L’autrice e la sua editor: conversazione su un romanzo

L’autrice e la sua editor: conversazione su un romanzo

Anche oggi Scrivo.me prova a rubare consigli di scrittura a una brava autrice italiana, pubblicata da noi di Mondadori. L’ospite è Giuseppina Torregrossa, il suo ultimo romanzo è La miscela segreta di casa Olivares.
Insieme a Giuseppina c’è anche la sua editor, Marilena Rossi. L’incontro rappresenta una bella occasione per porre qualche domanda anche a lei, al fine di indagare il lavoro a due nella creazione di un libro. Ma partiamo dal profumo di caffè.

Giuseppina, se sei d’accordo cominciamo dall’ambientazione del romanzo: una bottega di torrefazione nella Palermo del 1940. Come ti sei documentata sul caffè e sulla caffeomanzia?

Per quanto riguarda il caffè sono stata in due torrefazioni: la torrefazione Stagnitta, nel centro storico di Palermo, fondata nel 1928 e che lavora ancora in modo artigianale, e la torrefazione Morettino, che ha invece un carattere industriale ed è degli anni Cinquanta. Orlando esiste veramente ed è nella Stagnitta. Sulla caffeomanzia ho letto dei libri e sono anche stata da una caffeomante siriana, qui a Roma. Ho raccontato il caffè perché in Sicilia è qualcosa di sacro. In tutte le case c’è la moka pronta sul fuoco, e non ti chiedono se vuoi un caffè, quando vai a trovare qualcuno, ma ti mettono la tazzina in mano. E del resto il caffè è nato come rito propiziatorio dell’amicizia…

Nella tua attività di scrittrice quanto è rimasto impigliato della tua attività di medico?

Tanto, ma indirettamente. Per formazione professionale sono convinta che non sia altro che il corpo. Il corpo è la nostra presenza nel mondo. La mente è una costruzione esterna. Ognuno sta dentro di sé, dentro il proprio corpo, sente il proprio respiro e sente il proprio cuore. La consapevolezza del corpo è una sensibilità che ci viene dai 5 sensi, che ci danno la percezione di dove siamo. Del resto, si dice che si ama con il cuore e non con la mente, perché il cuore ha delle fibre e dei ricettori che sentono, mentre la mente nessuno l’ha trovata. Sante parole!

Il nuovo romanzo di Giuseppina Torregrossa

Il nuovo romanzo di Giuseppina Torregrossa

A proposito di respiro, anche il respiro sembra essere un protagonista del romanzo.

Si, è vero. Mi sono accorta del respiro per la prima volta un paio d’anni fa, quando un’amica mi ha raccontato di aver accompagnato gli ultimi momenti di sua nonna respirando insieme a lei, ed ha percepito quel momento di addio come bellissimo. Da allora ho cominciato a notare il respiro. Il respiro trasmette emozioni e stati d’animo, se lo si sa ascoltare. Il respiro comincia con la madre, la madre lo condivide con i figli, i figli respirano attraverso la madre, e nessuno respira da solo. Del resto in Sicilia “Ciuto mio”, Fiato mio, è la più grande dichiarazione d’amore.

Ora vorrei porti qualche domanda sul tuo rapporto con la tua editor, Marilena Rossi, che è qui con noi. Facendo anche alla tua editor le stesse domande. Sei pronta?

Si, certo.

Come funzionava praticamente il vostro lavoro, considerato che Giuseppina stava a Roma e l’editor a Milano?

Giuseppina: lunghe telefonate piene di respiro e punteggiate dai sospiri. Marilena ha un respiro lieve come una brezza di mare, accarezza e consola. Poi periodicamente ci incontriamo, due o tre giorni di meravigliosa convivenza, di lavoro matto e disperatissimo, piccole pause fatte di caffè e amicizia.

