“Agli aspiranti scrittori consiglio solo di leggere i grandi del ’900. E di vedere tanti film”

“Agli aspiranti scrittori consiglio solo di leggere i grandi del ’900. E di vedere tanti film”

Oggi il mio ospite è Giovanni Pacchiano, un grande scrittore che nella vita è stato anche critico letterario oltre che professore di italiano e latino nella sua Milano. Ho appena finito di leggere il suo ultimo (ottimo) romanzo, pubblicato da Piemme con un bel titolo, Era un’altra stagione, amore mio. Mi piacerebbe chiacchierare con l’autore di questo suo nuovo libro provando anche a carpirgli qualche utile segreto di scrittura. Cominciamo.

 

Una parte del romanzo è ambientata ai tempi della contestazione giovanile, all’inizio degli anni ’70. Per la ricostruzione di quel periodo in che misura ha dovuto ricorrere a documentazioni, ricerche, ricordi personali? E in quale misura?

Ho ancora oggi ricordi personali molto vivi sugli anni della contestazione. Sia per quel che riguarda gli avvenimenti pubblici e politici, sia per quel che riguarda libri, film, canzoni. Era un’epoca in cui si sentiva fortemente di essere vivi, e non solo per via della giovinezza. C’era curiosità di conoscere, sapere, imparare, partecipare. Ovviamente ho controllato i ricordi facendo ricorso a giornali e testi d’epoca e soprattutto alla mia biblioteca, filmoteca, discoteca privata.

 

Uno degli elementi di forza del romanzo consiste nella giustapposizione di piani temporali anche molto distanti tra loro che da un lato servono da vettore per la trama, dall’altro conferiscono maggiore profondità a eventi e personaggi. A quali modelli si è ispirato? Quali consigli può dare a chi si cimentasse in una operazione del genere?

Il ricorso a piani temporali differenti è un procedimento non insolito nella narrativa del Novecento e altrettanto lo è nel cinema. Non ho in testa un modello specifico. Non credo si possano dare dei consigli particolari così come non credo alle scuole di scrittura. L’unico consiglio è di leggere i grandi romanzieri del Novecento, Proust, Musil, Joyce, Broch, Doderer, Chandler, Dos Passos, Fitzgerald, Bulgakov, Svevo, Berto: leggerli, non fingere di averli letti. E vedere tanti film: dal cinema si impara molto nel montaggio delle scene. Un romanzo deve avere ritmo e respiro. In questo senso un maestro assoluto è il Robert Altman di Nashville.

 

Ci potrebbe raccontare in che modo ha costruito due personaggi del romanzo come Lo e Berto?

La copertina del romanzo di Giovanni Pacchiano

La copertina del romanzo di Giovanni Pacchiano

Quando si ha in testa uno o più protagonisti spesso all’inizio si ha un’idea molto vaga. Così è stato per Lo, che è la somma di tante donne intraviste o fantasticate, che avevano in comune la grande bellezza e una certa smaliziata ma non ostentata indipendenza, anche sessuale, tipica dell’emancipazione femminile dei primi anni Settanta. Ma poi questa figura femminile mi ha via via preso la mano, si è ammorbidita e modificata, rivelando tratti di umanità cui all’inizio non pensavo. È comunque una ragazza, poi una donna, forte d’animo e insieme smarrita.
Per Berto è diverso. Ho utilizzato alcune parti della mia vita, anche metamorfizzandole (non ho mai condiviso i miei giorni con una Lo): il carattere esitante e sognatore di Berto è anche il mio. Ma a me interessava molto anche caratterizzare la folla di comprimari e di personaggi secondari presenti nel libro, in modo che non fossero figure sbiadite o macchiette.

 

Il titolo del libro è bellissimo: ingannevolmente semplice e totalmente azzeccato. Come ci è arrivato?

Il titolo del romanzo deriva dal verso di una bellissima canzone di Peppino di Capri, I ragazzi di ieri (1990): verso di cui l’editore ha acquistato i diritti per il titolo. Ho molto insistito con l’editore per avere questo titolo perché rispecchia esattamente lo spirito generale del libro, e la posizione dei personaggi nei confronti del passato. Inoltre si tratta di una canzone che mi commuove ogni volta che la sento, perché è profondamente malinconica e umana.

 

Diversi suoi libri hanno avuto come elemento centrale la scuola. Quali sono le difficoltà che si incontrano a raccontare un modo così articolato, complesso e affascinante?

Nessuna difficoltà. La scuola è stata il mondo in cui ho vissuto dai 6 anni di età fino ai miei giorni da insegnante e poi (ahimè) da preside. Ho molto amato la scuola e la rimpiango ancor oggi.

 

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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1 Comment

  1. Buongiorno a tutti,

    “L’unico consiglio è di leggere i grandi romanzieri del Novecento …”. Sì! Sì! Sì! Impagabili fonti di emozione e, quindi, di ispirazione. Davvero quella “era un’altra stagione, signori miei.” ;)

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