Zadie Smith – Cambiare idea

Zadie Smith – Cambiare idea

Cambiare idea è una raccolta di saggi molto originale che affronta gli argomenti più disparati: dalla scrittura e i suoi cambiamenti agli scrittori e le loro abitudini, dal linguaggio e le sue sfumature alla capacità di osservazione e le sue oscillazioni. Zadie Smith riesce a parlare di tutto questo con una leggerezza tale che fa capire subito perché a 22 anni, con il suo romanzo d’esordio Denti bianchi, sia diventata una promessa (mantenuta) del firmamento letterario. La prosa della Smith va giù che è un piacere: è brillante e sfiziosa, coinvolgente.

Sapevate, per esempio, che tutti gli scrittori si dividono in due categorie fondamentali, nella fattispecie quella dei Macropianificatori e quella dei Microgestori? Ecco, Zadie Smith parla, tra le altre cose, proprio di questo, raccontandoci in maniera ironica la differenza tra queste due categorie. Per sua stessa ammissione, la Smith appartiene alla seconda, quella dei Microgestori che, a differenza dei Macropianificatori, tende a concentrarsi sull’equilibrio di una singola frase – da cui praticamente può dipendere l’intera narrazione – più che alla struttura del testo. Una categoria non è meglio dell’altra, ovviamente, perché alla fine si tratta più che altro di abitudini che ogni scrittore tende, nel suo personalissimo modo, a sviluppare.

Come dicevo, Cambiare idea è un libro di saggi molto diversi tra loro, e non c’è da stupirsi quindi se dopo aver letto della sua esperienza nelle bidonville della Liberia ci imbattiamo in un omaggio all’attrice Katharine Hepburn o nell’appassionata analisi dell’opera di scrittori come David Foster Wallace e Vladimir Nabokov.

Non manca allo stesso tempo qualche consiglio per chi scrive, ma anche quando questo accade la Smith non perde il suo tono fresco e gentile perché si limita fondamentalmente a condividere quelle esperienze che sono state utili per lei e per il suo lavoro. È per questo, infatti, che incoraggia a leggere altri scrittori durante la stesura del proprio romanzo e incita fortemente a scegliersi un autore o autrice di riferimento perché, per quanto banale possa apparire questa cosa, alla fine dei conti si tratta invece di una strategia molto utile.

 Ecco, funziona così. Le parole altrui sono molto importanti. E poi, senza nessun preavviso, smettono di essere importanti, così come tutte le vostre parole che le loro parole vi hanno stimolato scrivere.

E poi, ancora, racconta della natura di cui sono fatti, a suo parere, i personaggi: pochi, essenziali e a tratti leggeri. Su tutti il consiglio più importante: lasciare “riposare” il proprio testo in un cassetto per almeno sei mesi, meglio un anno o più, perché solo in questo modo si acquisiscono capacità e imparzialità necessarie a editare per bene il proprio lavoro. Insomma, oltre che per alcuni preziosissimi consigli, leggere Cambiare idea di Zadie Smith vale davvero la pena per conoscere il pensiero a tutto tondo di una delle più acute voci della sua generazione.

Parole chiave: #, #, #, #, #, #

Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

Commenta su Facebook

commenti

Email
Print