Orhan Pamuk – La valigia di mio padre

Orhan Pamuk – La valigia di mio padre

Nel 2006 lo scrittore turco Orhan Pamuk vince il premio Nobel e il successo dei suoi romanzi travalica i confini del suo paese ed esplode letteralmente in tutto il mondo. Qui da noi, per esempio, opere come Il mio nome è rosso, La nuova vita e Neve ottengono un grande successo. Come da tradizione, anche Pamuk scrive un discorso per la cerimonia del Nobel e nel 2007 Einaudi lo pubblica con il titolo La valigia di mio padre. Come definire questo breve, eppure intenso, volume?

Chiaramente non si tratta di un romanzo, ma nemmeno di un saggio nel senso più stretto del termine perché, se è vero che non mancano riflessioni sul concetto stesso di scrittura, qui Orhan Pamuk fa qualcosa di più: racconta una storia. Ed è la storia della sua vita e di quella del padre, figura speculare e fondamentale per la scelta di Pamuk di diventare scrittore. Scopriamo, infatti, che già il padre nella sua gioventù aveva tentato di diventare scrittore e per un periodo lo aveva fatto davvero. Prova ne è questa valigia piena di taccuini che il padre lascia alle cure del figlio due anni prima di morire. Da qui si dipana tutta la storia, le differenze tra padre e figlio e le riflessioni sul mestiere di scrivere e sul mondo:

Uno scrittore è colui che passa anni alla paziente ricerca dell’essere distinto che porta dentro di sé e del mondo che lo rende la persona che è: quando parlo di scrittura, la prima cosa che mi viene in mente è una persona che si chiude in una stanza, si siede a un tavolo e si ripiega in se stessa e tra le proprie ombre costruisce un mondo nuovo con le parole.

In questo racconto così personale e pieno di vita che scorre non può mancare Istanbul, città natale di Pamuk, amata e sofferta, che si insinua prepotentemente in queste pagine con i suoi rumori, i suoi odori e il suo huzün, quel senso unico di malinconia legato indissolubilmente alla città sul Bosforo.

Per chi già conosce e ama le opere di Orhan Pamuk, La valigia di mio padre è un gioiellino imperdibile: un’opera che va bene per chi vuole approfondirne la conoscenza, così come per chi vuole immergersi in un racconto ricco di riflessioni sulla scrittura e, soprattutto, sulla condizione dell’essere scrittore. E poi, come già con Virginia Woolf, Zadie Smith e più recentemente Abraham B. Yehoshua, un libro come questo aiuta a toccare con mano e a capire meglio come pensa un grande scrittore. Si parte da qui.

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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