Frasario essenziale per non passare inosservati nel self-publishing

Frasario essenziale per non passare inosservati nel self-publishing
Sempre più spesso autori di successo nel self-publishing approdano all’editoria cartacea. E’ il caso di Viola Veloce, l’autrice dell’esilarante dark comedy Omicidi in pausa pranzo, pubblicato di recente da Mondadori, dopo essere stata per ben 230 giorni nella classifica dei Top 100 Self-Published Books su Amazon. Ho domandato a Viola quali autori italiani le piacessero. Lei mi ha risposto che conosce Ennio Flaiano a memoria e che il suo aforisma preferito è questo: “Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarne due volte al giorno.” E poi ha aggiunto: “A me la merda non piace”. Ecco perché abbiamo deciso di dedicare a Flaiano questa intervista che ripercorre la sua storia, un interessantissimo viaggio alla scoperta delle nuove possibilità che si offrono oggi agli autori auto-pubblicati.

 

PARTE I – IL GRAN RIFIUTO
Come ho deciso per il self-publishing

Viola, perché hai deciso di auto-pubblicarti? Era questa la tua intenzione iniziale?

In realtà no. Ma dal 2004 al 2010 ho scritto tre libri, tutti affidati a un noto agente letterario, che si era limitato a mandarli a vari editori in una versione molto raw senza editarli. Dopo anni di tentativi a vuoto, ho deciso di interrompere il rapporto con l’agente e pubblicarmi i libri da sola.

Hai un’idea di quanti editori hanno visto e rifiutato il tuo libro?

Credo che i miei libri siano stati mandati a moltissimi editori, ma non so esattamente quali. Mi arrivavano delle email in ordine sparso dall’agente, che mi diceva: “Bocciata!”. In realtà credo di essere stata in anticipo sulle mode letterarie: il mio diario di una mamma alla Rachel Cusk era del 2004 e la mumy-lit allora veniva pubblicata solo in America. Il libro sugli amori “in rete” l’ho scritto nel 2006 ben prima dell’esplosione dei siti di dating e dello stesso Facebook. Mi ispiravo alle prime chat online di Virgilio ‒ C6 ‒ che nel mio ufficio usavano tutti (lavoravo in una start up della new economy, e le mie colleghe erano piuttosto smart). Infine il mio libro sugli impiegati cialtroni è del 2010, ben prima che cominciassero le polemiche sui fannulloni ed era una strana via di mezzo tra il rosa e il nero. Gli editori non sapevano in quale collana infilarlo, e così me lo bocciavano.

Una volta libera dall’agente, non ti sei certo persa d’animo.

Per niente, sono un tipo abbastanza determinato e ho deciso di rivolgermi a un editor per capire che cosa non funzionava nella mia prima stesura. Ho trovato sul web una giallista, Sabina Marchesi, e mi sono pagata un editing su Omicidi in pausa pranzo che mi ha fatto capire qual era il mio errore: una scrittura troppo asciutta e poco partecipata emotivamente. Ho riscritto Omicidi in pausa pranzo e ho profondamente cambiato il mio stile di scrittura. Mi sono poi auto-editata gli altri due libri usando il nuovo stile che ora maneggiavo meglio.
Ma mi sono concessa anche un ultimo tentativo e ho mandato Omicidi in pausa pranzo a un piccolo editore. Mi ha risposto subito che il libro gli piaceva e sembrava disposto a pubblicarlo. Sono stata invitata al Salone del Libro di Torino proprio per parlarne ma, arrivata in quella bolgia, ho fatto un’enorme fatica a trovare il suo stand, piccolissimo e di fianco a uno che vendeva libri di magia: non molto promettente… Ma sono state soprattutto le copertine dei loro libri – senza colore – a colpirmi poco positivamente, e il direttore editoriale non sembrava molto disposto a trattare dignitosamente gli autori. Mi invitava a mettermi in fila insieme a tutti gli altri esordienti: avrebbe deciso poi lui come e quando pubblicarmi.
Sono scappata a gambe levate con un’unica idea in testa: non gli avrei mai e poi mai dato il mio libro. Perché mai avrei dovuto mettermi in fila davanti alla porta di un mini-editore per venderne 500 copie dopo magari un paio d’anni di attesa?

A questo punto eri pronta per il self-publishing.

