Antonella Cilento: consigli di scrittura da una candidata al premio Strega

Antonella Cilento: consigli di scrittura da una candidata al premio Strega

Oggi l’ospite di Scrivo.me è Antonella Cilento, autrice di Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori). Conversare con una candidata al Premio Strega non è cosa di tutti i giorni. In più Antonella è un’amica e con Lalineascritta ha fondato uno dei primi corsi di creative writing d’Italia.

In che modo il tuo corso di scrittura aiuta chi desidera iniziare a scrivere ma si sente bloccato?

"Lisario o il piacere infinito delle donne", di Antonella Cilento

“Lisario o il piacere infinito delle donne”, di Antonella Cilento

I corsi che conduco e ho condotto in questi ventuno anni partono sempre dai blocchi di chi scrive o vuole scrivere. Le ragioni del blocco sono sempre le stesse, grandi attese, ansia di prestazione, la volontà di scrivere sempre e solo se si è già perfetti, la paura di investire tempo in un’attività che non corrisponde ai bisogni pratici della vita – o a quelli che si ritiene tali – la vergogna, l’invidia, l’arroganza degli inizi. La scrittura deve perciò essere educata a lasciarsi andare in due direzioni: la prima è scrivere tutti i giorni, sempre, con libertà e senza obiettivi quel che c’è, registrare sensazioni, percezioni, accadimenti, pensieri per sgomberare il campo da inutili sovraffollamenti e per colmare, poco alla volta, il nostro serbatoio di materia prima cui attingere. Poi, separare la scrittura dedicata all’oggetto d’invenzione, alla lavorazione pura e semplice, quella in cui diventiamo artigiani e smettiamo di chiedere alla scrittura compensazioni per i nostri dolori, per le nostre mancanze. Al contrario, occorre dare alla scrittura la nostra energia, le nostre competenze e metterci nella condizione di apprendere e restituire forza alla storia.  Ci sono molti diversi metodi che utilizzo, anche corporei o meditativi e alcuni vengono anche da arti sorelle, dalla pittura o dal teatro: qui mi aiutano amiche competenti e lo facciamo soprattutto negli stages residenziali. Ma anche nei corsi ordinari, quelli che conduco ogni giorno, il lavoro sullo sblocco, sul depotenziamento dell’io a favore del gesto della scrittura è fondamentale, serve a costruire disciplina e a ritrovare il piacere dell’inventare.

Quanto è importante la fase di lettura ad alta voce durante le tue lezioni? In che modo aiuta gli aspiranti scrittori?

Si scrive e si rilegge sempre ad alta voce un esercizio fatto in laboratorio: è utile per sentire quanto di solito “buttiamo via” con la voce ciò che scriviamo, serve a comprendere le pause, il senso, come disponiamo la frase, come usiamo la punteggiatura, serve a entrare in contatto con quel che crediamo di aver scritto e quel che invece abbiamo scritto. Spesso nelle riletture ad alta voce ci si commuove, si piange o si ride a crepapelle. E’ molto utile per formare consapevolezza e distacco dalla materia.

Come si svolgono i tuoi corsi online? Cosa si perde e cosa si guadagna nell’approccio online al corso?

Da quando abbiamo istituito i corsi in video conferenza la differenza da un corso dal vivo è molto diminuita: non solo le persone vedono e ascoltano me, ma si vedono e ascoltano fra loro. Non potranno darsi pizzicotti o uscire dopo a mangiare una pizza, poiché seguono a volte anche dalla Germania o dalla Spagna o da Malta, ma tutto il resto, anche grazie alle chat che scorrono di continuo durante la lezione, lo fanno… C’è di buono che si condividono con facilità testi, immagini, interi brani di film, musiche e che è possibile scaricare e conservare tutti questi materiali. Certo, la discussione è un po’ più ingessata che dal vivo, meno istantanea ma ugualmente intensa. Proprio ieri sera abbiamo chiuso un corso ed è stato, in termini di qualità dei partecipanti, uno dei più intensi e alti di sempre, corsi dal vivo inclusi.

 Qual è l’aspetto in cui senti di essere maggiormente maturata come scrittrice da Il cielo capovolto, il tuo primo lavoro, a Lisario o il piacere infinito delle donne?

