Come descrivere due (o più) amici

Come descrivere due (o più) amici Illustrazione di Marta Lorenzon

Uno per tutti, tutti per uno! Siamo pronti, quasi come Dumas, a narrare di un’inossidabile amicizia, che coinvolge due o più personaggi? Narrare una storia d’amicizia può essere più arduo che narrare una storia d’amore, perché comporta la descrizione di una gamma di sentimenti meno dirompenti e giocati su affinità, condivisione, dialogo.

 

Vivere all’unisono peripezie non significa essere uguali: anzi, come ne I tre moschettieri, l’amicizia che vogliamo narrare deve trovare nella differenza dei personaggi la sua ragione d’esistere (nonché l’occasione per creare l’intreccio). Athos è freddo e razionale, Porthos impulsivo, Aramis mistico, per arrivare al poker, Dumas aggiunge un giovane coraggioso e innamorato: D’Artagnan e crea una storia immortale.

 

Se gestire un’amicizia di quattro persone può risultare gravoso per un esordiente, raccogliamo i tanti spunti delle amicizie a due:

«Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento»

(Narciso e Boccadoro)

Anche Hermann Hesse punta sulla complementarità: Narciso è un monaco contemplativo, Boccadoro è un artista errabondo, le loro vite si intrecciano per mettere in discussione l’uno il credo dell’altro. I due personaggi sono quindi simbolo dell’opposizione fra natura e spirito e la loro amicizia indica la loro indissolubilità.

 

Se la nostra penna preferisce, invece, narrare un’amicizia meno rarefatta e simbolica, prendiamo in esame la lezione di Jack Kerouac:

-  Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
- Per andare dove, amico?
- Non lo so, ma dobbiamo andare»

(Sulla strada).

L’amicizia di Sal e Neal, al pari di quella narrata da Dumas, è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo. L’amicizia diviene esperienza, viaggio, ricerca instancabile di un senso. Impariamo da Kerouac a guardare il mondo non più attraverso due occhi ma quattro; la sfida è intrigante.

 

Se riusciamo a tirare fuori dal nostro cilindro due viaggiatori non solo instancabili ma anche folli e male assortiti fra loro, guardiamo alla coppia più improbabile (eppure proprio per questa riuscitissima) di amici: Don Chisciotte e Sancho Panza.

«Questo mio padrone ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” e l’altro “non donde nasci, ma donde pasci”, sono più matto di lui perché lo seguo e lo servo.»

(Don Chisciotte)

Esilaranti, irresistibili, profondi. Immensi. Cervantes ci mostra che più tendiamo la corda delle differenze tra i nostri personaggi, più la loro vicinanza diverrà motivo di narrazione e di risata.

 

Se invece preferiamo usare il rapporto di amicizia per una rievocazione nostalgica del passaggio degli anni, prendiamo spunto da Cesare Pavese, che ne La luna e i falò racconta il ritorno a casa di Anguilla e il suo incontro con l’amico Nuto, che non si è mai allontanato dal paese. Nuto è la saggezza che il protagonista non riesce ad avere, è quel sapere semplice che l’inquietudine di Anguilla non possiede. Ancora una volta, narrare l’amicizia è mostrare due facce di una medaglia, confrontarsi non con uno ma con due protagonisti significa recuperare la completezza, unificare valori contrastanti:

Nuto, che non se n’era mai andato veramente, voleva ancora capire il mondo, cambiare le cose, rompere le stagioni. O forse no, credeva sempre nella luna. Ma io, che non credevo nella luna, sapevo che tutto sommato soltanto le stagioni contano, e le stagioni sono quelle che ti hanno fatto le ossa, che hai mangiato quand’eri ragazzo.

 

Non sempre si narrano amicizie lunghe decenni; possiamo anche scegliere di narrare la nascita di un’amicizia, come ha fatto Banana Yoshimoto ne Il coperchio del mare, in cui Mari e Hajime scoprono nelle piccole avventure di una estate (nuotate al mare e passeggiate sulla spiaggia) la felicità di raccontarsi. Se la nostra penna è minimalista e sensibile come quella dello Yoshimoto possiamo optare per un breve arco temporale e per una dimensione quotidiana, piuttosto che per le roboanti avventure dei mulini a vento!

 

Oppure, possiamo scegliere di narrare amicizie infantili come quella fra Tom Sawyer e il suo fido amico Huck Finn (Le avventure di Tom Sawyer), fantastiche come quelle dei due hobbit Frodo e Sam (Il signore degli anelli) o favolistiche come quelle della gabbianella e il gatto (Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare). Possiamo anche descrivere un’amicizia fra due generazioni differenti, come ha fatto Hemingway ne Il vecchio e il mare, narrando con struggente lirismo l’amicizia tra il vecchio Santiago e il giovane Manolin. Magari riusciamo anche a concludere così:

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

 

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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