I personaggi sono reticoli di relazioni

I personaggi sono reticoli di relazioni Illustrazione: Marta Lorenzon

Giulio Mozzi è uno scrittore e consulente editoriale (non chiamatelo editor!) e insegna scrittura creativa. Dal 2000 cura sul web Vibrisse, bollettino di letture e scritture. Tra i suoi libri Questo è il giardinoLa felicità terrena, Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), Consigli tascabili per aspiranti scrittori.

 

Il senso della nostra rubrica è imparare dagli scrittori la costruzione di un personaggio. Ci diresti quali sono, per te, due personaggi (uno maschile ed uno femminile) perfetti, fra i tanti che popolano la letteratura?

Giulio Mozzi

Giulio Mozzi

Abbondo, e ne metto quattro: tre uomini e una donna: i quattro “critici” che popolano la prima parte (La parte dei critici, appunto) del romanzo 2666 di Roberto Bolaño. In realtà sono quattro personaggi piuttosto piatti, come si usa dire. Quello che è perfetto, secondo me, è il modo in cui Bolaño muove le relazioni tra di loro. Ovviamente il critico spagnolo e il critico francese (è come in una barzelletta: “Ci sono tre critici maschi, uno spagnolo uno francese e uno italiano”, ecc.) hanno una storia (una ciascuno, più o meno contemporaneamente, e da un certo punto in poi interconsapevolmente) con la critica inglese; e altrettanto ovviamente alla fine la critica inglese tra i due sceglierà il critico italiano, disabile e torinese. I personaggi considerati in sé stessi non mi interessano, mi sembra non abbiano alcun interesse. Nessuna storia è la storia di un personaggio: è la storia delle relazioni tra più personaggi. In questo, nel “togliere peso” ai personaggi e nel concentrare tutto nelle relazioni, Bolaño è uno dei più bravi. Visto che volevate un esempio, ne ho fatto uno. Ma potrei farne altri.

Quali sono gli errori più comuni nella descrizione di un personaggio, in cui incappano gli aspiranti scrittori?

L’errore fondamentale è (sono alla seconda domanda e già mi ripeto): considerare i personaggi come delle monadi, anziché pensarli – fin dal principio – come esito di relazioni e come produttori di relazioni.

Tu hai scritto: «Ricordati che i personaggi non esistono: esistono le relazioni tra i personaggi. […] Ragionare sulla “psicologia” dei personaggi è spesso inutile; è più utile ragionare sulle loro relazioni». Significa che i tuoi personaggi nascono già in coppia oppure che crei prima un personaggio e poi un antagonista?

Non esiste solo la coppia protagonista/antagonista. Un qualsiasi personaggio è immerso in un lago di relazioni.

Nasce prima l’azione o prima il personaggio nella mente di Giulio Mozzi?

Nella mia mente nascono delle immagini di viventi dei quali ho paura e verso i quali ho desiderio. La mia relazione con loro è l’origine di tutto.

Uno dei problemi più spinosi, a mio avviso, è non fare parlare tutti i personaggi con la voce dello scrittore. Come creare per ogni personaggio una voce differente e riconoscibile?

Questo poteva essere un problema nell’Ottocento, durante l’Impero del Realismo; o durante quella sciaguratezza che fu il cosiddetto neorealismo. Direi che possiamo fare a meno di questi retaggi.

Balzac credeva che il romanzo dovesse «far concorrenza allo stato civile». Anche tu hai scritto che è necessario “sporcarsi le mani” con la realtà piuttosto che creare personaggi astratti. È vero; però perché a volte troviamo poco credibile – cioè poco reale – la storia di un avvocato e della sua segretaria e invece troviamo credibile un visconte dimezzato o un uomo che si sveglia trasformato in un insetto?

Trovo che nel 2014 la concorrenza allo stato civile sia faccenda da letteratura di conservazione, ovvero letteratura popolare, ovvero letteratura consolatoria e di intrattenimento. Faccio presente che lo “stato civile” non è la realtà. Tra me e il mio certificato di nascita o il mio stato di famiglia vi è qualche differenza. Balzac esprimeva, con quella battuta, il desiderio di repertoriare una grande varietà di tipi umani e sociali; bene, benissimo: ma questo è appunto ciò che è defunto nel romanzo.
“Poco credibile – cioè poco reale”: sbagliato. Tra “credibile” e “reale” non c’è nessuna relazione: e stop.

Come impedire che il nostro personaggio diventi stereotipo?

E perché non fare personaggi stereotipati, se vogliamo personaggi stereotipati? I tre critici più una critica di Bolaño sono più stereotipati che mai…

Cosa cambia nella descrizione di un personaggio, se scegliamo di narrare la storia attraverso un io narrante?

I personaggi vanno descritti? Siamo sicuri? Non si tratterà piuttosto di farli agire in un reticolo di relazioni?
Balzac (sempre lui) descriveva i personaggi; Dickens, pure. Di nuovo: è passato del tempo. Già Manzoni – se ci pensate bene – descriveva solo i “caratteristi”, e tralasciava di dirci di qual colore fossero gli occhi di Lucia.

In questa rubrica abbiamo spesso giocato a dare le pagelle agli scrittori. Vuoi giocare anche tu? Un voto da 1 a 10 e un giudizio sintetico su alcune presentazioni di personaggi.

Ma chi se ne frega delle pagelle.

C’è un personaggio amatissimo dai lettori che tu da editor avresti “bocciato”?

Se, “da editor”, bocciassi un personaggio che poi – pubblicato da altri – diventasse “amatissimo dai lettori”, sarei un editor idiota. Peraltro, non sono un editor. Non compete a me decidere che cosa pubblicare.

Su quale personaggio stai lavorando adesso?

Un personaggio che è capace di relazionarsi con altri solo sotto il segno del reciproco sadismo. Il suo nome – per puro caso – è Giulio Mozzi; e il suo demonio si chiama Santiago.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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commenti

1 Comment

  1. interessante :) cmq peccato per la domanda saltata sulle pagelle

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  1. I personaggi sono reticoli di relazioni | orlando furioso - [...] la mia intervista a Giulio Mozzi, che ringrazio ancora, su [...]
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