Sì, ho deciso che tanto valeva buttarmi da sola e scegliermi la copertina che mi pareva. Volevo essere LIBERA di scegliere tutto io, compresa la data di pubblicazione!

 

PARTE II – AMAZON, ASPETTAMI!
Come ho sbagliato la prima volta su Amazon

Una volta deciso per il self-publishing, perché hai scelto Amazon e non altri?

Amazon era la soluzione più semplice. Il file veniva convertito da loro in “.mobi” e potevo fare tutto da sola. Le altre piattaforme presentavano dei livelli di difficoltà maggiore. Amazon era facile e non richiedeva particolari doti da smanettona. Insomma, era alla mia portata. E il Customer Service ti risponde anche di sabato mattina.

La prima cosa che hai fatto è stato cambiare nome e, da donna di non disprezzabili letture, hai deciso di riferirti a uno dei tuoi modelli letterari: perché il non proprio accessibilissimo James Joyce?

L’Ulisse di James Joyce è da sempre il mio libro preferito e mi piace moltissimo il tredicesimo episodio, Nausicaa, in cui Joyce utilizza il linguaggio dei rotocalchi femminili dell’epoca (identico, peraltro, a quello di adesso). Avevo deciso di pubblicare il libro più rosa dei tre che avevo scritto e volevo dargli un tocco joyciano. Il libro era quello sui siti di dating in rete (che nel frattempo erano esplosi). Ho dunque scelto come pseudonimo un nome ispirato a sua moglie, Nora O’Dublin, e ho scritto anche i testi del sito ispirati al suo rapporto con la moglie. Il titolo invece è venuto fuori parlandone in mensa un giorno con una collega : Matrimoni bolliti. Come salvarsi la vita sul web.

Eri dunque pronta a partire.

Ho aperto un nuovo profilo su Facebook e Twitter come Nora O’Dublin; mi sono fatta da sola il sito su una piattaforma americana e ho anche comprato il mio primo dominio: matrimonibolliti.com. Poi mi sono scatenata con le foto per il sito e per la copertina, commissionate a un amico giovanissimo, Jacopo Farina. Ho ordinato una torta di nozze in una pasticceria cinese di Via Canonica, quelle con panna artificiale e i coloranti – e Jacopo ha fotografato le statuette degli sposi collassate in varie modi. Ho girato anche i booktrailer, davvero ruspanti, nell’oratorio dove va mio figlio con attori tutti di provenienza oratoriale. Ecco i due video:

Nel maggio 2012 hai finalmente pubblicato il tuo libro su Amazon ma non è stata un’esperienza fortunata.

UN FALLIMENTO VERO: in due mesi sono riuscita a vendere solo 17 copie nonostante avessi persino fatto un po’ di pubblicità su Facebook.
Solo dopo ho capito le ragioni del mio insuccesso:

  • nome troppo altisonante e riferimenti troppo alti,
  • ho aperto un sito statico e non un blog, privo quindi di ogni potenziale viralità
  • ho sbagliato anche il prezzo : troppo alto (quasi 4 euro). Impossibile vendere un libro rosa, scritto da una sconosciuta con un finto nome straniero a 4 euro!

Ma anche questa volta non ti sei scoraggiata.

Per niente. Ho deciso di riprovare su Amazon e questa volta ho cambiato libro: passando a Omicidi in pausa pranzo. Ho anche capito che quello che mi era mancato era stata una campagna di marketing virale sul web. Mi sono cercata un ufficio stampa web e ho trovato, tramite uno strano giro di amici, una che mi vendeva “tutto”: dall’editing del libro al buzz marketing e all’ufficio stampa. Devo dire però che in pratica però, lei ha fatto veramente poco.
L’editing è stato fatto da un suo amico (pagato da me a parte), mentre la foto per la copertina è stata pensata e realizzata da me, insieme al solito Jacopo Farina: questa volta abbiamo utilizzato una mia amica vestita da impiegata che si è fatta fotografare con il cappio in mano. La foto non piaceva alla signora dell’ufficio stampa web, ma io ho deciso di utilizzarla lo stesso per la copertina: se sono l’editore di me stessa, decido IO la copertina!

A questo punto manca solo lo pseudonimo.

