libro, un prodotto game alternativo e derivato (come nel caso della serie Adventure Time). Scenari fantastici, ideali. In questo mercato, su questa fascia, questo è un esperimento: tutto si fa per i bimbi, si producono soprattutto giochi e qui non ce ne sono invece, ma si vuole dialogare con un pubblico di fascia più alta. È un biglietto da visita, per ora. Il problema per gli editori grandi è l’investimento, perché già scottati dal cdRom ora tutti stanno attenti. Si spende soprattutto in comunicazione, non basta fare la app, venderla e attendere i profitti, occorre starci dietro e questo è lavoro da ufficio stampa. Ci sono strade come il crowdfounding, chiedere come passo successivo alla rete di contribuire a una porzione di progetto, per poter farlo avanzare di un passo.

Ho ragionato sul personaggio di Salis, immaginandola nelle diverse declinazioni, inserendola in uno scenario, come si fa nel progetto tradizionale di un libro. Con Daniela ci siamo trovati in sintonia, la pensava così anche lei. All’inizio era più una bambina con un segno più infantile, poi ho cambiato radicalmente e nella verifica è stato positivo, mi aspettavo forti critiche proprio sul segno perché la produzione di animazione sul mercato è molto cartoon, semplice. Qui è l’opposto, i colori, le sfumature, sono tante e questa prima puntata è tutta giocata sul notturno. Ma feedback di colleghi, editori sono stati positivi. Come sempre, rifarei scene e tavole, ma è normale con progetti così impegnativi. Di base è fondamentale uno story molto accurato, come per un corto animato. Eravamo alla prima esperienza del genere e dovendo rivedere tutto il rapporto fra testo e immagini, ci siamo trovati a modificarlo radicalmente, rendendo più impegnativa la lavorazione”.

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Illustrazione: Paolo D’Altan

“Il testo, derivato da un romanzo, doveva essere una serie, anche per fare evolvere la narrazione, il segno, le situazioni e anche l’aggiornamento tecnologico inevitabile. Impensabile farlo completo da subito, ci sarebbero voluti anni. Quattro persone sul progetto non bastano. Al momento, avendo lo story completo, il libro c’è ma di base sarà diverso dalla app, anche nell’interesse del progetto multimediale che sempre aggiunge e diversifica. Non c’è l’editore, resta l’autoproduzione, la stampa on demand calibrata sulle richieste attraverso il sito e la pagina Fb. Si è deciso un prezzo di lancio dell’app molto contenuto, con la possibilità di cambiarlo in seguito. Personalmente on-line 4€ è la soglia psicologica fra il cliccare “compro” e il rinunciare. Non ci si guadagna, non ancora almeno essendo un esperimento. Vedremo quanto andrà in porto e quanto trainerà gli altri prodotti. Anche usare il web, con la sua elasticità e globalità, come traino di opinioni, pareri, giudizi anche di colleghi molto più esperti e autorevoli, gioverebbe al miglioramento del prodotto. Un po’ come succede nei romanzi, quando a un autore si chiede un parere e lo si mette in fascetta, per trainare le vendite con i “consigli dell’esperto”. Sul secondo episodio a livello produttivo si sarebbe dovuti partire subito, come insegna il cinema, ma al momento è al livello di primo storyboard. Alla fine dell’app si può indicare una preferenza sul luogo dove Salis andrà e le risposte del web sono state omogenee e in linea con quello che è già il progetto di episodio due, dal sito e dai social si possono ricevere feedback utili a sviluppare il progetto. La comunicazione e la promozione sono fondamentali: per la Fiera del libro per ragazzi di Bologna avevamo prodotto segnalibri e rimandi al sito e alla pagina Fb, già attivi. Seguire la logica del marketing cinematografico, per cui tu anticipi mesi prima, crei il virale, fai comunicazione e mostri man mano, scoprendo poco a poco, finché arriva il momento della presentazione di quello o quelli che sono i prodotti e che vivono tempi diversi di uscita e di mercato. Ma tutto è già pronto da subito: non a caso Joyce ha potuto poi presentare il corto animato, pronto mesi prima dell’app ma uscito mesi dopo, vincitore quindi dell’Oscar e traino al successivo – quasi due anni dopo – albo illustrato cartaceo. Ovvio che questo dipende dai mezzi a disposizione, però nel nostro piccolo sia la app che l’e-book di Salis in fuga erano già in vendita il giorno di presentazione in Italia e all’estero. Steve Jobs docet: è già nei negozi da oggi”.

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Rubrica: Hotel Visual, Top post

  • Scritto da:

  • Ivan Canu
  • Ivan Canu lavora a Milano come illustratore e scrittore (Salani, Gakken, Casterman, Principi & Princìpi, Pearson, De Agostini, The New York Times Book Review, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Capital, Einaudi ragazzi, Rizzoli, Médecins sans Frontiéres). Selezionato su American Illustration e Communication Arts. È stato art director della Fondazione Internazionale Balzan e della rivista Hystrio. Ha curato per l’AI-Associazione Illustratori il catalogo della mostra Favorisca, Carpi 2006 e gli Annual Illustratori italiani 2006, 2007 e 2008. Dal 2009 è direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.


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