Marilena: Diciamo che quello che potrebbe sembrare un ostacolo logistico è stato invece un valore aggiunto, perché mi ha dato l’opportunità di essere ospite nella splendida casa di Giusi a Roma. Il lavoro si è amalgamato in maniera molto naturale e piacevole alla quotidianità: i pasti insieme, i tigì con le notizie clamorose sui Forconi (il periodo era quello), le passeggiate a Campo De’ Fiori… una pacchia, insomma! E poi nelle settimane “più calde” dal punto di vista operativo ci siamo sentite quotidianamente al telefono e abbiamo sempre mantenuto un fitto scambio di e-mail.

Quali sono stati i momenti migliori del vostro lavoro insieme?

Giuseppina: le pause del respiro che precedono la soluzione, un  momento di sospensione del flusso dell’aria poi l’idea, piena e rotonda. Succede anche nei parti, è l’attimo di pausa che segue l’uscita del bambino e il suo pianto. E’ lì che si concentra la vita.

Marilena: Be’, ad alcuni ho già accennato. Trovo straordinari la vitalità e l’entusiasmo che Giusi mette in tutto quello che fa: è contagiosa. E’ stato affascinante, chiacchierando insieme, osservare l’osmosi tra sfera individuale e scrittura, veder prendere forma riflessioni poi confluite nel romanzo, assistere allo scioglimento di nodi problematici… Poi è esaltante il modo in cui Giusi rielabora stimoli e spunti dell’editing, è una specie di vulcano di idee. Dopo aver concluso la prima stesura del romanzo ha scritto alcuni nuovi capitoli sfavillanti: è una vera goduria professionale ricevere mail con simili allegati.
Ricordo una mattina, a romanzo ormai pressoché chiuso, in cui Giusi – finalmente entrata nella fase di decompressione – mi ha telefonato mentre passeggiava tra le bancarelle a Campo De’ Fiori sulle note di Led Zeppellin II, che un venditore di spremute di melograno (se ben ricordo si trattava di melograno) ascoltava a palla… Una benedizione psichedelica al nostro “fine lavori”.

E quali sono stati i momenti peggiori?

Giuseppina: quando la parola s’inceppa e il respiro si sospende in una apnea disperata. Pochi e fugaci per fortuna. Anche perché Marilena li riempie con il suo fiato tiepido e rassicurante e non manca mai di aggiungere un complimento consolatorio.

Marilena: A rischio di provocare attacchi di diabete, devo dire che non ci sono stati momenti brutti nel lavoro insieme. Talvolta è stato difficile, per l’affetto che ho per lei, sentire la sofferenza di Giusi nel far venire alla luce, nel travaglio della scrittura, aspetti tormentosi di alcuni personaggi e situazioni.

Qual è il personaggio preferito di Giuseppina e perché?

Giuseppina: Mi è difficile scegliere tra i personaggi, tutti figli amatissimi, ma   se proprio sono costretta a scegliere allora è Viola  quella che preferisco, per la sua dolce fermezza. Lei rappresenta la madre che vorrei essere.

E quello di Marilena?

Marilena:Genziana. Mi piacciono la sua forza e la fragilità, il bisogno di affondare nella terra, come la radice di cui porta il nome, e la tensione verso le nuvole, le grandi altezze. Condivido le sue vertigini.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Anna Da Re
  • Sociologa, copywriter, blogger, twittatrice, milanese e toscana. Per i libri ho una passione ormai cronica; li leggo, ne scrivo, ci lavoro, ci campo (per ora) e non penso di smettere.


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commenti

1 Comment

  1. Bellissima intervista!!

    Ho amato moltissimo questo romanzo e – almeno a mio parere – la Torregrossa ha una scrittura evocativa, toccante e descrittivamente impeccabile. Lo consiglio a tutti coloro che amano i sapori antichi e un’introspezione psicologica dei personaggi profonda, delicata ed elegante.
    Consigliatissimo!!!

    Qui la mia recensione se volete un parere più approfondito:
    http://bostonianlibrary.blogspot.it/2014/03/recensione-la-miscela-segreta-di-casa.html

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