Dunque, una sera, mentre sto tornando dal lavoro, penso che le cose che amo di più sono la violenza e la velocità. Guardo da sempre solo film di guerra e non sopporto le persone lente. Io faccio sempre tutto velocissimamente e la lentezza (degli altri) mi fa venire la gastrite. Ho un’illuminazione ed ecco il nuovo pseudonimo: Viola (che sta per violenza) Veloce. Sono davvero pronta a ripartire!

 

PARTE III: TECNICHE DI GUERRIGLIA FAI-DA-TE
come riprovarci su Amazon

Così hai ricominciato come Viola Veloce.

Ho aperto un blog su WordPress con il mio nuovo nome, e riaperto un profilo su Facebook e Twitter come Viola Veloce. E ho cominciato a postare su temi variegati – da mio figlio alla vita delle donne impiegate ‒ anche se all’inizio il mio blog era praticamente deserto.

Ma ti sei limitata al web o hai provato anche altre forme di pubblicità?

Mi sono decisa per un volantinaggio. Mi sono fatta stampare in Germania – su un sito – dei volantini con la foto della copertina e il codice QR al blog e al libro, che nel frattempo avevo pubblicato su Amazon. Avevo aderito al programma KDP Select (se pubblichi il libro solo su Amazon puoi distribuirlo gratuitamente 5 giorni su 90) e ho pianificato di distribuire i volantini in quei 5 giorni e ho chiesto al Comune di Milano il permesso per distribuire i volantini e assoldato dei volantinatori piazzati alle Stazioni di Milano. Quando parte la promozione su Amazon (sostenuta dal volantinaggio), il libro va benissimo. Nel giro di 5 giorni vengono scaricate 1.000 copie gratis. Grazie al logaritmo di Amazon che trasforma le copie scaricate gratis in copie “vendute” nella misura di circa 10 a 1, dopo la promozione il libro è il SECONDO nella classifica degli ebook “venduti” (diversa da quella degli e-book gratis). Nel frattempo ho prodotto anche un booktrailer, su Youtube, che però non ha sviluppato viralità:

Pensavi di avercela fatta?

In realtà ho fatto di nuovo un errore: il prezzo di vendita del libro su Amazon era ancora troppo alto, e cioè 2,99. Però questo era il prezzo al di sotto del quale non potevo andare con la formula del revenue share da me scelta con 30% a Amazon e 70% all’autore. Nel giro di due settimane il libro era uscito dalla classifica dei TOP 100 per finire in una posizione molto bassa.
Ho realizzato dunque che il lettore di ebook non è disposto a pagare quasi 3 euro per un libro “senza marchio”, pubblicato da un self-publisher.

Ma il tuo ufficio stampa nel frattempo che fine ha fatto?

Il mio “ufficio stampa” era riuscita solamente a convincere un’amica a scrivere un mini-articoletto sul web. Punto. E ha avuto pure il coraggio di scrivermi che se il libro era andato male, la colpa era TUTTA mia: il mio blog era brutto e anche il libro valeva molto poco. Morale della favola? Non darò mai più un euro a chi mi vende buzz marketing e ufficio stampa web. Il SEO (il posizionamenteo migliore sui motori di ricerca) è una gran sola: se apri un blog su WordPress, te lo fanno loro in automatico.

E dopo il self-publisher, ti sei data anche alla self-promotion.

Sì! Ho aspettato che fossero passati tre mesi dalla data in cui mi ero iscritta a KDP Select e ho programmato un’altra promozione a 0 euro per Omicidi in pausa pranzo. Nel frattempo ho abbassato il prezzo a 0,99 (passando al revenue share a favore di Amazon: 30% all’autore e 70% a Amazon). Sono entrata nei forum di Facebook dove i self-publisher si scambiano consigli e ho capito qualcosa di più su come funziona il mondo dell’autopubblicazione. E invece dei volantini, questa volta ho deciso di provare Google Adwords: per i 5 giorni della promozione ho fatto pubblicità al mio libro sui siti dove si parla di libri da scaricare gratis.

Ho letto sul tuo blog che tu sei una fan dell’ADV online. Funziona veramente?

