Come descrivere una coppia

Come descrivere una coppia Illustrazione di Margherita Morotti
«O anime affannate, venite a noi parlar, s’altri nol niega!»

Con questo richiamo, Francesca accorre da Dante per narrargli il suo amore tragico per Paolo. Chiamiamo la nostra coppia con altrettanta autorità e chiediamole il senso della sua storia. Bisogna decidere, innanzitutto, se vogliamo fare agire la coppia in un contesto quotidiano oppure in uno simbolico o onirico. Se optiamo per il quotidiano, raccogliamo la lezione di Italo Calvino ne L’avventura di due sposi, contenuta nella raccolta di racconti Gli amori difficili (che è una miniera di idee per i personaggi contenuti). Arturo Massolari è un operaio che torna a casa alle sei di mattina, perché fa i turni di notte, poco prima che la moglie Elide va a lavoro. «Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio, e continuando a dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza, e si trovavano abbracciati». La sera, l’altro cambio della guardia: Elide torna stanca dal lavoro, si incrociano velocemente a casa, prima che lui torni in fabbrica. «Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza». Cosa impariamo da Calvino? Il linguaggio nitido,  lo sguardo sul quotidiano e l’esattezza delle descrizioni. Non vi è spazio per l’interiorità di Arturo ed Elide, ma la loro anima parla attraverso le cose: il sapone, la caffettiera, la bicicletta. Leggiamo Calvino per capire che lo scrittore è innanzitutto un “occhio”; se abbiamo il suo talento, anche un “occhio ironico”.

Un’altra coppia narrata in un episodio quotidiano è quella de Il falso autostop di Milan Kundera (in Amori ridicoli). Secondo una tecnica spesso usata dallo scrittore ceco, i due personaggi sono chiamati semplicemente il ragazzo e la ragazza. Viaggiano in macchina, lei scende un attimo e lui fa finta di darle un autostop: «E così viaggiavano chiacchierando; un guidatore sconosciuto e una sconosciuta autostoppista». Nella finzione, il ragazzo si dimostra molto più spregiudicato di quanto non sia nella parte di fidanzato: «La vita recitata aveva all’improvviso mosso all’attacco della vita non recitata. Il giovane si stava allontanando da se stesso e insieme dal suo cammino rigorosamente tracciato dal quale fino ad allora non aveva mai deviato». Ma il gioco coinvolge anche la ragazza e lui «capì che non erano soltanto le parole a fare di lei un’estranea, ma che lei era interamente trasformata, nei gesti e nella mimica, e somigliava, con una sgradevole fedeltà, al tipo di donna che lui conosceva così bene e verso il quale provava una leggera ripugnanza». L’ambientazione quotidiana, il distributore di benzina, l’albergo, e il lessico ordinario, fatto di discorsi banali, consentono a Kundera di mettere a nudo un gioco spietato sulle dinamiche di coppia e sull’identità come maschera.

Un’altra coppia invischiata nelle difficoltà del quotidiano è quella ritratta da Silvia Avallone, in Marina Bellezza. La coppia diventa, nel romanzo dell’Avallone, il modo di raccontare la nostra Italia, attraverso due figure contrapposte: Marina Bellezza insegue il sogno delle veline e del Grande Fratello, convinta che solo apparendo in Tv si è. Andrea Caucino crede che il futuro sia nel ritorno al passato, quindi torna a lavorare la terra. Una coppia che fa della sua incompatibilità il motore della scrittura.

Se preferiamo un contesto sfocato come un sogno, prendiamo spunto da Le notti bianche di Dostoevskij. «Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte per tutta la settimana per tutto l’anno. Sicuramente domani ritornerò qui proprio qui in questo posto e proprio a quest’ora e sarò felice ricordando quello che è successo». L’incontro con Nasten’ka si snoda in quattro notti, descritte dalla penna dello scrittore attraverso dialoghi in cui il non detto prevale sul detto.

Il conflitto tra vita onirica e vita reale è alla base della crisi della coppia di Doppio sogno di Schnitzler. «E come io vedevo te, sebbene mi trovassi altrove, così tu vedevi me e anche l’uomo che mi teneva fra le braccia, e tutte le altre coppie, quella infinita marea di nudità che mi spumeggiava intorno e di cui io e l’uomo che mi teneva abbracciata eravamo, per così dire, solo un’onda». Così racconta Albertine ed occorre che la penna dello scrittore si intinga nell’inchiostro dell’inconscio, nella sua illogicità e nel suo universo simbolico.

Il linguaggio del sogno e della fiaba è quello che sceglie Antonio Tabucchi per narrare l’amore di Lucas Eduino per la Donna di Porto Pim: «La guardai a lungo e anche lei mi guardò. È strano come l’amore può entrare dentro di noi». Le visite notturne di Lucas nella casa di Yeborath, il faro, il rumore delle onde e la luce della luna, il silenzio di questa coppia e la sua fine tragica, ci fanno capire che quando il nostro personaggio da Uno diventa Due, apre alla nostra scrittura infiniti spazi di narrazione.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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