Come descrivere creature immaginarie

Come descrivere creature immaginarie Illustrazione: Marta Lorenzon

In letteratura non è raro incontrare personaggi animali di fantasia ed è nei poemi classici come L’Odissea e L’Eneide che fanno il loro esordio nel firmamento letterario.

A differenza dei protagonisti delle favole di Esopo e Fedro, queste creature presentano caratteristiche fisiche del tutto inventate che uniscono, a volte, tratti animali a quelli umani, sono dotate di poteri magici e spesso e volentieri hanno natura demoniaca. Gli esempi in proposito sono innumerevoli: arpie, sirene e gorgoni, giusto per citarne alcune.

La rappresentazione di queste creature immaginarie e cattivissime non si ferma a Omero e Virgilio ma prosegue dritta fino al Medioevo, diventando via via più accurata. Pensiamo a Cerbero, il cane a tre teste, e alla descrizione carica di simbolismo e grande impatto che ne fa Dante nel VI canto dell’InfernoE sempre nel Medioevo, la fantasia di studiosi e amanuensi si scatena dando vita a una miriade di Bestiari raffiguranti animali  irreali che sono vere e proprie chimere.

E cosa dire dei draghi, creature fantastiche per antonomasia? Nel corso dei secoli e delle narrazioni mitologiche, così come nei poemi cavallereschi e leggende medievali, il drago è praticamente il re indiscusso di tutte le creature fantastiche mai apparse in letteratura. Sarà per l’aspetto davvero mostruoso e la capacità di emettere fuoco dalle enormi fauci, fatto sta che ancora oggi il drago è una presenza immancabile, soprattutto nelle opere di genere fantasy. Ne sa qualcosa George R.R. Martin che ne La cronaca del ghiaccio e del fuoco, i draghi sono i protagonisti di alcuni dei volumi, come I fuochi di Valyria e La danza dei draghi, che compongono la celeberrima saga.

È evidente come la mitologia abbia profondamente influenzato la letteratura. Da quella classica a quella moderna, passando attraverso le fiabe per arrivare, con il fantasy, fino ai giorni nostri, queste creature fantastiche  hanno cambiato forme, ruoli e funzioni tanto che a partire dal romanzo moderno e contemporaneo questi personaggi sembrano acquisire una caratterizzazione più assurda e puramente fantasiosa, piuttosto che malvagia, ma non per questo meno straordinaria.

L’elemento astruso, quasi illogico, si sostituisce a quello malefico-demoniaco e personaggi come il Bianconiglio o il Gatto del Cheshire di Alice nel paese delle meraviglie ne sono la dimostrazione più evidente, sia per la loro raffigurazione che per i loro dialoghi assolutamente non-sense.

In questo filone neo-fantastico e irreale s’inserisce perfettamente, anche se molti anni più tardi, la raccolta Bestiario dell’argentino Julio Cortázar, pubblicata nel 1951, dove la presenza invisibile – già di per sé paradossale – della tigre dell’omonimo racconto e l’assurdità più completa di Lettera a una signorina di Parigi riprendono e rielaborano i concetti stessi di animalità e di straordinarietà.

Parlando di creature straordinarie è inevitabile pensare ai gatti – il perché mi pare ovvio! – ai quali T.S. Eliot nel 1939 dedica un’ intera raccolta di poesie: Il libro dei gatti tuttofare. Si tratta di versi bizzarri e un po’ giocosi che sottolineano la meravigliosa unicità dei felini e che hanno ispirato il famosissimo musical Cats, dimostrando ancora una volta quanto i personaggi animali (fantastici e non solo) occupino un posto di grande importanza nella storia della letteratura. E non solo.

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Rubrica: Letture bestiali

  • Scritto da:

  • Sara Pagnini
  • Traduttrice, redattrice, editor. Ama prendersi cura di due cose: i testi degli altri e i suoi 7 gatti e 2 cani. Ha tradotto poesia e narrativa latinoamericane per passione e testi tecnici e scientifici per lavoro, e sogna di tradurre il nuovo grande scrittore di lingua ebraica; nel frattempo, collabora con PubblicarSÌ.com. Se serve, ha anche un sito che si chiama come lei.


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