Sì, Adwords funziona e grazie a questo il libro è finito di nuovo nella classifica dei TOP 100, alla novantesima posizione, anche se le copie scaricate erano 500, meno della prima volta. Dosavo la quantità di ADV aumentando l’investimento giornaliero (dai 2 ai 5 euro al giorno) a seconda delle vendite del libro. Questa è la grande differenza con l’editoria cartacea: su Amazon puoi vedere quanto vendi giorno per giorno. Da questo momento in poi ho deciso fermamente di non perdere più terreno. Ho imparato a usare Google Adwords fino a quando non ho trovato l’ADV perfetto: un annuncio testuale, con un buon CTR e un prezzo sensato di 10 centesimi a clic. E ho scoperto le keyword che funzionano meglio, per non perdere soldi, e ho cominciato a usare i post sponsorizzati su Facebook.

E quando hai capito di avercela fatta?

Sono riuscita a rimanere nella classifica dei TOP 100 – con Omicidi in pausa pranzo ‒ per 230 giorni, arrivando fino alla settima, ottava posizione. Nel dicembre 2013 ho venduto addirittura 1.700 copie! Nel frattempo avevo lanciato anche gli altri due vecchi libri, cambiando il nome a Matrimoni Bolliti diventato Mariti in salsa web, e trovando un nome nuovo al diario sulla maternità: Mamme bailamme. Anche loro sono stati nella classifica dei TOP 100 di Amazon, ma per meno giorni, perché ho deciso che valeva la pena puntare tutto su Omicidi in pausa pranzo. Il mio piccolo successo di autrice autopubblicata mi ha anche portato ad essere intervistata da vari blogger, e il mio nome ha cominciato a circolare sulla rete.

Che cos’è la viralità secondo te? Tutti ne parlano, ma nessuno sa bene cosa sia.

'Omicidi in pausa pranzo', ora edito da Mondadori

‘Omicidi in pausa pranzo’, ora edito da Mondadori

La viralità non è altro che il vecchio passaparola, solo che adesso il passaparola “passa” per il web. E secondo me funziona secondo due modelli. Il primo, che definirei ESPLOSIVO, è quello che si verifica quando un contenuto (in genere di tipo iconografico: video o foto) esplode velocissimamente e viralizza in poche ore o giorni. Il secondo, che definirei A FRATTALE, richiede invece un tempo maggiore, perché il passaparola si deve radicare profondamente nel web, mettendo molteplici radici, che garantiscono però una tenuta maggiore e di più lunga durata.

E come può diventare virale un ebook? Non è divertente e facile come un video.

Credo che per gli ebook – contenuti testuali che devono essere letti, digeriti, commentati, eccetera ‒ funzioni solo il secondo modello, quello A FRATTALI, che deve però essere continuamente alimentato dall’autore, che deve rimanere in contatto con i lettori attraverso i post del suo blog e attraverso i social network. Per quasi un anno ho infatti continuato a postare sul blog e a rispondere a tutti i lettori che mi contattavano sui social network o che mi scrivevano un’email. Naturalmente un ebook non potrà mai avere la stessa viralità di un video o di un contenuto di più facile fruizione, ma un autore “appena nato” che vuole vendere i suoi libri, oggi deve essere in grado di bloggare e postare contenuti interessanti sui social network. Se poi l’autore è in grado di produrre anche contenuti multimediali gradevoli, questo gli sarebbe di grande aiuto.

E alla fine, quando sei diventata virale, che cosa è successo?

Emanuela, lo sai anche tu. Mi è arrivata un’email della Mondadori…

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Rubrica: Interviste sulla scrittura

  • Scritto da:

  • Emanuela Canali
  • "Avevo conosciuto Emanuela anni fa, e rideva. Quando ci siamo riviste qui in Mondadori, abbiamo cominciato subito a ridacchiare, perché la nostra comunicazione è sempre stata impostata su una risata continua e di sottofondo, non priva di un discreto auto-cinismo. Né io né lei siamo troppo gentili con noi stesse ma l'auto-crudeltà ha mantenuto i nostri canali auditivi liberi e intatti. Emanuela infatti ascolta- eccome!" (Viola Veloce)


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1 Comment

  1. Continuo a pensare che il self-publishing sia adeguato solo per le giovani signore e signorine “tanto” spiritose, autrici di librini divertenti e disimpegnati, in cui si mescola l’umorismo con gli ingredienti più tradizionali del pulp. Quando vedrete che anche un testo di buona letteratura avrà successo, fatemi un fischio ;-)

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