Fisima

Fisima Illustrazione: Francesco Pirini

Quasi tutti i dizionari etimologici riconducono il termine a una degenerazione popolare del cultismo sofisma, con caduta della sillaba iniziale ed epentesi (inserzione) della -i- per ragioni fonetiche. La spiegazione non mi convince. Il sofisma è un ragionamento cavilloso, complesso, apparentemente logico e sostanzialmente falso o almeno tendenzioso. Il termine sottende una malizia e una cattiva coscienza che non ritrovo in fisima. Di una fisima si può essere vittima.

 

Mi sembra che fisima abbia molte più analogie con il termine medico enfisema: parola composta, proveniente dal greco antico, dove én- sta per “dentro” e -fisema­ viene dal verbo physân, “soffiare”. L’idea che la fisima sia una vescica rigonfia di pensiero mi appaga e ritrovo nel verbo physân il suo archetipo.

 

La fisima è caratteristica dell’adolescenza. Hai mille progetti, diecimila idee, centomila pensieri, per un totale di centoundicimila fisime. La differenza con una sana maturità è solo nella consapevolezza. Progetti, idee e pensieri di frequente non sono altro che fisime.

 

In Guerra e Pace c’è un capitolo che mi piace molto, il XX della prima parte del terzo libro. Lì lo scontro tra reale e ideale è massimo e si consuma tra il conte Rostov e suo figlio minore, Petja.

 

Pierre Bezuchov, protagonista del libro, è dai Rostov per un pranzo domenicale. L’adolescente Petja lo tartassa di domande e di preghiere affinché interceda per lui e appoggi il suo ingresso negli Ussari. Pierre promette, risponde con sufficienza, ignora gli ardori di Petja. Ormai la guerra è prossima a Mosca: la Grande Armata di Napoleone si appresta ad assediarla, l’esercito russo ripiega.

 

Il conte Rostov vuole che si legga un proclama dell’imperatore Alessandro; non prima di aver pranzato. Uomo lezioso, appartenente a quella nobiltà che “parla il francese”, il conte Rostov sembra essere sinceramente preoccupato per quanto sta accadendo. Dopo pranzo, siede in poltrona e prega la figliastra Sonja di leggere il proclama, pregustando il momento come uno spettacolo. Le parole dell’imperatore non sono semplice retorica, non tutte almeno. C’è un disperato senso di elegia che colpisce profondamente il conte, il quale si dice pronto a ogni sacrificio per difendere Mosca. Tutti si congratulano con lui per il suo patriottismo. La scena degenera dal plauso allo scherzo, come se il pericolo fosse alle spalle e la Grande Armata in fuga al suono delle parole del conte.

È in questo preciso momento che Petja decide di rivelare ai genitori le proprie intenzioni, qui nella traduzione di Leone Pacini Savoj e Maria Bianca Luporini:

 

A questo punto Petja, al quale nessuno aveva fatto caso finora, s’avvicinò al padre e, rosso come un gambero, con voce spezzata, ora grossa ora acuta, gli disse:

- Be’, ormai, papà, ve lo voglio dire risolutamente…e, mamma, anche a voi, pensatene un po’ quel che vi pare…Vi voglio dire, risolutamente, che mi lasciate andare sotto le armi, perché infatti io non posso…ecco tutto!

La contessa, inorridita, alzò gli occhi al cielo, batté una mano contro l’altra e, stizzosamente, si rivolse al marito.

- Ecco il frutto dei tuoi discorsi! – esclamò.

Ma il conte, in quello stesso istante, s’era ripreso dalla commozione:

- Via, via…. – disse. – Ci manca quest’altro, di guerriero! Smettile, queste fisime: tu devi studiare.

- Non sono fisime, papà…Obolenskij, Fedja, è minore di me, e anche lui va sotto le armi: ma poi, soprattutto, io non posso assolutamente, in ogni modo, studiare, in questi momenti che… – Petja si fermò, si fece rosso fino a sudarne, ma volle dire fino in fondo: – che la patria è in pericolo.

- Basta, basta, fisime e nient’altro….

 

Il conte Rostov, inebriato dalle idee più nobili di patria, libertà e resistenza, dimentica il pegno che la guerra chiede in cambio delle idee. Così le fisime di cui il conte è vittima sono etichettate come tali solo quando è Petja a parlarne…o, meglio, a balbettarne. Solo nella traduzione Savoj-Luporini, non mediata dal francese, come spesso accadeva ai classici russi, ho trovato un impiego così felice di quel termine, dove altri traducono con “sciocchezze”. Non commento oltre la traduzione per ignoranza del russo, ma la resa è incantevole.

Fisime o non fisime i francesi marciano su Mosca. Pierre è chiamato in guerra. Siamo ancora nel libro terzo, ma nel XVIII capitolo della seconda parte. Pierre cavalca fiancheggiando le truppe russe, pervaso da:

 

 

(…) un sentimento della necessità di intraprendere qualche cosa, e di offrire, di sacrificare qualche cosa. Gli si dava a sentire in questi momenti, piacevole, una coscienza che tutto quello che costituisce la felicità umana – agi della vita, ricchezze, la vita stessa – un nonnulla, una fisima, di cui fa piacere disfarsi, se si pone a confronto con…Con che cosa precisamente, Pierre non avrebbe saputo definire (…) questo stesso sacrificarsi costituiva per lui la novità gioiosa di quel sentimento. 

 

Pierre è pronto a sacrificare tutto, come se ogni cosa non fosse altro un’enorme e straripante vescica d’aria:  agio sociale, ricchezza, la vita stessa. Carico di buone intenzioni, Pierre è pronto a tutto pur di dare un contributo, pur di sentirsi meno inutile, pur di essere energico interprete della Storia. Anche Pierre sta soffiando, ma non lo sa.

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Rubrica: Dizionario etimologico individuale, Top post

  • Scritto da:

  • Arcangelo Auletta
  • Leva napoletana dell'86. Laurea in lettere, è (in-)esperto di letteratura americana e traduzione ma ha intrapreso una carriera nel web marketing. Strazia la chitarra da quando è stato divulgato il terzo segreto di Fatima. Un suo assolo di mandolino è stato inserito dalla rivista Rolling Stone nella top 35 "I migliori assoli di mandolino della storia". Crede nella vita dopo Maradona. Possiede una tazza ricordo del matrimonio di William e Kate.


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2 Commenti

  1. Sei fortissimo, ancora complimenti! Che ne dici, pure, di “arteteca”, ovvero moto perpetuo, pari alla pizzica salentina?

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    • Arcangelo Auletta

      Grazie! Arteteca è per veri intenditori…e con “intenditori” voglio dire “napulegni” svezzati con mozzarella di bufala. Ti sfido, però, a trovare un autore che lo utilizzi. Io ho qualche reminiscenza ma non riesco a focalizzare =)

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  1. Tecnica - Scrivo.me - [...] tutte apertamente positive: tecnologia su tutte. Sorprende scoprire che non è stato sempre così. Ancora dal greco antico: téchne “abilità, ...
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