Scrivere storie all’indietro

Scrivere storie all’indietro Illustrazione: Tommaso Pedullà

Ecco un altro esercizio utile a tenere tonici i nostri muscoli della scrittura. Questa volta ci occupiamo di un aspetto molto affascinante, ma non privo di difficoltà: i viaggi nel tempo. Intendiamoci: non sto parlando di scrivere di fantascienza o di testi ambientati nel futuro. Sto parlando di testi all’interno dei quali a viaggiare nel tempo è la trama.

La trama “classica” viaggia nel tempo in modo unidirezionale ed univoco.

Trama A – Il soggetto X si alza, fa colazione, saluta la fidanzata W, esce di casa, incontra per strada un amico Y, prendono insieme l’autobus, chiacchierano, X scende dall’autobus e saluta Y. X arriva in ufficio.

Come vedete in questo caso lo svolgimento temporale ha una direzione unica.

Esiste poi una modalità differente che siamo abituati a incontrare nei libri e nei film e che è quella del flashback. In questo caso la trama viaggia avanti e indietro nel tempo. La versione con flashback della nostra trama precedente sarebbe:

Trama B – Il soggetto X esce di casa, incontra per strada l’amico Y, prendono insieme l’autobus, mentre chiacchierano il soggetto X rivive la sua sveglia, la sua colazione, il saluto alla fidanzataW, X arriva a destinazione, scende dall’autobus e arriva in ufficio.

In questo caso lo svolgimento temporale ha un andamento non univoco. Spesso e volentieri il flashback ha una funzione importante nella narrazione: può fare da contrappunto allo svolgimento, può mettere in luce dei particolari rilevanti, può addirittura cambiare di senso la lettura dei fatti narrati fino a quel momento e può fare molte altre cose ancora.

 

Per chi volesse, diciamo, confrontarsi con un testo nel quale questo elemento viene portato a livelli magistrali, consiglio caldamente la lettura di quel meraviglioso romanzo che ha scritto qualche anno fa la scrittrice Audrey Niffenegger dal titolo rivelatore di La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (Mondadori). Non vi anticipo nulla della trama, ma vi assicuro che è una lettura bellissima, dalla quale si possono trarre delle lezioni inattese quanto appassionanti sul modo di far viaggiare nel tempo anche la trama del nostro testo, e con essa i nostri lettori.

 

Veniamo dunque al nostro esercizio, che è – guarda caso – un esercizio che consiglia proprio Audrey Niffenegger, per tonificare le nostre capacità di scrittura. L’esercizio è molto semplice: prendere una trama classica (come la nostra Trama A di prima) e raccontarla all’incontrario, dalla fine all’inizio: partendo cioè dall’arrivo in ufficio e tornando indietro fino ad arrivare al momento della sveglia. Come tutti i migliori esercizi di scrittura non sembrerebbe particolarmente ostico, ma in realtà è abbastanza complesso e i risultati possono essere affascinanti.

 

 Non potevo crederci: il mio Freccia Rossa proveniente da Roma termini era arrivato in Centrale con una precisione degna delle Ferrovie Elvetiche, spaccando il minuto. L’ultima ora del viaggio era volata grazie alla bambina del sedile di fianco al mio (una meravigliosa vamp bionda naturale di 20 mesi a nome Viola) che, proprio mentre il treno ripartiva dopo essersi fermato a Bologna, aveva cominciato a spiegare a sua mamma e a tutto lo scompartimento che il ciuccio era suo, proprio suo e non di suo papà, e nemmeno della mamma, e nemmeno della nonna e nemmeno del nonno, e nemmeno… Non avevo potuto fare a meno di pensare quanto diverso fosse l’atteggiamento solare e amichevole della bimba rispetto al fare annoiato al limite dell’indisponente degli incaricati del cosiddetto ristoro che erano passati nello scompartimento quando ancora stavamo per arrivare a Firenze . La loro offerta di bevande e di snack (a proposito: che parola assurda “snack”, che esiste solo sui treni ad alta velocità) dolci e salati non veicolava esattamente calore o accoglienza, ma suonava proprio come un burocratico adempimento, seccante e da sbrigare quanto prima in modo da lasciarselo alle spalle. A pensarci bene, già il controllore che era passato appena partiti da Roma a farsi dare i codici prenotazione dai viaggiatori non sembrava una persona felice (eufemismo) e aveva limitato al massimo il numero dei fonemi, quasi che anche il solo parlare gli costasse fatica. Ma la cosa non mi aveva turbato più di tanto: da bravo nevrotico e frustrato ero immerso in un rimuginamento pieno di sogni di vendetta fin dalla partenza da Termini. La macchinetta distributrice sui binari si era inghiottita la mia moneta senza erogare nessuna delle tante promesse luccicanti che mi brillavano davanti agli occhi per cui niente acqua. Il viaggio cominciava sotto il segno dell’irritazione: chissà come sarebbe andato a finire.

Ok, fatemi vedere di che cosa siete capaci. Buon lavoro, buona scrittura e buon viaggio nel tempo!

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Rubrica: Dove meno te l'aspetti, Top post

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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