Animali protagonisti e comprimari

Animali protagonisti e comprimari Illustrazione di Francesco Pirini

Se qualcuno pensa che in letteratura gli animali siano solo personaggi di contorno e di poco peso, si sbaglia di grosso. Sono così tanti gli esempi letterari in cui il protagonista umano è costantemente affiancato da un animale, che è impossibile non notare quanto queste presenze, vere e proprie “spalle”, giochino un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia e nel delineare il carattere dei protagonisti.

Se dico Ronzinante vi viene in mente qualcosa? Scommetto proprio di sì, perché questo nome, tra l’altezzoso e il ridicolo, rimanda immediatamente a uno dei romanzi più importanti della storia della letteratura: Don Chisciotte della Mancia, da molti considerato addirittura come il primo vero romanzo della storia di tutte le letterature del mondo. E anche ad avere poca familiarità con le avventure dell’hidalgo e del suo fedele scudiero Sancho Panza, l’immagine di un cavaliere errante lungagnone in sella a un cavallo smagrito è una delle prime cose che viene in mente quando si pensa a questa storia e ai suoi personaggi. E come sarebbe mai potuto essere Don Chisciotte, senza il suo fedele Ronzinante? Quanto ha contato nella caratterizzazione del protagonista, la scelta di dotarlo di un animale come questo? È stato evidentemente fondamentale perché la figura di Ronzinante sottolinea e risalta il carattere immaginifico e un po’ folle del protagonista. Per dire quanto questo personaggio – il cavallo, non il cavaliere – sia entrato nell’immaginario letterario collettivo, un certo John Steinbeck in Viaggio con Charley (Charley è il nome del suo cagnolino), racconta le vicende del suo viaggio attraverso gli Stati Uniti: un’avventura quasi epica, considerate le dimensioni e i paesaggi americani, resa possibile dal ruolo fondamentale del furgone a cui Steinbeck aveva dato il nome, manco a farlo apposta, di Ronzinante.

Herman Melville, scrittore americano di parecchie decadi precedente a Steinbeck, pubblica Moby Dick nel 1851, un romanzo che, a volerlo descrivere in termini cinematografici, è un vero e proprio kolossal. Quando parliamo di Moby Dick la questione sui personaggi animali, intesi come comprimari, si fa un po’ labile perché in questo romanzo è proprio il nome dell’animale a dare il titolo all’opera, tanto da far pensare che la balena bianca (che poi era un capodoglio, ma vabbè, non stiamo a sottilizzare), ha tutto il diritto di essere considerata la protagonista indiscussa di questo romanzo monumentale. Ora, quel che salta agli occhi di tutti è che senza balena bianca non ci sarebbe stata nessuna storia, cioè non ci sarebbe proprio stato il romanzo in questione: il capitano Achab e Moby Dick sono funzionali e speculari l’uno all’altra nella dinamica della narrazione, così come nella caratterizzazione dei personaggi stessi. E poco importa se uno di questi è un animale, addirittura una balena – anzi un capodoglio.

Zanna Bianca di Jack London è un altro esempio di quanto detto finora. Siamo sempre in territorio nordamericano, ma le azioni si spostano dall’impetuoso oceano atlantico verso le terre selvagge dello Yukon canadese e la più mite California. Weedon Scott, l’uomo buono che salva e riscatta Zanna Bianca (un lupo con un quarto di sangue di cane), è il protagonista umano del romanzo. Ma anche qui, possiamo davvero pensare a Zanna Bianca, in quanto animale, come a un semplice comprimario? Un po’ come per Moby Dick, personaggio animale e personaggio umano sono necessari l’uno all’altro per la creazione della storia, così come per lo sviluppo di un significato della stessa. E poi se Jack London ha pensato bene di intitolare il libro con il nome di questo lupo con un quarto di sangue di cane, vorrà pure dir qualcosa, no?

E a proposito di scrittori nordamericani, di paesaggi mozzafiato, di oceano e di rapporto uomo-animale come perno su cui sviluppare un’intera storia, Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway è un altro gran bell’esempio. In questo romanzo il protagonista è il vecchio pescatore cubano Santiago, a cui spesso si affianca il giovane Manolin. Il centro della narrazione, l’avventura e il senso vero e più profondo del romanzo è però dato dalla caccia che il vecchio Santiago fa a un animale: un marlin della bellezza di 5 metri e mezzo. La caccia, ma soprattutto il marlin stesso, rappresentano quindi il fulcro del romanzo, rendendo il marlin e la sua cattura (un po’ come in Moby Dick) l’ossessione principale del protagonista, ma al tempo stesso anche il simbolo evidente del grande rispetto e amore per la natura (diversamente da quanto accade in Moby Dick) da parte di Santiago.

Insomma, si tratti di lupi con un quarto di sangue di cane, di balene bianche (o capodogli), di cavalli non proprio purosangue o di pesci dalle notevoli dimensioni, gli animali sono stati e continuano a essere fondamentali nella storia della letteratura: se sapientemente caratterizzati, sono in grado di risaltare le peculiarità distintive degli altri personaggi e di porsi al servizio dello sviluppo e del senso stesso della narrazione.

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Rubrica: Letture bestiali, Top post

  • Scritto da:

  • Sara Pagnini
  • Traduttrice, redattrice, editor. Ama prendersi cura di due cose: i testi degli altri e i suoi 7 gatti e 2 cani. Ha tradotto poesia e narrativa latinoamericane per passione e testi tecnici e scientifici per lavoro, e sogna di tradurre il nuovo grande scrittore di lingua ebraica; nel frattempo, collabora con PubblicarSÌ.com. Se serve, ha anche un sito che si chiama come lei.


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