Il mestiere dell’editor

Il mestiere dell’editor Illustrazione di Vincenza Peschechera

Questo è un pezzo un po’ strano. Perché prima che tu mi legga, mi stanno leggendo degli editor e io sto per parlare di loro. Sono quelli, quelle che leggono le tue storie e ti dicono se vanno bene. E dove vanno meno bene. E se non vanno bene. Hai avuto un improvviso brivido? Fai bene. Sono matitone rosse e blu viventi, come non innervosirsi?
Allora, anche se mi leggono (e a quelli che non mi leggono comunque fischieranno le orecchie, perché gli editor sono tremendamente occhiuti e orecchiuti) e anche se in prima battuta questo che sto per dire sembrerà piaggeria, te lo devo dire: gli editor hanno sempre ragione. E questo sarà il finale del pezzo, che ti anticipo come si fa nelle storie scritte male. Mi sembra il minimo, in un pezzo dedicato alle matitone rosse e blu.

 

Ormai è da tanti anni che faccio questo mestiere e ne ho incontrati e conosciuti un bel po’. Magari non tutti erano delle cime (uh, senti come fischiano, adesso!) ma anche quelli avevano ragione. Perché? E’ facile: è il loro mestiere, avere ragione. L’editor per me è un lettore potenziato, una specie di folla in un corpo solo: c’è chi ha dentro un migliaio di lettori, chi decine di migliaia e credo ci siano in giro mostri che han dentro praticamente tutto il pubblico. E sanno se la storia che hai scritto funzionerà. E dove non funziona. E se non funziona. Sono all’erta, sono disperatamente sensibili al bello e al brutto. Che non vuol dire che siano tutti dei Des Esseintes, ma che hanno un nervo ben scoperto, il nervo del giudizio.

 

“Un momento” mi dirai “Ma c’è quello che poi ha venduto un sacco e gli editor gli avevano riso in faccia!” Naturalmente le cose sono complicate: aver ragione non vuol dire scegliere sempre bene. La coscienza collettiva è mobile come quella dei singoli, rapida, imprevedibile. Solo perché è grossa non vuol dire che sia lenta a decidere. Sembra aver tanta voglia di una cosa poi però ne vuole una diversa. Sembra averne abbastanza di quell’altra cosa invece ne vuole ancora e ancora. Per questo, penso, capita che libri brutti vendano un sacco, e libri bellissimi no. Brutti lo dici tu, poi: perché se vendono molto un senso ce l’hanno, un buco lo tappano, un bisogno lo calmano, dei sogni li innescano. Ma questo è tutto un altro discorso.

 

Una volta ho corretto dei testi miei con a fianco un editor coi fiocchi ed è stato quasi imbarazzante: perché puntava il dito e diceva “qui non è meglio così?” e non solo aveva ragione, ma sembrava che prendesse, prima che le trovassi io, le soluzioni giuste dal MIO cassetto delle soluzioni giuste. Perché le riconoscevo perfettamente e le avrei trovate dopo qualche secondo o minuto. Aveva un cassetto uguale? O aveva la chiave del mio? O con un organo invisibile mi stava frugando in testa? E mi sorrideva buono, come per dire: è normale, dai. Non so, a me non sembrava tanto normale.

 

Una volta gli editor mi hanno detto: non so, qui non vediamo le cose, faccele vedere, non dircele. E quella volta ho capito una cosa essenziale dello scrivere.
A volte l’editor ti dice: qui non si capisce. Ed è inutile cercare di spiegare le cose a lui in modo che capisca: hai sbagliato tu, e di grosso. Spiega meglio. Un’altra volta, ho chiesto scusa a una editor perché mi ero incaponito in una cosa: a me sembrava bello così, lei diceva di no ma stava quasi per cedere. Poi, a casa, con calma, ho riletto e sono arrossito: aveva ragione lei. Ho chiesto scusa, appunto, e ho capito con felicità che ormai ero completamente arreso: gli editor hanno sempre ragione.

 

E invece no, questo non è il finale, perché gli editor li devi fregare. Se li stupisci, li esalti. A loro piace, tra le altre cose, l’inatteso. E se stupisci loro, stupirai chi leggerà.
Il finale quindi è quaggiù e non è comunque granché: matita rossa o matita blu?

 

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Rubrica: Scrivere per i più piccoli, Top post

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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