Sono intercorsi quattordici anni fra le date di pubblicazione dei racconti de Il cielo capovolto e Lisario, ma molti di più in termini di scrittura, anche perché quei racconti li ho scritti fra i ventidue e i ventitré anni e il nuovo romanzo l’ho terminato due anni fa’, quando ne avevo quarantadue. In mezzo ci sono circa una decina di titoli e nell’insieme tanti, tanti anni di scrittura sin da quando ne avevo quattordici… Tutto è cambiato o meglio tutto si è perfezionato e continua a perfezionarsi. I temi, le ossessioni, invece, non cambiano, sono la radice di quel che scriviamo.

In Lisario o il piacere infinito delle donne ricorri spesso al napoletano: ci daresti qualche consiglio su come integrare il dialetto in un romanzo senza inficiare la comprensione?

Il napoletano è una lingua antichissima con una letteratura plurisecolare, una tradizione grammaticale molto complessa, una fonetica normata e in mutazione, contiene più parole e più verbi dell’italiano:   dunque va citata con esattezza.  E’ chiaro che si devono fare scelte per rendere chiaro a anche a chi legge in altre regioni o in altri paesi, ma non più di tanto, si rischia di snaturare un oggetto prezioso. Il sistema che io adotto è usare la lingua che parlo e che si ascolta intorno, cercando di intrecciare la lingua antica con le modalità più snelle del contemporaneo. Se usassi Basile non mi seguirebbero nemmeno i napoletani, lo stesso vale per l’italiano del Seicento: occorre reinventare la lingua e così anche il dialetto, ovvero la lingua napoletana.

 Un romanzo ricco di riferimenti storici ti avrà imposto un duro lavoro di ricerca: in che modo ci si prepara a scrivere un romanzo storico? Hai visitato luoghi, fatto ricerche?

Non ci si prepara affatto a scrivere un romanzo, che per la verità non è storico, non nel senso che alla parola storico si dava nell’Ottocento: si abita un tempo da sempre, con naturalezza, e quindi si accumulano materiali per amore, poco alla volta poiché quello è il nostro spazio naturale, quello che spiega meglio chi siamo e che racconta l’inquietudine del tempo presente. Così, le letture necessarie alla scrittura di questo romanzo sono letture necessarie a me e solo in via secondaria si adattano al romanzo stesso. Sono tante e stratificate negli anni poiché molti altri libri ho scritto ambientati in altre epoche e nel Seicento in particolare. Ci sto di casa, ci sono cresciuta. Non ho fatto viaggi per scrivere o letture per scrivere, ma dai viaggi e dalle letture che facevo per me è nata questa storia. Credo dica molto bene Silvio D’Arzo a proposito di Stevenson:

“(…) ai nostri tempi, una sola condizione è rimasta per cui si possa accettare anche il più poetico dei c’era una volta: che sia documentato anche più di una storia o di una cronaca”.

Sei una scrittrice molto esperta: riesci a essere obiettiva su ciò che scrivi o la fase di revisione con l’editor è importante come nei tuoi primi lavori?

Ho pubblicato, ahimè, senza veri conforti editoriali i miei racconti d’esordio e devo dire che, fino a quando non ho incontrato Laura Bosio, che mi è stata preziosissima amica, non ho avuto alcun vero aiuto. Sono molto severa con me stessa e quindi propongo solo cose “confessate e comunicate”, come si dice. Con Laura si sono fatte utilissime conversazioni che mi hanno fatto spesso aggiustare il tiro; e oggi con Antonio Franchini, primo preziosissimo lettore, e Giulia Ichino, con Nicoletta Reboa che mi ha seguito per Lisario, lo stesso. Ma, in sostanza, quando faccio leggere il libro la forma che ho raggiunto è quella: ho lettori interni cattivissimi… Io stessa insegno da anni ad altri come riscrivere, quindi l’obiettività si è auto imposta da lungo tempo. Ma che rara e grande fortuna avere lettori editoriali attenti e critici, l’obiettività è sempre a rischio di scomparsa…

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Arcangelo Auletta
  • Leva napoletana dell'86. Laurea in lettere, è (in-)esperto di letteratura americana e traduzione ma ha intrapreso una carriera nel web marketing. Strazia la chitarra da quando è stato divulgato il terzo segreto di Fatima. Un suo assolo di mandolino è stato inserito dalla rivista Rolling Stone nella top 35 "I migliori assoli di mandolino della storia". Crede nella vita dopo Maradona. Possiede una tazza ricordo del matrimonio di William e Kate.


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