Paul Di Filippo – Scrivere fantascienza

Paul Di Filippo – Scrivere fantascienza

Non sono mai stato un lettore di fantascienza, ma sono un avido consumatore di film di fantascienza. Dopo aver letto questo pezzo però mi sono chiesto come si fa – uso di droghe sintetiche a parte – a inventarsi mondi e personaggi in un futuro che non c’è ancora e forse non ci sarà mai. Alcune utili risposte me le ha date un breve saggio pubblicato da 40k di Paul Di Filippo, intitolato per l’appunto Scrivere fantascienza, che mi ha catturato con una prosa entusiasta e mi ha accompagnato letteralmente in un’esplorazione dettagliata del mondo della sci-fi.

Scrivere fantascienza presenta un’accurata descrizione di tutti gli elementi fondamentali che compongono questo genere – il timbro, l’effetto emotivo, il punto di vista e lo stile – supportata da un elenco di autori emblematici, delle loro tecniche e definizioni: è così che possiamo capire esattamente il legame tra Van Vogt e la “ricomplicazione” e quello tra Charles Harness e il “massimalismo” o termini come “multiplex” e “eyekick”. E non manca nemmeno una bella panoramica storica che sottolinea i momenti e le correnti – il cyberpunk tra tutte – più importanti che hanno segnato lo sviluppo della letteratura di fantascienza.

La difficoltà di certi termini è solo apparente perché questo è un saggio che si legge con piacere e che dispensa, in modo chiaro e diretto, pratici consigli su come utilizzare al meglio gli strumenti narrativi e le dinamiche alla base di questo genere letterario. Di Filippo ci dice senza tanti giri di parole che un buon testo di fantascienza dovrebbe presentare una trama imprevedibile, uno stile spontaneo come un’«improvvisazione jazz» e trasmettere delle emozioni capaci di coinvolgere e toccare il lettore. E proprio su questo punto ci tiene a precisare:

Credo sia necessaria un’immersione totale dell’autore nella sua storia, non una postura joyciana di divino distacco dalla materia

E poi ci sono sempre i grandi maestri del genere a cui potersi ispirare: Ray Bradbury, Samuel Delany e Thomas Pynchon, le cui opere Di Filippo suggerisce di analizzare con cura. È probabile che dopo aver letto quest’ultimo, vi verrà voglia di andare a leggere anche quelli.

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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